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    ESCLUSIVA CARMINE SCHIAVONE SHOW La memoria selettiva del pentito: “Mio cugino mi impedì di entrare nell’affare rifiuti. Conoscevo solo poche operazione di Bidognetti”


    In calce il testo integrale di uno dei più importanti interrogatori resi alla difesa da Carmine Schiavone durante il processo Spartacus. Emergono conoscenze e cognizioni decisamente inferiori rispetto a quelle fluviali e incontinenti espresse a tv e giornali in questi ultimi giorni CASAL DI PRINCIPE - Durante il processo Spartacus, Carmine Schiavone compiva ricostruzioni radicalmente […]

    Nella foto Cerci, Bidognetti, Francesco e Carmine Schiavone

    In calce il testo integrale di uno dei più importanti interrogatori resi alla difesa da Carmine Schiavone durante il processo Spartacus. Emergono conoscenze e cognizioni decisamente inferiori rispetto a quelle fluviali e incontinenti espresse a tv e giornali in questi ultimi giorni

    CASAL DI PRINCIPE - Durante il processo Spartacus, Carmine Schiavone compiva ricostruzioni radicalmente differenti da quelle fatte nei giorni scorsi davanti alle telecamere e davanti ai taccuini. Tutta questa conoscenza minuziosa di luoghi, periodi, quantità di rifiuti tossici che sarebbero arrivati a tonnellate a Casal di Principe non si esprimeva in quello che da imputato, ma soprattutto da collaboratore di giustizia, al tempo altamente considerato, dichiarò durante il dibattimento davanti al giudice Magi.

    Come si può leggere dalla trascrizione integrale di una parte di uno dei diversi interrogatori a cui Carmine Schiavone fu sottoposto che pubblichiamo qui in calce, la sua versione era molto più articolata, molto più complessa rispetto a quella indiscriminatamente apocalittica esplicitata nelle giornate scorse. Carmine Schiavone dice chiaramente che il cugino Francesco Schiavone, detto “Sandokan” i rifiuti a Casale non li voleva: “ma che vogliamo ammazzare tutta Casale, tutta la zona?”. Una posizione che gli impedì anche a Carmine di entrare nella gestione che gli era stata offerta nell’88.

    Quest’attività era stata intrapresa, invece, dal clan Bidognetti attraverso Gaetano Cerci, parente di Cicciotto, ma soprattutto – ma questo lo aggiungiamo noi, dato che Carmine Schiavone non lo dichiara – legato alla massoneria di Licio Gelli. Anche se non si capisce bene la relazione tra questa titolarità e i fusti di rifiuti trovati in un terreno di una parrocchia gestita da Nicola Pezzella, genero di Carmine Schiavone. Una circostanza che Schiavone apprende esprimendo un moto di grande sorpresa: “oh, ma qua arriva la monnezza che non dovevano fare…”

    In poche parole, da quello che emerge dall’interrogatorio condotto per giunta dagli avvocati difensori, di Carmine Schiavone, è che fu Bidognetti a fare dello sversamento illegale dei rifiuti un’attività tra le più importanti dei clan. Ma lo fece – ed è questo  il dato importante di contraddizione rispetto a quello che Schiavone ha dichiarato ultimamente – fornendo notizie al gruppo di Sandokan probabilmente poco precisa, dato che si parlava di un versamento annuale di Bidognetti alle classe del clan di circa 100 milioni, che, in considerazione delle cifre che giravano, erano un’autentica riserva, ma era, badate bene, il corrispettivo di quello che Bidognetti dichiarava come operazioni reali di sversamento, mentre ce ne erano tante altre di cui Bidognetti non rendeva edotti gli schiavone e dunque lo stesso Carmine Schiavone. Seppure indirettamente quest’ultimo sostiene in dibattimento di non conoscere le direttrici del turpe traffico.

    Dal momento di quell’interrogatorio ad oggi, Carmine Schiavone ha vissuto in località protette e, almeno ufficialmente lontano da tutti quanti gli altri boss, lontano dalla sua terra, ed è per questo che risulta quantomeno singolare la fluviale conoscenza di posti, luoghi, orari, persone che nel dettaglio, avrebbero subissato Casal di Principe di rifiuti.

    Come avevamo promesso stiamo studiano i documenti di Spartacus e tutto quello che Carmine Schiavone ha detto in tema di rifiuti prima e durante questo processo. Serio esercizio della nostra professione è quello di ascoltare e dare conto alle dichiarazioni clamorose come quelle rese dal collaboratore di giustizia, ma, successivamente, perché queste possano eventualmente valorizzarsi, farci le pulci fino all’ultima sillaba.

    Gianluigi Guarino

    QUI SOTTO IL TESTO INTEGRALE DELL’INTERROGATORIO 

    Dif.: senta, Schiavone, sempre per quanto riguarda… lei ha parlato di alcuni beni che erano intestati a Bidognetti Francesco o comunque a dei prestatomi; in particolare, lei ha mai conosciuto Cerci Gaetano? Imputato: sì, l’ho visto una volta. Dif.: una sola volta. Senta, ma costui, che le risulti, svolgeva un’attività? Imputato: Cerci Gaetano era l’uomo di… mi sembra che fosse parente al Bidognetti, di cui si interessava della cava di sabbia per conto del clan, attraverso il Bidognetti, il consorzio… e in più si interessava dell’immondizia, se non sbaglio. Dif.: e… Imputato: per conto di Bidognetti. Dif.: ho capito. E alla cassa comune questo signore ha mai versato dei soldi, tramite Bidognetti o tramite altri soggetti? Le sono mai pervenuti dei soldi? Imputato: ma tramite Bidognetti arrivava una tantum per la immondizia, dopo che fu scoperto che… furono trovati dei fusti in un terreno che era di mio genero e di cui venne da me, 100 milioni all’anno mi sembra, 100 milioni… non ricordo, arrivarono determinate somme sull’immondizia, dopo che è stata scoperta questa situazione. Ma non è che le portava Cerci; Cerci, se non sbaglio, l’ho visto una volta, che me lo mandò a me su un centro Aima a Grazzanise, di cui… con un nome di un contadino di sotto alla villa, una cosa simile, ora non ricordo chi era, che il Bidognetti disse se gli potevo fare qualche bolletta per i centri Aima; ciò che io gli feci. Dif.: senta, Schiavone, ma lei ha mai saputo che il Bidognetti, in relazione al problema dell’immondizia, abbia sottratto dei miliardi alla cassa del clan? Imputato: quali miliardi ha portato nella cassa?! Se li spartiva, lui e mio cugino “Sandokan” se li spartivano. Dif.: no, che li abbia sottratti, se li sia fregati, li ha rubati. Come…? Imputato: non è che… come se li rubava da dentro alla cassa! Non li faceva arrivare proprio, faceva arrivare una piccola somma, in base a quella che era la realtà. Dif.:ho capito. Quindi è vero -allora- che Bidognetti ha sottratto alla cassa del clan diversi milioni in relazione a questo affare dei rifiuti? Imputato: Avvocato, lei parla sempre di sottrazione, lei deve parlare che non sono arrivati proprio quelli che erano la realtà, perché sì sono stati pieni centinaia di ettari… (sovrapposizione di voci). Presidente: …di quello, è preciso Schiavone Carmine. Imputato: …di immondizie di tutti i tipi che erano miliardi al mese, e di cui non arrivavano quei soldi. Dif.: questo fatto suscitò un contrasto all’interno del clan, che le risulti? Cioè che Bidognetti si rubava questi soldi? Imputato: ma ci fu una volta una discussione perché nell’88 io avevo avuto una proposta, attraverso altri personaggi, per fare questo commercio dell’immondizia. Al che mio cugino disse: “ma che, vogliamo ammazzare tutta Casale, tutta la zona?”. Al che non se ne fece niente, poi venni a sapere che furono trovati dei fusti in un terreno, di cui i Carabinieri di Casale… i fusti tossici presi su un terreno che era della parrocchia, di cui lo teneva in gestione mio genero, quel Pezzella Nicola che venne da me. Al che io, al ’90, dissi o loro: “oh, ma qua arriva la monnezza che non dovevano fare…”, dice: “no, quello lo sta facendo”, e incominciarono a cacciare nella cassa un centinaio di milioni all’anno, una cosa simile. Insomma era una miseria, in effetti! E Cerci Gaetano era il rappresentante, lui e un altro di Grazzanise, che ora non ricordo, che si interessava di queste determinate situazioni per il commercio di questa immondizia tossica e non, insomma. Dif.: e oltre questo affare dell’immondizia, le risulta che aveva altre attività?Imputato: ma quello faceva tutte attività, quello teneva pure certe quote della droga insieme ai giuglianesi, perché sotto sotto lui stava anche d’accordo con i giuglianesi. E Bidognetti allora è stato l’artefice che in verità né mio cugino né… lo volevamo ammazzare per un fatto che ha fatto con i Mallardo, con Ciccio Mallardo nel carcere di Napoli; e ci ha fatto ammazzare a Tonino Maisto, a Pietro “purciello” e ad un altro ragazzo, nel principio ’88; addirittura facendo passare quell’ordine attraverso il Bardellino stesso e di cui l’Ernesto Bardellino ha dato l’ordine a mio cugino “Sandokan” che addirittura mio cugino era un po’ restio ad ammazzare quelli.

    PUBBLICATO IL: 8 settembre 2013 ALLE ORE 12:45