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    Esclusiva / Camorra, incendiarono l’auto dell’attuale sindaco di Cervino che non voleva dare un sussidio. TUTTE LE RICHIESTE DI CONDANNA per D’Albenzio & C.


      Il fatto si è verificato ad agosto 2009. Stamattina la requisitoria della pm della Dda, Cristina Correale Cervino - Per quello che è capitato negli ultimi 20 anni, Cervino è un comune che andrebbe commissariato a vita. Il riferimento non riguarda solamente l’episodio più crudo e tragico, cioè quello dell’omicidio del sindaco allora in carica […]

    Nelle foto, da sinistra, Andrea D’Albenzio e Palladino Spallieri

     

    Il fatto si è verificato ad agosto 2009. Stamattina la requisitoria della pm della Dda, Cristina Correale

    Cervino - Per quello che è capitato negli ultimi 20 anni, Cervino è un comune che andrebbe commissariato a vita. Il riferimento non riguarda solamente l’episodio più crudo e tragico, cioè quello dell’omicidio del sindaco allora in carica Giovanni Piscitelli, ma a tante cose capitate prima e anche dopo.

    La camorra, a Cervino ha dettato quasi sempre legge e se ne accorse bene anche il successore di Giovanni Piscitelli, il vicesindaco facente funzioni, Biagio Di Nuzzo, il quale fu fatto segno di una serie di intimidazioni, tra cui l’incendio della sua auto, avvenuto nell’agosto del 2009.

    Ad agire, come mandanti e come esecutori materiali gli uomini della camorra maddalonese e della camorra operante nell’area di Santa Maria a Vico e Cervino, appunto. Una camorra affiliata alla più grande galassia del clan Belforte.

    Stamattina, lunedì, rispetto a questi episodi, succissivi alla morte del sindaco Giovanni Piscitelli, si è consumato un capitolo importante del processo a carico di coloro che vengono accusati di aver ispirato e di aver determinato materialmente questi fatti.

    Il pm della Dda Cristina Correale, ha terminato la sua requisitoria a carico dei 5 imputati che hanno scelto di essere giudicati con rito abbreviato dal Gup Cananzi.

    Queste le richieste di condanna: 10 a nni a Giuseppe di Nuzzo, 9 anni a Palladino Spallieri, 7 anni e 6 mesi ad Andrea D’Albenzio, 8 anni a Giorgio D’Albenzio e 6 anni a Pietro Iulio.

    L’incendio dell’auto del vicesindaco facente funzioni, Biagio Di Nuzzo, fu determinato secondo l’accusa, dal fatto che questi, non aveva concesso il sussidio sociale di mantenimento (reddito di cittadinanza) ad una congiunta di Palladino Spallieri.

    Del collegio difensivo di questo processo, fanno parte gli avvocati Angelo Raucci e Giovanni Zannini.

    PUBBLICATO IL: 15 ottobre 2012 ALLE ORE 13:51