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    Caserta / Del Gaudio, Ferraro e quei due commercianti. Apperti: “Vi spiego io la verità sull’incuacchio di Via Mazzini”. “Bravo Francesco, ma…”


      Finalmente, un consigliere comunale di questa città che parla con cognizione di causa di una cosa, correggendo un nostro articolo effettivamente generico e impreciso di ieri. Tutto perfetto, se non per quel mondo del Mulino Bianco, che è bello, ma non è universo mondo Gentile Direttore (o se preferisci, ciao Gianluigi, dato che mi […]

    Nelle foto, da sinistra, il consigliere di Speranza per Caserta, Francesco Apperti e il vicesindaco Enzo Ferraro

     

    Finalmente, un consigliere comunale di questa città che parla con cognizione di causa di una cosa, correggendo un nostro articolo effettivamente generico e impreciso di ieri. Tutto perfetto, se non per quel mondo del Mulino Bianco, che è bello, ma non è universo mondo

    Gentile Direttore (o se preferisci, ciao Gianluigi, dato che mi hai visto crescere nella redazione del Corriere),

    come ti ho anticipato, ti scrivo due righe per segnalarti quella che, per quel poco che ne so io, è la verità sulla storia dell’area pedonale o ZTL a via Mazzini, dopo aver letto il tuo articolo che riporto in calce.
    Quando, ormai tanti anni fa, vennero istituiti i primi dispositivi di limitazione del traffico nel centro di Caserta, alcune strade erano EFFETTIVAMENTE individuate come Aree Pedonali, ai sensi dell’art. 3, comma 1 numero 2) del Codice della Strada. Tra queste vi erano Via Mazzini e limitrofe, ma non solo (se non vado anche via San Carlo da via Colombo al Duomo, e via San Giovanni). Con successive modifiche, si pensò bene di istituire orari di vigenza delle aree pedonali, in netto contrasto con quanto previsto dal C.d.S. che, appunto, prevede che le A.P.siano H24. Si andò quindi a creare un errore (orrore?), con quei cartelli “Area Pedonale” con i pannelli integrativi che definivano gli orari di vigenza (dalle – alle, nei giorni…).
    Ebbi cura, quando ancora non ricoprivo la carica di consigliere, di segnalare la cosa all’assessore Ferraro, il quale prese nota, ma già mi prospettò la sua (ben poco condivisibile) soluzione: eliminare le aree pedonali e definire tutte le strade come ZTL!
    Successivamente, venne fuori la verità, e vengo al punto rispetto al tuo articolo.
    Il Ministero non ha negato alcun placet per l’A.P. in via Mazzini (ci mancherebbe!). Invece, come è noto, il Comune per l’installazione del videocontrollo telematico dei varchi, ha dovuto inviare una corposa documentazione tecnica al Ministero delle Instrastrutture e Trasporti, nella quale, oltre alla descrizione delle apparecchiature che si andavano ad installare, bisognava descrivere l’assetto delle aree a traffico limitato che sarebbero state oggetto dell’intervento. Ebbene, i tecnici del Ministero pare si siano fatti una grassa risata (per usare un eufemismo) perchè i nostri comunali, ignorando le mie segnalazioni, avevano inviato la documentazione nella quale si parlava ancora di AREE PEDONALI A TEMPO! Quindi il Ministero ha semplicemente detto che questa cosa qui non esiste, e quindi o si definivano le A.P. senza limiti di orario (H24) oppure si definiva tutta ZTL. Indovinate i gagliardi cosa hanno scelto?
    Con le ultime modifiche della ZTL poi, quelle decise ad inizio estate, tra i “soliti due” del Comune,e i “soliti due” dei commercianti, abbiamo il fantastico risultato di stradine del centro storico aperte al traffico fino alle 16 del pomeriggio. E così: genitori che volete accompagnare i vostri figli a scuola a piedi, mamme che volete recarvi in centro con i vostri passeggini, arzilli pensionati che volete godervi quattro passi nelle strade più antiche della vostra città… al mattino, scordatevelo! Con buona pace del basolato che, soprattutto in via Mazzini, è sempre più disastrato.
    Concludo, scusandomi per la lunghezza, anticipando che è già sulla scrivania del Sindaco e del Presidente del Consiglio Comunale una mozione, lunga ed articolata, firmata dai consiglieri di Speranza per Caserta, nella quale si fanno una serie di proposte per azioni che riguardano la “mobilità sostenibile” in generale, che è un sistema fatto di tanti tasselli: pedonalità, barriere architettoniche, biciclette, trasporto pubblico, parcheggi, intermodalità, auto private. Si parlerà, ovviamente, anche di Aree Pedonali, e come ama concludere Casertace: staremo a vedere!
    Grazie,
    Francesco Apperti
    LA REPLICA DI CASERTACE - La lettera dell’amico e collega Francesco Apperti contiene tre elementi positivi e uno negativo. Partiamo dai positivi: la descrizione con lodevolissima cognizione di causa di una procedura amministrativa.  Su questo primo aspetto positivo dell’intervento di Francesco Apperti si innesca il secondo: esiste a Caserta un consigliere comunale che esplicita le sue posizioni, i suoi punti di vista, associando ad essi conoscenze normative e fondamentali di tipo procedurali che queste posizioni finiscono per nobilitare e per rendere l’apporto utile e positivo alla propagazione di queste conoscenze in una ottica di rafforzamento della consapevolezza civile e dunque della democrazia che, si spera, diventi sempre più partecipativa e sempre meno passiva, codina e clientelare.
    Il terzo elemento positivo dell’intervento di Francesco Apperti, è legato all’identità costruttiva della sua posizione: prepararsi a presentare una mozione che proponga al Consiglio comunale di discutere con serietà della questione della mobilità cittadina, affrontando l’argomento attraverso la messa a fuoco dei diversi e diversificati fattori che devono combaciare, perchè tutti gli interessi, quelli dei commercianti, quelli dei pedoni, quelli dei ciclisti, quelli delle mamme che accompagnano i figli a scuola, quelli dei pensionati a passeggio, devono trovare un equilibrio in una sorta di intermodalità che va al di là della definizione scolastica di questa parola.
    Insomma, l’approccio di Apperti è serio perchè è liberale.
    E qui veniamo all’unica nota stonata, ma, tutto sommato neanche stonata, dato che l’uomo tra i tanti pregi che ha, ha anche il difetto di coltivare passioni, di possedere una sensibilità, che, spesso, però non è filtrata nel setaccio dell’autocoscienza, della tolleranza, nello sforzo faticoso di riconoscere tutte le ragioni, ma proprio tutte.
    Esiste una contraddizione nella lettera di Francesco. Da un lato propone una mozione che parte da un riconoscimento  della validità di tutte le ragioni. Un liberale di fronte ad un approccio di questo tipo, si eccita e si consuma le mani in un applauso fragoroso.
    Dall’altro lato, un pò contraddittoriamente, Francesco fa intravedere un pregiudizio, rabbuiando l’umore del liberale, nel momento in cui calca l’accento tutto emotivo, tutto collegato a quella sensibilità non pensosa, e dunque illiberale, sui pensionati, sulle mamme, sui ciclisti, come se queste istanze, queste necessità assorbissero e sintetizzassero tutto l’universo mondo, collegando gli atti di amministrazione alla loro realizzazione e al loro soddisfacimento.
    No, Francesco, non è così. Non mi voglio inerpicare in discorsi complessi, collegati alla considerazione identitaria dei moti totalmente spontanei e purtroppo non arginabili della globalizzazione, ma ti dico che il mondo è un po’ più complesso di un giro in bicicletta. Il mondo è un pò più complesso e un po’ più esteso nella dinamica delle sue problematiche rispetto all’idillio della famosa reclame del Mulino Bianco.
    Ma questo, amico Francesco lo scoprirai vivendo, come scoprirai che lo sviluppo sostenibile è un concetto mobile e non rigido, intermodale, appunto, che cammina e deve camminare dentro alle tante cose che ogni singolo individuo mette nella sua vita in termini di desideri, di necessità, di umane ambizioni.
    Gianluigi Guarino

    PUBBLICATO IL: 2 novembre 2012 ALLE ORE 12:37