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    COSENTINO/ Ecco la motivazione dell’arresto: ” Non candidato solo per motivi di forza maggiore”


        Gli avvocati dell’ex sottosegretario avevano puntato sul fatto che il presunto vincolo  tra il politico e l’organizzazione criminale fosse collegato al rapporto voto-favori. Ma per i giudici, questa non è una motivazione sufficiente.      SANTA MARIA CAPUA VETERE – Nonostante la mancata candidatura Nicola Cosentino potrebbe ancora reiterare il reato in quanto […]

    Nicola Cosentino insieme a Silvio Berlusconi

     

     

    Gli avvocati dell’ex sottosegretario avevano puntato sul fatto che il presunto vincolo  tra il politico e l’organizzazione criminale fosse collegato al rapporto voto-favori. Ma per i giudici, questa non è una motivazione sufficiente. 

     

     

    SANTA MARIA CAPUA VETERE – Nonostante la mancata candidatura Nicola Cosentino potrebbe ancora reiterare il reato in quanto la scelta di non candidarsi alle recenti elezioni non e’ stata spontanea ma dettata da motivi di opportunita’ politica. Resterebbe, dunque, intatta la sua capacita’ di condizionare la politica locale favorendo il clan dei Casalesi non avendo l’imputato fornito, sul punto, alcuna prova liberatoria. E’ con questa motivazione che il presidente del collegio C del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere Gianpaolo Guglielmo ha rigettato l’istanza di revoca dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere per concorso esterno in associazione mafiosa a carico del deputato del Pdl presentata lo scorso 23 febbraio dai legali di Cosentino Agostino De Caro e Stefano Montone. Una decisione analoga, sia per l’esito sia per le motivazioni, a quella adottata nei giorni scorsi da un altro collegio del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere in relazione all’altra ordinanza in carcere a carico di Cosentino, imputato per i finanziamenti a un centro commerciale.

    Nella richiesta degli avvocati dell’ex sottosegretario all’Economia Agostino De Caro e Stefano Montone, era stato dedicato un intero capitolo al capo d’incolpazione contenuto nell’ordinanza firmata dal gip Raffaele Piccirillo “in cui emerge evidente che la nascita dell’ipotizzato rapporto illecito fonda su un patto voto/favori; e che l’spressione dell’accordo – nella parte attribuita all’imputato – trova manifestazioni in comportamenti funzionalmente legati (e funzionalmente possibili) soltanto in ragione del ruolo politico ed istituzionale del Cosentino che, come rilevato dal gip della cautela, era (all’epoca dell’emissione del titolo) parlamentare della Repubblica, Sottosegretario e Coordinatore Regionale del PDL”. In chiave di pericolosita’ soggettiva, percio’, secondo i legali “la prognosi e’ quindi tutta legata funzionalmente (e funzionalmente limitata) alla sua capacita’ di esercitare il proprio potere politico: in mancanza del quale non soltanto viene meno ogni rischio di ipotetica recidivanza, ma – a ben guardare – si scioglie unilateralmente anche ogni eventuale patto originario, non avendo piu’ (il clan) alcun interesse a sostenere un soggetto che non sia piu’ in grado di restituire, in termini di contributo esterno, quel favore”.

    Tutto cio’ non e’ sufficiente per il giudice per accogliere la richiesta di revoca. Nella motivazione depositata intorno alle 11,30 nella cancelleria del primo piano del tribunale, c’e’ anche il riferimento ai due pareri negativi dei pm Alessandro Milita e Antonello Ardituro. Martedi’ scorso era stata depositata la prima motivazione del giudice Orazio Rossi (presidente del collegio A che sta trattando il processo denominato Il Principe e la ballerina, in cui Cosentino risponde di reimpiego di capitali illeciti e corruzione)

     

    PUBBLICATO IL: 7 marzo 2013 ALLE ORE 16:37