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    Colletti bianchi a processo per il disastro ambientale di Lo Uttaro. Orrico: “Ecco come il percolato è finito per anni nella falda acquifera”


        Stamattina, giovedì, esame del Pm Carlo Fucci e controesame dell’avvocato difensore Gabriele Amodio all’ex responsabile della struttura tecnica della Provincia di Caserta   CASERTA - “Con un giro di accatastamenti venne confusa la particella 42 con la 147. In pratica, nel 2005, venne imposto come sversatoio di rifiuti la zona delle ex cave […]

     

    Nelle foto, da sinistra, Emilia Tarantino e Carlo Fucci

     

    Stamattina, giovedì, esame del Pm Carlo Fucci e controesame dell’avvocato difensore Gabriele Amodio all’ex responsabile della struttura tecnica della Provincia di Caserta

     

    CASERTA -Con un giro di accatastamenti venne confusa la particella 42 con la 147. In pratica, nel 2005, venne imposto come sversatoio di rifiuti la zona delle ex cave di localita’ Lo Uttaro e venne individuata la ex cava Mastropietro come discarica approvando un progetto fatto su misura, pero’, per la ex cava Mastroianni. La Mastropietro era una cava profonda trenta metri oltre il suolo e, quindi, il percolato, stando alla mia ipotesi, finiva direttamente nella falda acquifera, inquinandola“. Questa la testimonianza dell’ingegnere Bruno Orrico, ex responsabile della struttura tecnica della provincia di Caserta per contro del commissario di governo per l’emergenza rifiuti in Campania dal 1994 al 2003.

    Al tribunale di Santa Maria Capua Vetere e’ incardinato un dibattimento scaturito dal sequestro nel 2007 della discarica di Lo Uttaro, in cui compaiono 5 imputati (ex amministratori del consorzio di Bacino Acsa Ce/3, ex dipendenti del commissariato e funzionari dell’Arpac) accusati di aver gestito il sito di trasferenza di Caserta in maniera illecita, smaltendo rifiuti di ogni genere in un invaso che gia’ dal 1994 era considerato saturo e di aver inquinato le falde acquifere: Antonio Limatola, la funzionaria della prefettura di Caserta, Emilia TarantinoVincenzo Musto, Francesco Del Piano e Michele Greco.

    Davanti ai giudici del collegio C del tribunale di Santa Maria Capua Vetere, presidente Gianpaolo Guglielmo, a latere Luigi D’Angiolella, (lo stesso collegio che sta giudicando Nicola Cosentino in uno dei suoi due processi n.d.d.) Orrico ha spiegato il ‘sistema’ che ha portato a inquinare il terreno “per trenta anni e a subirne le conseguenze per altri trenta“. L’attenzione dei magistrati e’ sulla parte privata della discarica, gestita dall’ Ecologica Meridionale.  “I progetti relativi – depone Orrico - almeno quelli cartacei non corrispondono allo stato di fatto. Lo scopo e’ quello di indicare una capienza inferiore rispetto a quella utilizzata, mascherando la realta’ si percepiva che la discarica era a norma. D’altra parte, i controlli non sarebbero stati mai eseguiti“.

    Dopo il primo esame del testimone da parte del pm Carlo Fucci, e’ la volta delle domande dell’avvocato di uno degli imputati, Gabriele Amodio: “E’ vero che lei e’ stato una sorta di consulente per i comitati civici contro la discarica”. “Ho avuto contatti con l’ex vicesindaco Giuseppe Messina per spiegare cosa era accaduto a Lo Uttaro, ma non ho mai avuto contatti con altri membri dei comitati“, la replica. Per la difesa, l’intera gestione del sito di Lo Uttaro sarebbe a norma, al punto che l’ingegner Limatola, prima di predisporre il sito allo sversamento dei rifiuti, avrebbe fatto prelevare in piu’ occasioni l’acqua delle falde e le analisi avevano parametri ambientali non preoccupanti.

    PUBBLICATO IL: 4 aprile 2013 ALLE ORE 18:56