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    CASO CANILE “IN TRASFERTA” A MONDRAGONE, è scontro tra Taglialatela, Schiappa e l’Asl: “Giù le mani dai cuccioli randagi”


    Il segretario cittadino del Psi, ha depositato nella mattinata di oggi una nuova nota indirizzata al sindaco in merito alle sorti dei poveri cuccioli di Mondragone, rappresentando ferma contrarietà rispetto allo spostamento dei cuccioli e, nel contempo, chiedendo chiarezza e trasparenza sulla gestione dei cuccioli randagi del Comune di Mondragone.

     

    Nelle foto, da sinistra Antonio Taglialatela e Giovanni Schiappa

    Nelle foto, da sinistra Antonio Taglialatela e Giovanni Schiappa

     

    MONDRAGONE – COMUNICATO STAMPA. In questi giorni abbiamo registrato il sollevarsi di numerose proteste, dentro un clima surreale di incomprensione e di indifferenza generale, verso il destino dei poveri cuccioli randagi e degli animali di affezione abbandonati in città o fuori di essa, come ad esempio la Stazione ferroviaria.

    Mondragone non possiede un proprio canile comunale, alcun rifugio, e non esiste alcuna struttura pubblica deputata alla sterilizzazione, cura e possibile adozione di animali di affezione.

    Oggi gli animalisti contestano incongruenze dell’Amministrazione connesse ad un iter alquanto discutibile che, nei fatti, determinerà lo spostamento dei cani dal canile attualmente convenzionato con l’Ente.

    Nello specifico, parliamo di cuccioli e cani, molti di questi anziani, che hanno vissuto buona parte della loro esistenza nella struttura limitrofa di Cellole, considerando il fatto che siamo in presenza di animali sfortunati, che hanno aspettato invano un’adozione mai arrivata.

    Per loro trovarsi all’improvviso in un canile sconosciuto, distante, che ospita un numero ingente di loro simili potrebbe cagionare danni sia fisici sia psicologici.

    La responsabilità morale, e non solo quella, a questo punto riguarda non solo il sindaco di Mondragone, ma anche della nostra Comunità.

    Ricordiamo che da tutto il contesto della Legge quadro in materia di animali di affezione e prevenzione del randagismo, si evidenziano le responsabilità del Comune, della Asl e della Regione. Il combinato disposto tra la legge 281/91 e la 189/2004 sui maltrattamenti, porta a considerare maltrattamento anche il possibile trauma che il povero cittadino a quattro zampe deve sopportare.  Dopo tanti anni di buona permanenza, dei cani non dovrebbero essere sottoposti ad uno stress psicofisico con conseguenze irreversibili.

    Sotto l’aspetto giurisprudenziale è da rilevare come la letteratura riconosca l’infliggere una condizione di stress come maltrattamento e definisca la sofferenza degli animali legata anche ad aspetti non semplicemente fisiologici.

    Antonio Taglialatela – Partito Socialista

    PUBBLICATO IL: 18 marzo 2014 ALLE ORE 14:29