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    CASERTA. 12 vigili urbani alla sbarra, due “vu cumprà” all’improvviso hanno perso la memoria


    Hanno dichiarato durante il controesame di oggi, mercoledì, di non saper parlare in italiano e di non ricordarsi le celle

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    SANTA MARIA CAPUA VETERE - Due dei 22 senegalesi, presunte parti offese nel processo contro 12 vigili urbani di Caserta – tra cui l’ex comandante Francesco Delvino – sono stati sentiti oggi, come testimoni, dai giudici del tribunale di Santa Maria Capua Vetere (presidente Maria Francica) davanti ai quali si svolge il dibattimento a carico delle divise casertane, accusate di una retata illegale di “vu cumprà” nell’aprile del 2006.

    I due test, durante il controesame, hanno più volte dichiarato di non ricordare o di non sapere parlare in italiano. Circostanza, quest’ultima, che ha spinto la difesa a presentare alcuni verbali, con la firma riconosciuta dagli stessi testi, in cui avevano dichiarato ai carabinieri di conoscere la lingua italiana. Nella stessa udienza, inoltre, rispondendo all’avvocatessa Michela Marruccelli, i senegalesi hanno confermato di essere in Italia da oltre 25 anni e di non riconoscere le celle del comando di polizia municipale (vi sono foto scattate dai carabinieri su delega della Procura) dove i vu cumprà sarebbero stati trattenuti illegalmente.

    L’accusa ipotizzata a vario titolo è quella di sequestro di persona e concorso in abuso nell’ambito di una «retata» di immigrati avvenuta nell’aprile di otto anni fa. In una delle scorse udienze, il tribunale fu costretto ad aggiornare il dibattimento in quanto non si trovavano più in zona e non risultavano domiciliati agli indirizzi forniti all’epoca dei fatti, quattro senegalesi che risultano denuncianti e parti offese. Otto gli extracomunitari che furono ammessi alla parte civile, muniti di regolare permesso di soggiorno e residenti a Caserta. Due anni fa, l’apertura del dibattimento fu caratterizzata dalla presenza di una cinquantina di senegalesi che, poco prima del processo, con alcuni striscioni dell’associazione «Nero e non solo», avevano atteso all’esterno del Palazzo di Giustizia incuriosendo diversi passanti.

    Il comandante, gli ufficiali e alcuni agenti, secondo l’accusa nata da una denuncia di alcune associazioni e dalle stesse vittime, avrebbero «rinchiuso di notte e per quattro ore, in due locali del piano seminterrato del comando di polizia municipale» una ventina di immigrati fermati con mercanzia abusiva sequestrata anche nelle loro abitazioni. Presunte vittime sono 22 cittadini per lo più senegalesi per i quali, all’indomani del blitz, si mobilitarono diverse associazioni compreso l’ex vescovo Raffaele Nogaro. Il blitz fu autorizzato dalla Procura sammaritana e, successivamente, fu la stessa accusa a chiedere l’archiviazione dell’imputazione per i vigili. Ma un’opposizione all’archiviazione e il successivo rinvio a giudizio determinò l’apertura del processo dove sono impegnati, per la difesa, gli avvocati Michela Marruccelli, Alessandro Barbieri, Carlo Marino, Gaetano Anastasio e, per la parte civile, l’avvocato Roberto Garofalo.

    PUBBLICATO IL: 19 marzo 2014 ALLE ORE 18:36