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    Nicola e Carminotto volevano usare i kamikaze per ammazzare i magistrati


    Un piano per eliminare i magistrati del pool anti-casalesi, nel quale, Nicola Schiavone, aveva ritagliato un ruolo di prim’ordine a dei terroristi islamici, rifugiati nell’agro aversano. «Carmine, aveva dei missili aria-terra», racconta Salvatore Venosa. Casal di Principe – Un attentato ai danni di alcuni magistrati della Dda, la Direzione distrettuale antimafia di Napoli. Un attentato, non […]

    Carmine Schiavone, figlio di Sandokan, da oggi in carcere

    Un piano per eliminare i magistrati del pool anti-casalesi, nel quale, Nicola Schiavone, aveva ritagliato un ruolo di prim’ordine a dei terroristi islamici, rifugiati nell’agro aversano. «Carmine, aveva dei missili aria-terra», racconta Salvatore Venosa.

    Casal di Principe – Un attentato ai danni di alcuni magistrati della Dda, la Direzione distrettuale antimafia di Napoli. Un attentato, non un rituale agguato di camorra: armati di pistole, kalashnikov e quant’altro.

    Nicola Schiavone, figlio di Sandokan, come racconta il collaboratore di giustizia Roberto Vargas, aveva pensato –e ci stava quasi riuscendo- di avvalersi dell’aiuto di una cellula di Al Qaeda: terroristi islamici, autentici kamikaze.

    Vargas, racconta: «Nel corso del primo incontro tra me e Nicola Schiavone, avvenuto a San Marcellino, mi disse che avremmo potuto colpire il pool di magistrati, per primo Cafiero de Raho e, poi, a seguire, tutti quelli che si occupavano della camorra casalese.»

    Nicola Schiavone

    Gli uomini di Al Qaeda avrebbero usufruito, in quei mesi, di sicuri rifugi  nell’agro aversano, messi a disposizione dagli affiliati. Il clan avrebbe pensato a tutto, i terroristi dovevano solo portare a termine il loro compito «erano stati già addestrati a colpire in quanto avevano preso parte a fatti di sangue all’estero per l’organizzazione terroristica» racconta sempre Vargas, l’uomo che, per Nicola Schiavone, avrebbe dovuto ricoprire il ruolo di intermediario, tra lui e i terroristi, mentre scappava a Modena, dalle forze dell’ordine. Poi, però, l’arresto di Vargas e “non se n’è fatto più nulla.”

    Nel mirino del primogenito di Sandokan, sarebbe stato presente, a detta di alcuni collaboratori, anche l’ex comandante dell’Arma a Caserta, Carmelo Burgio, l’uomo che ha arrestato Giuseppe Setola.

    Un altro pentito del clan, Salvatore Venosa, racconta di un colloquio con il figlio di Antonio Iovine, Oreste, che, gli avrebbe detto: “Carmine Schiavone era in possesso di missili aria-terra, pronti ad essere usati.”

    Giovanni Vanore

    PUBBLICATO IL: 21 gennaio 2013 ALLE ORE 18:57