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    CARMINE SCHIAVONE SHOW – Carlo Catone, i rapporti con la camorra, le attività segrete: tutte balle, ma se non sporge una querela per calunnia, questa certezza vacillerebbe


        La seconda intervista, rilasciata dal collaboratore di giustizia a Marilena Natale della Gazzetta di Caserta, pone, a questo punto un problema serio: se gli accusati non vanno dai carabinieri o dalla polizia a denunciarlo, cosa dobbiamo pensare? CASERTA – Se a una persona viene detto che è un camorrista, o che ha avuto rapporti […]

    Nelle foto, Carmine Schiavone e un camion di Catone

     

     

    La seconda intervista, rilasciata dal collaboratore di giustizia a Marilena Natale della Gazzetta di Caserta, pone, a questo punto un problema serio: se gli accusati non vanno dai carabinieri o dalla polizia a denunciarlo, cosa dobbiamo pensare?

    CASERTA – Se a una persona viene detto che è un camorrista, o che ha avuto rapporti con la camorra o che ha inquinato prove e fatti per conto della camorra o di servizi segreti più o meno deviati, la prima cosa che fa quella persona è quella di andare dai carabinieri, dalla Guardia di Finanza, o dalla polizia, scortata da un legale per presentare una querela per calunnia.

    Come si sa, la calunnia patente e non latente può anche determinare l’arresto cautelare.

    Non sappiamo se l’attuale vicecapo della polizia Francesco Cirillo, se tutti quelli che Carmine Schiavone ha chiamato in causa hanno adito per vie legali oppure no.

    A un Gennaro Coronella, gli si può rimproverare tutto, fuorchè quello di non essere stato rapido e trasparente nel querelare quel paio di testimoni del processo Eco 4 che lo hanno chiamato in causa per cose molto meno gravi di ciò che Carmine Schiavone ha dichiarato a Marilena Natale della Gazzetta di Caserta su un Cirillo e, l’altro giorno su Carlo Catone, patrone dell’autotrasporto.

    Carmine Schiavone ha detto che Catone era vicino al clan dei Casalesi; ha detto, sempre nella seconda parte dell’intervista data a Marilena Natale che il capozona Papa fu fermato proprio dal Gota del clan dei Casalesi perchè pressava Catone, il quale andò ad esprimere le sue rimostranze, scortato da un altro super boss, oggi defunto, e cioè Antonio Lubrano.

    Carmine Schiavone dice una cosa ancora più grave: e cioè che Carlo Catone avrebbe fregato anche i Casalesi, conferendo somme al clan nettamente inferiori, rispetto a quello che era il suo volume d’affari, non collegato, dice Schiavone e non dipendente dalla Parmalat, visto che Catone è vivo e vegetissimo, anche dopo il fallimento del gruppo di Parma.

    “Quando è fallita la Parmalat, ho capito che i suoi affari erano molto ampi e avrei potuto chiedergli di più”.

    Siamo sicuri, che quelle pronunciate da Carmine Schiavone siano solo calunnie. Ma questa sicurezza comincerebbe a vacillare se Carlo Catone, che per di più ha anche il problema di tutelare, seppur indirettamente, l’immagine di suo genero, cioè del presidente del Consiglio regionale della Campania, Paolo Romano, non formalizza una querela circostanziata.

    Aspettiamo con fede.

    Gianluigi Guarino

    PUBBLICATO IL: 16 settembre 2013 ALLE ORE 16:51