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    CARMINE SCHIAVONE SHOW – 1.840mila euro e spiccioli: voce per voce ecco le cifre con cui lo Stato ha pagato la collaborazione di “Zio Carmine”


    Il documento non è affatto misterioso e comparve su richiesta degli avvocati difensori durante il processo Spartacus, inviato dal servizio centrale di protezione dei collaboratori di giustizia attivato dal Viminale CASERTA – Promessa mantenuta: nel 2003, nel bel mezzo del processo Spartacus irrompe un documento circostanziato del Servizio Centrale di Protezione dei collaboratori di giustizia, diretta […]

    Nelle foto, Carmine Schiavone, Pasquale Galasso e Carmine Alfieri

    Il documento non è affatto misterioso e comparve su richiesta degli avvocati difensori durante il processo Spartacus, inviato dal servizio centrale di protezione dei collaboratori di giustizia attivato dal Viminale

    CASERTA – Promessa mantenuta: nel 2003, nel bel mezzo del processo Spartacus irrompe un documento circostanziato del Servizio Centrale di Protezione dei collaboratori di giustizia, diretta emanazione del ministero degli Interni. In questo documento, su richiesta degli avvocati difensori e per effetto di una legislazione, che permetteva, finalmente di conoscere i costi che lo Stato sosteneva per pagare i collaboratori, erano scritte, dettagliatamente le cifre consegnate ad ognuno dei 14 collaboratori di giustizia di quel processo. Dunque, i soldi dati ai vari Carmine Alfieri, Pasquale Galasso, Dario De Simone, Peppe Quadrano, Franco Di Bona, De Girolamo e naturalmente a Carmine Schiavone.

    Il più pagato risultò essere Pasquale Galasso, collaboratore dal 1995 fino al 2002, con 3 milioni di euro tra assistenza economica, spese legali e assegno di uscita dal programma di protezione, quest’ultima voce corrispondente ad una sorta di liquidazione.

    Al secondo posto il super boss nolano della Nuova Famiglia, Carmine Alfieri con 2.200.000 euro di spese varie.

    Medaglia di bronzo a Carmine Schiavone con 1.847.867 euro ed 1 centesimo di euro, che pure va registrato.

    Ma per Carmine Schiavone vogliamo essere particolarmente precisi, scomponendo questa somma in varie voci di spesa, naturalmente a carico dello Stato e dunque dei cittadini.

    - 260.693,97 euro per il mantenimento;

    - due tanches, probabilmente per il cosiddetto reinserimento sociale che prevedeva anche soldi per reintrodursi nel mondo del lavoro, anche se sul documento del Viminale manca un’indicazione precisa: 550.512,94 euro relativo all’anno 1998, che essendo un tempo in cui ancora era in vigore la lira, significa, che zio Carmine beccò secco 1 miliardo di lire, e 256.976,60 euro relativo all’anno 2000. In più la restituzione di tutti i beni che gli erano stati sequestrati e che secondo lo Stato  non erano frutto di un lavoro onesto, ma di militanza camorristica, per un valore stimato di 5 milioni di euro.

    Nel caso specifico, Carmine Schiavone, nelle sue interviste, nega di aver goduto di questa restituzione e afferma che i camion che gli erano stati sequestrati sono spariti e lui non ne ha mai preso possesso.

    Ovviamente la tesi di Schiavone medita due cose: il rispetto che si deve ad ogni essere umano che parla ed esprime punti di vista e una verifica ancor più minuziosa di tutti i beni mobili e immobili che costituivano il patrimonio sequestrato.

    Carmine Schiavone uscito dal programma di protezione, probabilmente nel 2005 anche se, in questo caso non abbiamo notizie certissime, avrebbe anche potuto acquisire altri soldi tra il 2003 e la fine del programma.

    Mentre per le cifre che abbiamo snocciolate, ci sono le prove documentali, per eventuali altri trasferimenti di fondi da parte dello Stato, andremo, se sarà necessario, anche al ministero degli Interni per capire.

    Come pure avevamo promesso, stamattina, venerdì, nessuna considerazione: per ora.

    Gianluigi Guarino

    PUBBLICATO IL: 6 settembre 2013 ALLE ORE 16:34