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    CAMORRA – Omicidio di Giuseppe Cantile, arrestati i killer: sono un padre e un figlio


        Carabinieri in azione a San Marcellino. Il delitto, frutto di una vendetta, legata al fatto che la vittima non avrebbe pagato più lo stipendio ai due affiliati  BAIA E LATINA - Un delitto di camorra, ma con modalità anomale, come anomalo è il tempo occorso ai Carabinieri del Reparto Operativa di Caserta e […]

     

    Nelle foto, i Carabinieri sul luogo del delitto

     

    Carabinieri in azione a San Marcellino. Il delitto, frutto di una vendetta, legata al fatto che la vittima non avrebbe pagato più lo stipendio ai due affiliati 

    BAIA E LATINA - Un delitto di camorra, ma con modalità anomale, come anomalo è il tempo occorso ai Carabinieri del Reparto Operativa di Caserta e a quelli della Compagnia di Capua per assicurare alla giustizia l’assassino e il suo complice: 24 ore o poco più.

    E questo è capitato perchè il delitto di Giuseppe Cantile, ucciso ieri mattina, all’alba, davanti alla sua casa di Baia e Latina, rientra nella casistica, sicuramente non numerosa, delle azioni scatenatesi per piccole beghe interne a un clan e non per una pianificazione, collegata alle decisioni di un capo che, tra l’altro, in questo momento, all’interno del clan dei Casalesi, non è certo configurabile.

    24 ore per assicurare alla giustizia Arturo e Vittorio Pellegrino, rispettivamente padre e figlio, 56 e 25 anni, di San Marcellino, i quali hanno ucciso Cantile e, dopo l’arresto, hanno anche confessato il delitto, legandolo a una punizione impartita a Cantile che non gli avrebbe più corrisposto lo “stipendio” di affiliati.

    Ieri mattina, venerdì, i due Pellegrino, che conoscevano con esattezza le abitudini di Cantile, lo hanno atteso, a bordo di una Lancia Y, sotto la casa che la vittima condivideva con la sua convivente.

    Arturo Pellegrino, cioè il padre, è colui che ha commesso materialmente l’omicidio, sparando due colpi alla testa a Giuseppe Cantile. Successivamente, si è allontanato sempre nella stessa auto, condotta dal figlio Vittorio, mentre il corpo di Giuseppe Cantile giaceva esanime a bordo della sua Fiat Bravo.

    L’inchiesta lampo è stata coordinata dai pubblici ministeri della Procura di Santa Maria Capua Vetere e da quelli della DDA.

     

    G.G.

    PUBBLICATO IL: 11 gennaio 2014 ALLE ORE 18:51