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    CAMORRA – La verità sull’omicidio di ANGELO CORTESE di MADDALONI. Il nome del mandante e dei tre sicari


    Operazione della Squadra Mobile che ha eseguito un’ordinanza firmata su richiesta della Dda di Napoli. Furono i Belforte di MARCIANISE ad elaborare il piano MARCIANISE - Alle prime ore di stamani, lunedì la Squadra Mobile, ad epilogo di complesse indagini coordinate dalla Procura Antimafia di Napoli ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa […]

    Nelle foto, Salvatore Belforte, Felice Napolitano e Francesco Zarrillo

    Operazione della Squadra Mobile che ha eseguito un’ordinanza firmata su richiesta della Dda di Napoli. Furono i Belforte di MARCIANISE ad elaborare il piano

    MARCIANISE - Alle prime ore di stamani, lunedì la Squadra Mobile, ad epilogo di complesse indagini coordinate dalla Procura Antimafia di Napoli ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal G.I.P. presso il Tribunale partenopeo, per i reati di omicidio pluriaggravato, detenzione e porto illegali di armi comuni e da guerra, con l’aggravante di avere commesso il fatto per agevolare l’organizzazione camoristica  dei Belforte detti i Mazzacane di Marcianise, nei confronti di:

     

    1. Salvatore Belforte, nato a Marcianise  il 09.12.1960, detenuto;

    2. Felice Napolitano, detto capitone, nato a Nola,  il 13.07.1963, detenuto;

    3. Francesco Zarrillo, nato a Capodrise  il 24.01.1969, detenuto.

     

    Le indagini, suffragate da attività tecniche e dalle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia quali Michele Froncillo, Antonio Farina e  Pasquale Aveta e, più di recente,  Domenico Cuccaro e Bruno Buttone – questi ultimi due tra gli esecutori materiali del raid omicidiario -, hanno permesso di fare piena luce su uno dei tentissimi omicidi che insanguinarono la cruenta faida tra i clan BELFORTE, detti I Mazzacane, e PICCOLO, detti I Quaqquaroni, che si contendevano, tra la fine degli anni ’90 ed i primi 2000, il controllo delle attività criminali nel comprensorio di Marcianise, Maddaloni, Caserta e comuni limitrofi.

    Infatti, secondo quanto appurato dagli investigatori, Angelo Cortese, detto O’ Chiattone o Marlon Brando, che in precedenza aveva militato nel clan Massaro di S. Felice a Cancello, con la sua disarticolazione, era transitato nelle fila dei Piccolo. Il giovane, pertanto, insieme ad alcuni complici, aveva iniziato a “battere a tappeto” il comprensorio marcianisano e maddalonese esigendo il pagamento di tangenti a numerosi imprenditori e commercianti. In quel periodo, nell’agosto 2006, era stato appena scarcerato uno dei capi dei Mazzacane, lo spietato Salvatore Belforte il quale decretò la morte di Angelo Cortese, affidando l’organizzazione dell’omicidio a  Bruno Buttone.

    Secondo le risultanze investigative della Squadra Mobile, il motivo scatenante che determinò Salvatore Belforte ad ordinare la eliminazione di Cortese fu rappresentato dalle insistenti richieste estorsive che il pregiudicato rivolse ad alcuni imprenditori che già pagavano “il pizzo” ai Mazzacane.

    Poi, dopo numerosi tentativi e svariati appostamenti, nella mattinata del 15 settembre 2006, il commando composto da Bruno Buttone, Domenico Cuccaro,  Francesco Zarrillo e  Felice Napoletano, intercettò in Via Nazionale Appia, località Montedecoro a Maddaloni, la vittima designata mentre, a bordo della sua auto, si recava ad un appuntamento. In realtà, si trattava di una trappola organizzata proprio dai Belforte. I killers, abordarono un’auto, affiancata la vettura di Cortese, a breve distanza del bar Zanzibar di Maddaloni, utilizzando una mitraglietta Skorpion cal. 7.65, e due pistole cal. 9×21, lo crivellarono letteralmente. Infatti, secondo l’esame autoptico, la vittima fu attinta da ben 34 colpi d’arma da fuoco.

    PUBBLICATO IL: 30 settembre 2013 ALLE ORE 20:22