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    CAMORRA / Parla il pentito Buttone, sequestrato immobile del clan in provincia di Potenza


    Sul caso è intervenuto anche il collaboratore di giustizia Domenico Cuccaro. Il bene fittiziamente intestato al suocero del 30enne Claudio Buttone, ma in realtà riconducibile al boss dei Mazzacane, che ha deciso di collaborare con la giustizia BARILE - Nella mattinata odierna, venerdì, i Carabinieri del Nucleo Investigativo di Caserta ed i militari del Comando […]

    Nelle foto, da sinistra, Bruno Buttone e Claudio Buttone

    Sul caso è intervenuto anche il collaboratore di giustizia Domenico Cuccaro. Il bene fittiziamente intestato al suocero del 30enne Claudio Buttone, ma in realtà riconducibile al boss dei Mazzacane, che ha deciso di collaborare con la giustizia

    BARILE - Nella mattinata odierna, venerdì, i Carabinieri del Nucleo Investigativo di Caserta ed i militari del Comando Compagnia Guardia di Finanza di Marcianise hanno dato esecuzione ad un decreto di sequestro preventivo, emesso dall’Ufficio GIP presso il Tribunale di Napoli su richiesta di questa Direzione Distrettuale Antimafia, di un immobile ubicato nel comune di Barile (PZ) di fatto riconducibile ai coniugi Bruno Buttonedi 41 anni, da poco collaboratore di giustizia, e Albina Natale di 31 anni ma formalmente intestato a Cesare Restivo 61 anni di Marcianise, suocero di Claudio Buttone 31enne, fratello di Bruno.

    In particolare, il provvedimento di sequestro è il risultato di approfondimenti investigativi sulle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia  Domenico Cuccaro e Bruno Buttone, nonché dalla consorte di quest’ultimo, corroborati da accertamenti di natura patrimoniale espletati dagli operanti.

    L’apporto collaborativo di Bruno Buttone, che fino al suo arresto del 23 gennaio 2007 ha rivestito un ruolo di vertice all’interno del clan “Belforte”, con poteri decisionali sulla gestione e sulle attività del sodalizio, risulta essere fondamentale non solo per perseguire le condotte criminose poste in essere dai vari affiliati per conto del sodalizio, ma anche per individuare, come nel caso in esame, i canali di riciclaggio utilizzati dal clan, con specifico riferimento all’acquisto di beni immobili intestati a terzi apparentemente estranei e lontani dal circuito criminale di riferimento.

    Determinante nell’intestazione fittizia dell’abitazione a Cesare Restivo si è rivelata la condotta del genero Claudio Buttone, grazie alla cui intermediazione il fratello di quest’ultimo, Bruno, ha potuto acquisire in modo occulto la disponibilità del bene oggetto di sequestro. Proprio Claudio Buttone, raggiunto dal provvedimento cautelare che nell’aprile 2012 ha interessato oltre quaranta al clan “Belforte” accusati di “associazione per delinquere di tipo mafioso” e tuttora detenuto per questa causa, ha fattivamente contribuito al perfezionamento del delitto previsto dall’art. 12-quinquies L. 356/92 (intestazione fittizia di beni) nella piena consapevolezza della finalità di riciclaggio e di reimpiego di illeciti profitti. Claudio Buttone non ha inteso seguire la scelta collaborativa del fratello.

    PUBBLICATO IL: 22 febbraio 2013 ALLE ORE 13:19