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    CAMORRA – Estorsioni targate ZAGARIA a un noto caseificio di CAPUA: ecco le condanne per “o’ sceriff” e per Luigi Diana


      Le vittime si sono costituite parte civile CASAPESENNA –  Il gup del Tribunale di Napoli Maria Vittoria Foschini ha condannato su richiesta del pm Giovanni Conzo, al termine del rito abbreviato, quattro esponenti del clan capeggiato dall’ex primula rossa dei Casalesi Michele Zagaria a pene detentive comprese tra i quattro e i sette anni […]

     

    Nelle foto, da sinistra, Michele Fontana e Michele Zagaria

    Le vittime si sono costituite parte civile

    CASAPESENNA –  Il gup del Tribunale di Napoli Maria Vittoria Foschini ha condannato su richiesta del pm Giovanni Conzo, al termine del rito abbreviato, quattro esponenti del clan capeggiato dall’ex primula rossa dei Casalesi Michele Zagaria a pene detentive comprese tra i quattro e i sette anni per i reati di estorsione consumata e tentata aggravata dal metodo mafioso.

    Il procedimento, che vede imputato anche il boss Zagaria ma in sede di rito ordinario, e’ nato sulla scorta delle denunce presentate ai carabinieri da due imprenditori dei Casapesenna, comune  roccaforte del clan dell’ex latitante, tra cui un imprenditore proprietario di un noto caseificio di mozzarella di bufala con sede a Capua, che esporta in tutto il mondo (difeso dall’avvocato Giovanni Zara) e il proprietario di un’azienda di trasporti (difeso dall’avvocato Nando Letizia); entrambi, per la prima volta nella storia del comune agro-aversano, si sono costituiti parti civili nel processo, insieme al Fai e all’Unione Antiracket Casertana.

    La condanna piu’ elevata, pari a sette anni di carcere, e’ toccata a Michele Fontana, 43 anni, soprannominato “‘o sceriffo”; il gup ha poi condannato a sei anni l’omonimo Michele Fontana di 42 anni, a quattro anni e quattro mesi Luigi Diana, e a quattro anni e otto mesi Luciano Fontana. Il giudice ha rinviato per il risarcimento danni al rito civile. I fatti sono avvenuti durante e dopo la latitanza di Michele Zagaria; in particolare il titolare dell’azienda di trasporti ha pagato al clan una tangente di 30mila euro, quando il boss era in fuga, mentre l’imprenditore lattiero-caseario e’ stato avvicinato in particolare da Luigi Diana poco dopo l’arresto del latitante, avvenuto nel dicembre 2011. “Ti devi mettere a posto”, queste le parole usate dall’estorsore ma l’imprenditore non si e’ piegato e ha denunciato tutto ai carabinieri.

    PUBBLICATO IL: 28 ottobre 2013 ALLE ORE 17:11