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    CAMORRA – "Ecco come ammazzai Sandrone Menditti"


      Buttone: Il racconto del neo collaboratore di giustizia su uno degli omicidi più importanti consumatisi a Recale: “lavorava in proprio, fregava sulle estorsioni anche i Casalesi. Belforte aveva deciso sin dal 1998 di farlo fuori, in quanto Menditti si riteneva facesse il doppio gioco con il clan rivale dei Piccolo-Quaqquarone. In più, i Belforte […]

    Nelle foto, da sinistra, Bruno Buttone e Sandrone Menditti

     

    Buttone: Il racconto del neo collaboratore di giustizia su uno degli omicidi più importanti consumatisi a Recale: “lavorava in proprio, fregava sulle estorsioni anche i Casalesi. Belforte aveva deciso sin dal 1998 di farlo fuori, in quanto Menditti si riteneva facesse il doppio gioco con il clan rivale dei Piccolo-Quaqquarone. In più, i Belforte ritenevano Sandrone poco equilibrato in quanto assuntore abituale di cocaina”

    RECALE – Il neo collaboratore di giustizia Bruno Buttone sembra essere divenuto un vero e proprio fiume in piena e le sue esternazioni rese ai magistrati della Dda, oggi, riguardano l’omicidio di Sandrone Menditti avvenuto nel Bar Impero il 14 ottobre 2001.

    Secondo la ricostruzione del pentito, fu proprio lui ad organizzare e ad eseguire il delitto, utilizzando come specchiettista Michelangelo Amato, che lo informò, mentre lui si trovava insieme a Michele Froncillo, Gaetano Piccolo, Giuseppe Sparaco e Francesco Zarrillo, dei movimenti della vittima designata.

    Diversi i motivi per cui i Belforte avevano deciso di uccidere Sandrone Menditti. Motivi che Buttone aveva colto anche nelle parole che gli erano state dette in carcere da Vittorio Musone e Pasquale Cirillo, i quali lo avevano esortato a uccidere Menditti non appena lui, Buttone, fosse uscito dalla galera.

    Non fu un omicidio facile, nonostante le indicazioni precise che, attraverso il telefono forniva lo specchiettista Amato. Sandrone, nel giorno in cui fu monitorato si muoveva tra i bar di Recale per imporre le luminarie natalizie.

    In quella situazione, Buttone riteneva che fosse pericoloso realizzare l’agguato, in considerazione della tipologia delle strade di Recale, molto strette e che avrebbero favorito un’identificazione dei componenti del commando.

    Ma quando Alessandro Menditti varcò l’ingresso del bar Impero, Buttone decise di agire, anche perchè quell’azione non era ulteriormente rinviabile. Cercò tra i suoi uno che guidasse la moto. Zarrillo disse che non se la sentiva e anche Gaetano Piccolo non si fece avanti. Alla fine rimase solo Froncillo, rispetto al quale Buttone nutriva diffidenza.

    Ma alla fine, in considerazione dei no oppostigli da Zarrillo e da Gaetano Piccolo, fu proprio Froncillo a guidare la moto.

    Fu Buttone ad entrare nel bar. Lo chiamò e gli sparò al petto e al cuore, uccidendolo sul colpo.

    Quell’omicidio rimise le cose apposto per i Belforte, a Recale e ridefinì anche il quadro delle relazioni con il clan dei Casalesi, con cui Sandrone Menditti, non divideva i proventi delle estorsioni, violando un patto che pur tenendo distinti i clan della provincia di Caserta, riconosceva ai Casalesi una sorta di primato. Da quel momento, cioè dall’omicidio di Sandrone Menditti, questo regime di accordo tra i Mazzacane e gli uomini di Sandokan, ritornò a essere vigente anche sulla piazza di Recale.

     

     

     

     

    PUBBLICATO IL: 5 marzo 2013 ALLE ORE 9:47