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    CAMORRA, AFFARI E POLITICA A CASTEL VOLTURNO – Il 24 gennaio si decide se rinviare a giudizio o non procedere per Scalzone, Nuzzo e 37 indagati


        Tra loro ci sono 7 vigili urbani e una ventina di dipendenti comunali. LA STORIA DELLA VICENDA GIUDIZIARIA di Max Ive CASTEL VOLTURNO – E’ stata fissata per il prossimo 24 gennaio l’udienza preliminare presso il tribunale di Napoli nella quale dovranno comparire 37 indagati, tra i quali una ventina di funzionari pubblici […]

     

    Nelle foto, da sinistra, Francesco Nuzzo e Antonio Scalzone

     

    Tra loro ci sono 7 vigili urbani e una ventina di dipendenti comunali. LA STORIA DELLA VICENDA GIUDIZIARIA

    di Max Ive

    CASTEL VOLTURNO – E’ stata fissata per il prossimo 24 gennaio l’udienza preliminare presso il tribunale di Napoli nella quale dovranno comparire 37 indagati, tra i quali una ventina di funzionari pubblici del Comune di Castel Volturno ( anche 7 vigili urbani), nonchè gli ex sindaci della cittadina rivierasca Antonio Scalzone e Francesco Nuzzo, in quanto su richiesta del Pm della Dda, Conzo, a seguito della chiusura delle indagini e della conseguente richiesta di rinvio a giudizio formulata dalla Procura 20 giorni fa, il Gup di Napoli dovrà decidere se avallare o meno, se rinviare a giudizio o meno tutti i personaggi coinvolti in questa vicenda giudiziaria.

    Purtroppo a Castel Volturno, come capita spesso, tale notizia ha avuto subito delle interpretazioni biunivoche e forvianti. Il Gup di Napoli non si è pronunciato ancora sul fatto se rinviare o meno a giudizio tutti gli indagati… Il rinvio a giudizio non si è ancora concretizzato, in quanto non avallato ancora dal Gup.

    Ma andiamo con ordine. Durante l’udienza preliminare, i legali delle persone coinvolte in questa triste storia tra affari, politica e camorra potranno presentare le memorie difensive che possono essere utilizzate a corredo del materiale documentale che il giudice dovrà poi valutare. La Procura che ha formulato la richiesta potrà ottenere l’esplicitazione del rinvio a giudizio solo a seguito della decisione del Gup (questo purtroppo non è stato compreso da molti cittadini di Castel Volturno). Siamo in tale fase nella valutazione del sì o del non luogo a procedere in giudizio.

    Nel contempo è proprio in virtù della richiesta della Dda che si potrà incardinare finalmente l’udienza che sarà lo spartiacque giudiziario per molti degli indagati.

     

    LE ACCUSE E LA VICENDA GIUDIZIARIA - Sono durissime le accuse mosse dagli inquirenti ad amministratori ed ex amministratori di Castel Volturno coinvolti nell’inchiesta della Dda di Napoli.

    Dagli atti emergono, tra gli altri episodi, due tangenti, una da 107.000 e l’altra da 200.000 euro, che l’ex sindaco Francesco Nuzzo e l’ex vicesindaco Marcello Lorenzo avrebbero chiesto per autorizzare la costruzione del centro commerciale Giolì.

    Inoltre, come si evince dall’ordinanza di custodia cautelare emessa (nel novembre 2010 ) dal gip Alessandro Buccino Grimaldi su richiesta dei pm Antonello Ardituro, Giovanni Conzo, Raffaello Falcone ed Alessandro Milita, Nuzzo, Lorenzo Marcello e il sindaco Antonio Scalzone, in particolare, sono accusati anche di aver consentito all’imprenditore colluso Gaetano Vassallo, oggi collaboratore di giustizia, di aprire l’Hotel Vassallo ‘in dispregio di tutte le normative vigenti‘; Nuzzo e Marcellosi adoperavano in favore di Raffaele Gravante, imprenditore affiliato al clan dei casalesi ed effettivo gestore della società Secur Sud, consentendogli l’aggiudicazione di servizi di vigilanza al Comune di Castel Volturno nonchè in favore di Nicola Ferraro, imprenditore affiliato al clan dei casalesi, consentendogli l’aggiudicazione dell’appalto relativo alla gestione dei rifiuti a Castel Volturno“.

    Scalzone, Nuzzo e Marcello, secondo l’accusa, “si accordavano con i vertici del gruppo Bidognetti, fornendogli la piena disponibilità, in caso di elezione, a consentire a ditte nella disponibilità del clan dei casalesi e anche indicate da Luigi Guida quale referente del clan, l’aggiudicazione di appalti pubblici o di subappalti per opere di ingente valore economico in corso di esecuzione nel Comune di Castel Volturno, ricevendone quale corrispettivo l’appoggio elettorale e di voti dagli esponenti del gruppo Bidognetti operanti sul territorio di Castel Volturno“.
    Nell’ordinanza di custodia cautelare, emessa all’epoca, ci sono le dichiarazioni di alcuni pentiti, tra cui il boss Luigi Guida, il quale ha sempre tentato di svelare retroscena sugli appalti a Castel Volturno.

     

    LICENZE ALL’HOTEL DEL PENTITO VASSALLO - Nuzzo e Marcello sono pertanto accusati di abuso d’ufficio e falso per omessa adozione di provvedimenti sanzionatori di sospensione e revoca delle licenze all’hotel “Vassallo Park”, privo del certificato di prevenzione incendi, all’epoca dei fatti gestito da Gaetano Vassallo, imprenditore di Cesa organico ai Bidognetti, oggi collaboratore di giustizia. A Vassallo veniva consentita l’apertura dell’albergo che non avrebbe potuto ottenere il rilascio della licenza secondo la normativa antimafia, dal momento che l’imprenditore era gravato da pregiudizi penali di associazione camorristica.

     

    GLI APPALTI - “Lorenzo Marcello – precisò all’epoca Guida – mi disse che già era al corrente della situazione in relazione alla gara della nettezza urbana e che comunque sia Nuzzo sia Marcello, in particolare quest’ultimo in funzione della sua carica e cioè di responsabilità sui lavori pubblici e sull’ufficio tecnico, avrebbero fatte vincere delle gare a ditte indicate da noi. In particolare, si trattava delle gare per le quali noi già avevamo accordi con la precedente amministrazione guidata da Antonio Scalzone, cioè le gare d’appalto relative al polo nautico di Villa Literno, all’ampliamento della darsena in Castel Volturno, alla costruzione di un campo da golf nel Villaggio Coppola e alla costruzione dell’ospedale da parte del dottor Schiavone. Queste sono tutte opere relative a un programma di recupero del comune di Castel Volturno, di cui in questo momento non ricordo il nome. Voglio precisare che il Nuzzo e il Marcello si impegnavano a intervenire sul Coppola che doveva costruire le opere che il Comune autorizzava, chiedendogli di fare eseguire i lavori alle ditte che noi indicavamo. Voglio precisare che Nuzzo e Marcello mi dissero che, per quanto riguarda gli appalti di opere pubbliche nel quale non c’entrava il Coppola, avrebbero favorito direttamente le ditte che noi, ovvero il gruppo Bidognetti, indicavamo. Per quanto riguarda le opere relative all’accordo di programma, ovvero l’abbattimento delle Torri da parte del Coppola, la costruzione del campo da golf, la costruzione dell’ospedale e la realizzazione del polo nautico, il sindaco Nuzzo e Marcello Lorenzo avrebbero parlato con il Coppola per far intervenire le nostre ditte. Mi viene chiesto come il Nuzzo e il Marcello avrebbero convinto il Coppola a far entrare le nostre ditte, io le rispondo che loro mi dissero che se il Coppola non avesse dato lavoro alle nostre ditte loro gli avrebbero negato o comunque gli avrebbero creato problemi in relazione ai permessi necessari per la realizzazione dei detti lavori”.

    Francesco Nuzzo, Lorenzo Marcello ed Antonio Scalzone, che hanno ricoperto più volte gli incarichi di sindaco e vicesindaco di Castel Volturno a partire dalla metà degli anni ottanta, sarebbero, secondo l’accusa, fedelissimi del boss Francesco Bidognetti. Sarebbero stati anche coinvolti nel braccio di ferro tra questa fazione del clan dei casalesi e quella che fa capo a Francesco Schiavone.

    In particolare, in base a quanto fu fatto emergere dall’ordinanza di custodia cautelare dell’epoca, Francesco Nuzzo fu sequestrato da uomini di Schiavone; per ritorsione, alcuni uomini di Bidognetti si presentarono armati nei municipi di Casapesenna, San Cipriano d’Aversa e Casal di Principe, imponendo ai sindaci pro tempore di dimettersi.
    Dall’ordinanza emerge un ritratto a tinte fosche dell’ex sindaco oggi sostituto procuratore generale a Brescia; il gip, per esempio, fa riferimento alla “dedizione di Nuzzo, durante i suoi periodi di permanenza nel Comune di Castel Volturno, al gioco d’azzardo, nel quale egli si impegnava anche unitamente a soggetti adusi ad atteggiamenti quantomeno dubbi’. In quanto magistrato, Nuzzo ambiva a un incarico di livello nazionale e cercò di avvicinare l’allora ministro della Giustizia, Clemente Mastella, attraverso Nicola Ferraro, che come lui militava nell’Udeur.

    Va ricordato – scrisse il gip - che effettivamente Nuzzo risulta essere stato nominato dirigente dell’ufficio Servizio di controllo interno del Ministero della Giustizia (ossia proprio del dicastero retto in quel momento temporale da Mastella)“; quest’ultimo, però, è del tutto estraneo all’inchiesta odierna e all’oscuro dei legami tra Nuzzo, Ferraro e i Casalesi.

    IL GIP RESPINSE L’ARRESTO DI NUZZO - Il gip, che pure respinse la richiesta di arrestare il magistrato avanzata dalla Procura, sottolineò come “Nuzzo ritenga di essere del tutto ‘legibus solutus’, avvezzo ad accordi con clan camorristici e al compimento di illegittimità amministrative“. Alle accuse contro Nuzzo si aggiunse la concussione sessuale ai danni “di una povera donna straniera, priva di redditi, alla ricerca di un dignitoso e sicuro posto di lavoro“. La donna, è scritto nell’ordinanza, fu indotta “a sottostare a prestazioni sessuali in cambio di un posto di lavoro che viene sottratto ad un’altra persona a cui in realtà spetta”. Dalle intercettazioni telefoniche emerge che la giovane rumena tiene a precisare “che lei non è una donna di strada e che ha bisogno di un lavoro”: “Non l’ho mai fatto: lo faccio perchè sono disperata“.

     

    GLI INDAGATI. Le misure restrittive che furono emesse il 15 novembre 1010 hanno ad oggetto gli atti intimidatori perpetrati dal gruppo stragista di Setola nell’ottobre del 2008 nei confronti dell’allora vicesindaco di Castel Volturno, Lorenzo Marcello, volti a costringere l’amministratore ad incontrare Setola, allora latitante, al fine di ridefinire e rinegoziare i patti tra il gruppo Bidognetti, di cui Setola era divenuto il capo, e l’amministrazione comunale, per condizionarne l’operato nell’interesse del clan. Riguardo invece a Tammaro Diana, le indagini hanno permesso di acquisire indizi sulla sua partecipazione al gruppo Bidognetti, al quale, almeno dal 2000, forniva supporto materiale e logistico. In particolare Diana, per conto del clan: custodiva e procacciava autovetture, esplosivo e armi agli affiliati, favoriva la commissione di omicidi, versava ingenti somme di denaro al clan al fine di stipendiare gli affiliati, partecipava a riunioni in cui si ideavano e decidevano le strategie per i reati da commettere. Eseguite perquisizioni locali e domiciliari nei confronti di persone a vario titolo indagate nel procedimento, che sono, oltre all’ex sindaco Nuzzo, all’attuale sindaco Scalzone, e all’ex vicesindaco Marcello: Alfonso Scalzone (dipendente comunale e fratello del sindaco), Giuseppe Gravante (titolare della società di sicurezza “Srl Secur Sud”, operante presso il Comune e ora sotto sequestro preventivo), Raffaele Gravante (dipendente comunale), Massimo Giaquinto, Marco Parisi e Giuliano Parisi.

     

    PUBBLICATO IL: 3 dicembre 2013 ALLE ORE 13:55