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    CAMORRA A MADDALONI – L’inchiesta parte da una telefonata di Yuri La Manna al congato Aprea: “Se mi trovavano la pistola prendevo 5 anni”


      Altri dettagli delle 67 pagine dell’ordinanza che ha portato in carcere 5 affiliati dei Belforte MADDALONI - “Non sia mai trovavano la pistola, prendevo io cinque anni senza niente e ci davano a tutti quanti l’associazione“. Parla al telefono adirato, Yuri La Manna, arrabbiato con Luca Aprea, suo cognato, che avrebbe utilizzato la sua vettura per recarsi […]

    Nella foto, Luca Aprea mentre esce dal comando Compagnia di Maddaloni

     

    Altri dettagli delle 67 pagine dell’ordinanza che ha portato in carcere 5 affiliati dei Belforte

    MADDALONI -Non sia mai trovavano la pistola, prendevo io cinque anni senza niente e ci davano a tutti quanti l’associazione“. Parla al telefono adirato, Yuri La Manna, arrabbiato con Luca Aprea, suo cognato, che avrebbe utilizzato la sua vettura per recarsi a Maddaloni a incendiare il negozio di un commerciante che non paga il ‘pizzo’. In quella vettura, nel cruscotto, La Manna ha una pistola.

    Da questa telefonata sono partite le indagini della polizia e carabinieri che si sono concluse oggi con cinque misure cautelari per incendio e tentata estorsione. Il 19 aprile del 2013, infatti, a Maddaloni viene dato alle fiamme il negozio ‘Miseria e Nobilta” . Due mesi dopo, carcere per i mandanti e gli esecutori materiali del fatto. Oltre Aprea e La Manna, Vincenzo Cafarelli, Francesco Cirillo, Rosa Farina, e Vittorio Lai.

    Due gli episodi contestati ai cinque, nelle 67 pagine del provvedimento firmato da Dario Gallo. I fatti riguardano sempre lo stesso imprenditore. La prima intimidazione arriva da Lai e Cirillo. Per convincere la vittima a pagare la tangente alla “gente di Maddaloni”, Aprea gli aveva anche squarciato gli pneumatici della vettura. L’imprenditore aveva, in seguito, ricevuto la visita di Vincenzo Cafarelli, che gli aveva promesso un interessamento per lo sconto sui “tre fiori al mese”, che la vittima avrebbe dovuto pagare al clan di Marcianise. La distruzione del negozio e’ stata solo la ultima di una serie di eventi intimidatori, compreso il rogo della sua Mercedes Classe A. In particolare, la polizia ha arrestato 3 degli indagati perche’ a novembre 2011 hanno tentato di estorcere 3mila euro, ricevendo un rifiuto; altre due, prese dai carabinieri, tra cui Rosa Farina, per l’incendio del negozio.

    PUBBLICATO IL: 24 giugno 2013 ALLE ORE 18:49