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    CAMORRA A CASTEL VOLTURNO – Processo a carico del titolare del ristorante Baffone, ricostruiti gli spostamenti di Di Caterino, Grassia e Di Maio


        Ascoltato il test di difesa e accusa il maresciallo Di Giuseppe. Con ogni probabilità gli uomini del clan camminavano armati. Attraverso le intercettazioni si sta cercando di capire se Caterino nascose le armi CASTEL VOLTURNO - E’ stato ascoltato quale test della difesa e dell’accusa il maresciallo dei carabinieri Di Giuseppe, nell’ambito del […]

     

    Nelle foto, da sinistra Vincenzo Caterino e il ristorante Baffone

     

    Ascoltato il test di difesa e accusa il maresciallo Di Giuseppe. Con ogni probabilità gli uomini del clan camminavano armati. Attraverso le intercettazioni si sta cercando di capire se Caterino nascose le armi

    CASTEL VOLTURNO - E’ stato ascoltato quale test della difesa e dell’accusa il maresciallo dei carabinieri Di Giuseppe, nell’ambito del processo a carico del titolare del ristorante Baffone, di Castel Volturno, Vincenzo Caterino accusato di aver custodito e occultato le armi del clan Bidognetti durante un blitz delle forze dell’ordine

    A sostenere l’impianto accusatorio i collaboratori di giustizia, Emilio Di Caterino e Luigi Grassia.

    Tale operazione eseguita dai carabinieri, tra le altre cose, salvò Francesco Panaro, che era finito nel mirino, appunto, del gruppo di fuoco della suddetta compagine criminale, che in quel periodo ( stiamo parlando del 2001) era in guerra con il clan opposto dei Cantiello Tavoletta.


    Secondo le informazioni raccolte, il maresciallo dei carabinieri, durante l’udienza di oggi, giovedì, svoltasi presso la seconda sezione del tribunale di Santa Maria Capua Vetere, innanzi al giudice Mazzaro e al pm Damiano avrebbe ricostruito i momenti antecedenti l’arrivo all’interno del locale Baffone di via Napoli, di Emilio Di Caterino, Luigi Grassia e Di Maio.

    Secondo le tesi della difesa, rappresentata in aula dall’avvocato Nando Letizia, le precisazioni del maresciallo Di Giuseppe riguardo il monitoraggio continuo e completo degli spostamenti di Di Caterino, Grassia e Di Maio, nonchè l’assenza, nelle intercettazioni telefoniche, di ogni riferimento della presenza di armi nel giorno del blitz all’interno del ristorante, scagionerebbero Vincenzo Caterino.

    Nel contempo sarebbe stato rilevato che gli uomini del clan che frequentavano il complesso Baffone, camminavano spesso armati.

    Stamattina, inoltre si è conclusa la fase degli interrogatori dell’accusa. Il prossimo 24 settembre la difesa porterà in aula i propri test.

    Max Ive

     

    PUBBLICATO IL: 18 luglio 2013 ALLE ORE 17:27