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    Camorra a CASTEL VOLTURNO / La guerra tra i Bidognetti e i Tavoletta, il caso del ristorante Baffone – Il maresciallo Di Giuseppe ascoltato come test nel procedimento giudiziario


        Il blitz dei carabinieri salvò Francesco Panaro. Spiegati nel dettaglio gli elementi investigativi alla base dell’operazione che poi portò all’arresto del ristoratore Vincenzo Caterino.  CASTEL VOLTURNO - Sono stati descritti nel dettaglio dal maresciallo dei carabinieri Di Giuseppe, gli elementi investigativi  alla base dell’operazione compiuta dalle forze dell’ordine, che hanno portato, poi, all’arresto di […]

    Nelle foto, Gaetano Pagano e Vincenzo Caterino

     

     

    Il blitz dei carabinieri salvò Francesco Panaro. Spiegati nel dettaglio gli elementi investigativi alla base dell’operazione che poi portò all’arresto del ristoratore Vincenzo Caterino. 

    CASTEL VOLTURNO - Sono stati descritti nel dettaglio dal maresciallo dei carabinieri Di Giuseppe, gli elementi investigativi  alla base dell’operazione compiuta dalle forze dell’ordine, che hanno portato, poi, all’arresto di Vincenzo Caterino, l’imprenditore 47enne, titolare del ristornate Baffone di Castel Volturno,e di Gaetano Pagano, il 12 ottobre scorso.

    In effetti, si è svolta ieri, venerdì, presso il tribunale di Santa Maria Capua Vetere, seconda sezione A, innanzi al giudice Flora Mazzaro, l’udienza nella quale è stato ascoltato proprio il rappresentante delle forze dell’ordine che eseguì il blitz nel ristorante Baffone, durante il quale fu sottoposto a fermo Francesco Di Maio, uno dei paventati componenti del gruppo criminale dei Bidognetti.

    Tale operazione salvò Francesco Panaro, che era finito nel mirino, appunto, del gruppo di fuoco della suddetta compagine criminale, che in quel periodo ( stiamo parlando del 2001) era in guerra con il clan opposto dei Cantiello Tavoletta.

    Vincenzo Caterino è accusato di aver custodito e occultato le armi del clan bidognetti durante la perquisizione delle forze dell’ordine, dai collaboratori di giustizia, Emilio Di Caterino e Luigi Grassia. 

    Lo stesso ristoratore castellano difeso dagli avvocati Raffaele Gaetano Crisileo e Nando Letizia, dopo le dichiarazioni del primo test, è intervenuto in aula proclamando nuovamente la sua innocenza e riconfermando la dichiarazione resa durante l’interrogatorio di garanzia tenutosi lo scorso 16 ottobre, quando precisò: “Sia Emilio Di Caterino, che Luigi Grassia  hanno del risentimento nei miei confronti, perchè per due cerimonie di loro parenti mi permisi di chiedere i soldiFu allora che essi mi dissero che me l’avrebbero fatta pagareE così è stato! Non ne potevo più. Venivano sempre al mio ristorante e non pagavano mai il conto. Non ho mai nascosto le loro armi“.

    Massimiliano Ive

    PUBBLICATO IL: 17 novembre 2012 ALLE ORE 13:29