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    Biblioteca comunale di MARCIANISE, l’altra faccia della medaglia: dopo le sterili polemiche dei politici, la testimonianza “vera” di una cittadina delusa


        Assumiamo e vi offriamo lo scritto pervenutoci della cittadina marcianisana come testimonianza diretta della sua esperienza     MARCIANISE – Ve l’avevamo detto, ieri, che quello della biblioteca è diventato il tema caldo degli ultimi giorni, sul quale un po’ tutti, rappresentanti di maggioranza e di opposizione, hanno voluto dire la propria, in […]

     

     

    Assumiamo e vi offriamo lo scritto pervenutoci della cittadina marcianisana come testimonianza diretta della sua esperienza

     

     

    MARCIANISE – Ve l’avevamo detto, ieri, che quello della biblioteca è diventato il tema caldo degli ultimi giorni, sul quale un po’ tutti, rappresentanti di maggioranza e di opposizione, hanno voluto dire la propria, in un botta e risposta che potremmo definire, e i marcianisani doc capiranno subito cosa intendiamo, “a chi mett a’ copp“.

    Vi abbiamo anche spiegato, nello stesso articolo, il perchè riteniamo che si stia facendo tanto rumore per nulla, cioè come mai riteniamo incomprensibile, allo stato attuale dei fatti, che l’attenzione si sia improvvisamente concentrata sul trasferimento della biblioteca, quando le procedure per lo stesso non sono avanzate di un passo rispetto a come le aveva lasciate, due anni fa, l’amministrazione Tartaglione.

    Ma non vogliamo proporvi, adesso, la stessa minestra; se ve lo siete perso, vi rimandiamo alla lettura dell’articolo di ieri.

    Abbiamo intenzione di offrirvi, piuttosto, senza discostare l’attenzione dalla biblioteca comunale di Marcianise, l’altra faccia della medaglia: non le polemiche, utili fino ad un certo punto, degli amministratori, che non riescono a decidere, in poche parole, se spostarla o no da via Vespucci a via Duomo; ma l’amara considerazione di una cittadina, che la biblioteca, al pari di tanti altri marcianisani, l’ha vissuta dal di dentro, e può darci una testimonianza di come funzionino le cose nel luogo che rappresenta la più alta espressione culturale di una città.

    Che sia chiaro: noi assumiamo la testimonianza, che vi riportiamo testualmente di seguito, esattamente come tale. Non vogliamo fare generalizzazioni di nessuna sorta, nè gettare discredito sul lavoro di persone che la stessa scrivente, da studentessa, ha avuto modo di frequentare, ritenendosi sempre soddisfatta del servizio offerto.

    Ma, capirete tra poco, un punto è usufruire della biblioteca per trascorrerci un paio di ore immersi nello studio, altro è usufruirne con intenzioni e aspettative diverse.

    Ebbene, leggete e traetene le vostre personali conclusioni: “A cosa sto pensando? Sto pensando che quello che mi è successo è solo l’ennesima dimostrazione del fatto che nonostante io stia provando ad avere un rapporto sano con il mio paese di origine, non c’è speranza, non c’è feeling tra noi. Qualche giorno fa ho deciso di portare i miei bambini in biblioteca. Questo non perchè sia diventata matta, ma perchè se pensi che ogni libro sia un meraviglioso viaggio alla scoperta di nuovi mondi, non puoi che essere convinto che il posto migliore in cui potrai portare tuo figlio, non è il centro commerciale ma la biblioteca. E non per l’assurdo motivo che si debba “scroccare” un libro invece che comprarlo, ma semplicemente per il fatto che insegnare ad un bambino a prendersi cura di un libro, perchè è di tutti, gli trasferirà il messaggio che ciò che è di tutti, ha un valore e va non solo rispettato, ma curato”.

    “Sapevo che non avrei trovato una sala dedicata ai piccini, nè incontri in cui imparare l’inglese insieme ai coetanei, né doppiatori italiani che leggono favole di Fedro ai bambini, come nella Biblioteca Sala Borsa di Bologna, o come a Londra, ma mai mi sarei aspettata che nell’entrare sarei stata accolta come se avessi avuto intenzione di rubare a casa del Papa, o di trasferire un pollaio in Campidoglio. Dopo essere stata interrogata sul motivo inspiegabile per il quale mi fossi presentata in un luogo dove solo i fuoricorso di Marcianise sembra abbiano il diritto di stare, io e i miei figli siamo stati invitati a guardare e lasciare in fretta il posto, quasi avessimo avuto la peste. Una delle due signore ci ha scortati vicino allo scaffale riproducendo innumerevoli volte “shhhhhh” al mio bambino, che composto nel suo passeggino non poteva risparmiarsi di sillabare meraviglia, e ci ha mostrato che non c’era niente per noi, tranne che due libri di fiabe. E additandoli con disprezzo mi ha fatto intendere che davvero ora era giunta l’ora di andare”.
    “E così, dopo mezz’ora di cammino a piedi, tra buche piene di fango e discese per disabili inesistenti, il nostro pellegrinaggio verso il luogo di cult-ura si è concluso.
    Poi mio marito mi chiede perchè voglia lasciare l’Italia per qualsiasi altro posto: forse perchè in questo Paese ( e ho davvero dubbi a scriverlo con la maiuscola), i bambini sono trattati come cani e i cani come bambini. Grazie Comune di Marcianise. Grazie Italia“.

    La lettera è firmata con lo pseudonimo di Vicky Osbourne. La cittadina ha provveduto ad informare della sua esperienza lo stesso Comune di Marcianise.

     

    Maria Concetta Varletta

    PUBBLICATO IL: 12 febbraio 2014 ALLE ORE 19:06