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    LA NOTA DI COMMENTO – Angelo Polverino, solo le dimissioni immediate dalla carica di consigliere regionale possono anticipare la sua uscita dal carcere prima del pronuciamento della cassazione. E VI SPIEGHIAMO IL PERCHE’


        Basta leggere con moderata attenzione le motivazioni del parere negativo della GIP Iaselli, che fa sue quelle espresse dal PM della DDA, nel loro parere negativo. IN CALCE AL NOSTRO ARTICOLO IL TESTO INTEGRALE DI QUESTO PARERE Dopo aver letto con maggiore attenzione le motivazione, formalizzate, da un lato dal Tribunale del Riesame […]

     

    Nella foto da sinistra: Angelo Polverino e Isabella Iaselli

     

    Basta leggere con moderata attenzione le motivazioni del parere negativo della GIP Iaselli, che fa sue quelle espresse dal PM della DDA, nel loro parere negativo. IN CALCE AL NOSTRO ARTICOLO IL TESTO INTEGRALE DI QUESTO PARERE

    Dopo aver letto con maggiore attenzione le motivazione, formalizzate, da un lato dal Tribunale del Riesame di Napoli, dalla giudice per le indagini preliminari, Isabella Iaselli, con cui sono stati, rispettivamente, respinti il ricorso, avverso all’ordinanza di custodia cautelare in carcere per il consigliere regionale, e un’ulteriore istanza, inoltrata allo stesso GIP Iaselli per ottenere quantomeno un ammorbidimento della misura cautelare più afflittiva, facendo traslocare Polverino dal carcere di Civitavecchia in cui è recluso, ai domiciliari, ci rendiamo conto, con quel po’ anzi, con quel bel po’ di esperienza empirica e teorico – cognitiva che abbiamo maturato nei nostri anni di lavoro in materia di procedure penali, relative alle fasi delle misure cautelari preventive, che se Polverino non si dimetterà dalla carica di consigliere regionale, dovrà aspettare 3, 4 mesi per ottenere, eventualmente, dalla Corte di Cassazione, quello che il tribunale del riesame non gli ha concesso e che, probabilmente, non gli concederà, anche nel caso in cui l’avvocato Vittorio Giaquinto, autorevolissimo legale di Polverino, vi adirà nuovamente, presentando ricorso all’ultimo diniego espresso dalla GIP Iaselli.

    Ed è proprio sulle parole, sul botta e risposta, non privo di qualche accento polemico, tra l’avvocato Giaquinto e la giudice napoletana che vogliamo concentrare la nostra attenzione in questo primo approfondimento delle carte giudiziarie nuove, rese pubbliche in questi giorni.

    Se vorrete, potrete di nuovo leggere qui sotto le motivazioni della Iaselli e vi accorgerete che quest’ultima aderisce pienamente al contenuto espresso dai PM della DDA nel loro parere negativo sull’alleggerimento della misura cautelare in carcere, per quel che riguarda la non sufficienza della semplice sospensione  di Polverino dalla carica di consigliere regionale.

    E’ sempre rischioso addentrarsi nelle letture di ipotetiche subordinate implicite alla lettera di ciò che è scritto nero su bianco negli atti giudiziari.

    Ma noi giornalisti siamo fatti così e ben sappiamo che i giudici pure sono fatti di carne, di passione e di passioni che non possono, per natura, diventare completamente avulse dalle dinamiche attraverso cui, codici e giurisprudenza alla mano, vengono prese e motivate le decisioni.

    Ordunque, se è vero che il concetto della insufficienza dell’atto di sospensione dalla carica di consigliere regionale è, naturalmente l’unico ad essere valutato come elemento giuridicamente rilevante nella decisione da prendere, è anche vero che essendo la sospensione solo uno dei due gradi attraverso cui Polverino può interrompere l’esercizio della sua funzione istituzionale, l’indagato ha la possibilità, in questo caso completamente appartenente alla sua sfera del libero arbitrio e della discrezionalità, di attivare il secondo grado, costituito dalle dimissioni dalla sua carica.

    Fino ad oggi, in nessun altro caso, relativo a misure di custodia cautelare, adottate a carico di consiglieri regionali, si è assistito alla rinuncia definitiva della propria funzione. Un fatto comprensibile, sia per motivi molto concreti, riguardanti gli emonumenti certo non diprezzabili introitati dai consiglieri regionali, sia perchè le dimissioni apparirebbero come una forma seppur indiretta, seppur non precisamente manifestata, di ammissione di colpa. Probabilmente, anche Polverino terrà duro e affronterà l’esperienza di almeno altri 3 mesi vissuti in un penitenziario che, e ve lo dico per esperienza personale, non sono una passeggiata di piacere.

    Difficile ipotizzare, altrimenti, una scarcerazione precedente, in considerazione di quello che abbiamo letto nelle motivazioni scritte dal tribunale del riesame e in quelle scritte dal GIP, che, al pari del citato riesame, possiede le chiavi della cella di Angelo Polverino. Il fatto nuovo, effettivamente nuovo come si evince chiaramente dalle parole usate dalla GIP Iaselli, anche in quello spunto polemico in cui restituisce all’avvocato Giaquinto pan per focaccia, rispedendo al mittente l’utilizzo lessicale e giuridico del termine “congettura” avrebbe rappresentato, infatti, solo dalle dimissioni del consigliere regionale di Caserta dalla sua carica.

    Gianluigi Guarino

     

    CLICCA QUI PER LEGGERE IL PARERE DELLA IASELLI

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    PUBBLICATO IL: 4 gennaio 2014 ALLE ORE 12:07