Commenti recenti

    CERCA ARTICOLI PER MESE

    Categorie

    2 CARABINIERI UCCISI A CASTEL MORRONE – 26 anni dopo le sentenze hanno inchiodato i killer


      ECCO IL RACCONTO DI QUEI TRAGICI MOMENTI CASTEL MORRONE - A 26 anni di distanza,  finalmente gli uomini dell’Arma sono riusciti ad identificare i tre rapinatori che uccisero i carabinieri Carmelo Ganci  e Luciano Pignatelli. Mediante il comunicato stampa diramato dal comando provinciale dei Carabinieri, gli uomini del reparto Operativo del Capoluogo a seguito di un’articolata attività di […]

     

    ECCO IL RACCONTO DI QUEI TRAGICI MOMENTI

    CASTEL MORRONE - A 26 anni di distanza,  finalmente gli uomini dell’Arma sono riusciti ad identificare i tre rapinatori che uccisero i carabinieri Carmelo Ganci  e Luciano Pignatelli.

    Mediante il comunicato stampa diramato dal comando provinciale dei Carabinieri, gli uomini del reparto Operativo del Capoluogo a seguito di un’articolata attività di indagine hanno arrestato tre pregiudicati, autori, come scritto sopra, dell’efferato duplice omicidio avvenuto esattamente il 04 dicembre 1987 a Castel Morrone.

    Si tratta di Antonio Basco di 45 anni, Francesco Mauriello di 51 anni e Pasquale Spierto di 45 anni, tutti originari di S. Cipriano D’Aversa. Il 4° componente individuato, in Vincenzo Maisto è nel frattempo deceduto a seguito di un agguato di stampo camorristico avvenuto il 15.12.1992 a S. Cipriano d’Aversa.

    Tutti con sentenza di 1° grado emessa in data 25 giugno 2009 dalla Corte di Assise di S. Maria Capua Vetere sono stati condannati alla pena dell’ergastolo. La sentenza è stata confermata dalla Corte D’Assise di Appello di Napoli in data 21 dicembre 2011 ed infine, in Cassazione il 13 gennaio 2012, diventando definitiva e irrevocabile.

    Il caso è stato riaperto nell’anno 2000, sotto la direzione del Dott. Alessandro D’Alessio (all’epoca in servizio quale P.M. presso la Procura della Repubblica del Tribunale di S.M. Capua Vetere) grazie alla testimonianza di alcuni collaboratori di giustizia quali Giuseppe Quadrano, Dario De Simone (elementi di spicco nell’organizzazione camorristica dei “DEI CASALESI”), Alberto Di Tella e Giacomo Maisto, ma soprattutto alla caparbietà del magistrato titolare dell’indagine e degli inquirenti.

     

    LA DINAMICA DELL’EFFERATO DELITTO E LE VICENDE CONNESSE - In data 4.12.1987, alle ore 21.10 circa, in Castel Morrone, tre giovani armati di fucile e pistole e con il volto coperto da maniche di maglia, perpetrarono una rapina al bar Nazionale di Castel Morrone. I malviventi, consumato il delitto, si allontanarono a bordo di una Saab turbo di colore grigio guidata da un quarto complice.

    I carabinieri Luciano Pignatelli e Carmelo Ganci, in servizio presso quella Stazione Carabinieri, liberi dal servizio ed in abiti civili, avuta notizia della rapina che si era appena consumata si posero alla ricerca della menzionata Saab (con la Fiat Ritmo di proprietà di PIGNATELLI) che intercettarono sulla strada Provinciale Castel Morrone-Palamaggiò, in località Gradilli. A quel punto, dopo aver cercato invano di bloccarli, esplosero alcuni colpi di pistola a scopo intimidatorio. La Saab guidata dai ricercati aumentò la velocità e giunta all’incrocio Palamaggiò, i malviventi bloccarono la corsa, posizionando l’autovettura in modo da attendere l’arrivo della Fiat Ritmo. I Carabinieri, giunti all’incrocio del Palamaggiò e accortisi della situazione di pericolo, tentarono di forzare il “posto di blocco” posto in essere dai rapinatori, che nell’occasione esplosero diversi colpi di arma da fuoco all’indirizzo della Ritmo, che continuava a proseguire la marcia in direzione Caiazzo. A quel punto i rapinatori risalirono sulla Saab ed iniziarono un inseguimento, durante il quale né scaturì un conflitto a fuoco tra questi ultimi e i Carabinieri.

    Quando la Saab, certamente più veloce, raggiunse la Fiat Ritmo, uno dei malviventi, armato di fucile, esplose in rapida successione almeno due colpi all’indirizzo della Ritmo. E’ possibile che uno dei colpi, o entrambi, raggiunsero il Carabiniere Pignatelli che era al posto di guida, e perciò l’auto finì fuori strada e si ribaltò. La Saab si fermò, i malviventi scesero dalla macchina e spararono con tutte le armi a loro disposizione contro gli inermi occupanti della Ritmo, per assicurarsi di averli uccisi. Subito dopo gli assassini risalirono in macchina, ma a Capua furono intercettati da due pattuglie dei Carabinieri della Compagnia di S. Maria C.V. che, seppur ancora non a conoscenza della rapina perpetrata a Castel Morrone e dell’omicidio dei Carabinieri, riconobbero la Saab che era stata rapinata la sera precedente e la inseguirono. I rapinatori, approfittando della potenza della loro auto, imboccarono la strada Carditello – Casal di Principe e riuscirono a distanziare le autovetture militari. Di lì a poco in località S. Antonio, agro del Comune di S. Tammaro, a causa dello scoppio di un pneumatico la Saab fu abbandonata e i killers si dileguarono a piedi nelle campagne adiacenti.

    Durante le successive ricerche, fu rinvenuta una scarpa e un pezzo di stoffa di un giubbino, appeso ad un filo spinato che recingeva un grosso appezzamento di terreno. Durante il sopralluogo, nelle adiacenze della Fiat Ritmo e all’altezza del Palamaggiò (sull’asfalto), nonché all’interno dell’autovettura Saab fu rinvenuto numeroso materiale balistico e un passamontagna ricavato da maniche di maglioni e 3 mozziconi di sigarette.

    Attività posta in essere dal Reparto Operativo dopo la morte dei due Carabinieri.

    In particolare un esame più attento dei numerosi episodi delittuosi che si erano consumati in quel periodo (in particolare rapine in danno di coppie, esercizi commerciali e ignari automobilisti) consentirà di chiarire che operavano nella provincia di Caserta almeno due bande di rapinatori.

    Si potrà inoltre sostenere che quella composta da Vincenzo (deceduto il 15.12.1992), Francesco Mauriello, Antonio Basco e Pasquale Spierto sia stata quella che, per numero di partecipanti, armi utilizzate e modalità operative, ha perpetrato il duplice omicidio dei Carabinieri.

    Infine le dichiarazioni rese dai collaboratori di giustizia hanno trovato ulteriore riscontro in quelle fornite in data 16.02.1993 da  Giacomo Maisto al P.M. Dott. Albano della Procura della Repubblica C/o Tribunale S. Maria C.V., mentre era ristretto presso la Casa Circondariale di Vasto Chiese. I numerosi episodi narrati da Maisto si riferiscono ad attività delittuose cui ha partecipato il figlio Vincenzo. In particolare il figlio Vincenzo gli confessò di essere stato uno degli assassini dei due Carabinieri uccisi a Castel Morrone, notizia questa confermatagli dai complici del figlio: Basco, Spierto e Mauriello. A tal proposito Giacomo Maisto riferì che una sera tardi nel rincasare trovò il figlio Vincenzo estremamente nervoso. Nella circostanza questi gli confidò che poche ore prima insieme ai complici aveva ucciso due Carabinieri. In particolare, nel descrivere la dinamica dei fatti, gli riferì che dopo aver consumato una rapina in un bar di Castel Morrone furono inseguiti da una macchina. Capirono che si trattava di Carabinieri perché, nel corso dell’inseguimento, gli occupanti dell’auto esplosero alcuni colpi di arma da fuoco. Una volta distanziata l’auto inseguitrice, Mauriello spense i fari, si fermò e si nascose in un vicolo cieco, attendendo il passaggio dell’autovettura dei Carabinieri. Non appena la macchina con i due militari passò, cominciarono loro ad inseguire i Carabinieri e grazie alla potenza della loro vettura si avvicinarono facilmente e spararono diversi colpi d’arma da fuoco.

    L’auto dei militari finì fuori strada e Mauriello, bloccata la Saab ordinò agli altri di “finirli”. Dopo l’esecuzione salirono sull’auto e nel fare il ritorno verso casa, a causa dello scoppio di un pneumatico, furono costretti ad abbandonare il mezzo e scappare a piedi per le campagne circostanti. I capi clan disapprovarono tale azione e nei giorni successivi cercarono gli autori dell’omicidio, nel frattempo resisi irreperibili. Tempo dopo, suo figlio e i complici furono affiliati all’organizzazione dei Casalesi.

    Infine si provvedeva al ritiro presso l’ufficio Corpi di Reato del Tribunale di S. Maria Capua Vetere di due reperti contenenti il materiale rinvenuto nell’autovettura Saab e cioè  3 passamontagna e 3 mozziconi di sigarette con filtro giallo. Da un esame delle tracce biologiche estratte dai reperti si è giunti alla certezza scientifica dell’utilizzo del passamontagna da parte di uno degli arrestati.

    PUBBLICATO IL: 4 dicembre 2013 ALLE ORE 18:39