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    2.085 i roghi censiti in Terra di Lavoro in un anno e mezzo


      Cifre e dati resi noti da Legambiente CASERTA – E’ un dossier ricco di dati, cifre, percentuali quello redatto da Legambiente a margine della manifestazione Puliamo il Mondo in programma a fine mese. Il dato più eclatante che risalta agli occhi in questo momento in cui si discute di questione ambientale soprattutto in provincia di […]

     

    Cifre e dati resi noti da Legambiente

    CASERTA – E’ un dossier ricco di dati, cifre, percentuali quello redatto da Legambiente a margine della manifestazione Puliamo il Mondo in programma a fine mese. Il dato più eclatante che risalta agli occhi in questo momento in cui si discute di questione ambientale soprattutto in provincia di Caserta è quello dei roghi registrati e contabilizzati: 2.085. 

    Per saperne di più leggi il comunicato in calce alla nostra premessa.

    Red. Prov.

    Tra le province di Napoli e Caserta, negli ultimi 5 anni sono stati compiuti ben 205 arresti per traffici e smaltimenti illegali di rifiuti, pari al 29,2% del totale nazionale, cioè poco meno di un terzo complessivo. E’ quanto emerge dal dossier ”Terra dei Fuochi, radiografia di un ecocidio. I numeri, le responsabilità, le conseguenze sulla salute dei cittadini, e le proposte di Legambiente”, presentato ieri mattina, mercoledì in occasione del lancio dell’iniziativa ‘Puliamo il mondo’ in programma dal 27 al 29 settembre.

    Sempre su scala nazionale, s’è registrato quasi il 10% dei sequestri effettuati (1.062), più dell’8% delle infrazioni (2.068) e quasi l’8% delle persone denunciate (2.246). Numeri che confermano l’entità dell’aggressione ambientale subita dal territorio campano e che si collocano in un contesto regionale che vede la Campania stabilmente in testa nei Rapporti Ecomafia di Legambiente per numeri di reati ambientali. E anche i dati dell’ultimo anno non sono positivi.

    Dal primo gennaio 2012 al 31 agosto 2013, secondo i dati raccolti dai Vigili del fuoco su incarico del viceprefetto Donato Cafagna (che dal novembre del 2012 segue per conto del ministero dell’Interno l’attività di monitoraggio e contrasto dei traffici e degli smaltimenti illegali di rifiuti nella Terra dei fuochi), i roghi di rifiuti, materiali plastici, scarti di lavorazione del pellame, stracci sono stati ben 6.034, di cui 3.049 in provincia di Napoli e 2.085 in quella di Caserta. Da gennaio ad agosto del 2013 si è registrato, fortunatamente, un calo degli incendi dolosi di rifiuti, che rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente sono passati da 3.101 a 1.894, con una riduzione del 38,9%. Un primo segnale positivo dell’azione dello Stato, che va decisamente rafforzata.

    Oltre al danno ambientale c’è anche quello sanitario. Secondo l’Istituto superiore di sanità (Iss) i continui smaltimenti illegali di rifiuti, con dispersione di sostanze inquinanti nel suolo e nell’aria, e l’inquinamento già riscontrato di falde idriche – utilizzate per l’irrigazione di terreni coltivati – sono in stretta correlazione con l’incremento significativo di diverse patologie tumorali. I picchi maggiori si registrano, infatti, proprio negli 8 comuni con il maggior numero di discariche di rifiuti, censite nell’ambito dello studio ‘Sentieri': Acerra, Aversa, Bacoli, Caivano, Castelvolturno, Giugliano in Campania, Marcianise e Villaricca.

    Territori trasformati in immense cloache di veleni, oggetti al più completo degrado e dove intere popolazioni sono state sottoposte a un massiccio ‘avvelenamento di massa’, di cui oggi si conoscono però i responsabili. Ciò è stato possibile grazie alle tante inchieste che hanno consentito di smascherare alcune tra le principali holding mafiose attive nel ciclo dei rifiuti. Dal 2001 ad oggi sono state ben 33 le inchieste per attività organizzata di traffico illecito di rifiuti condotte dalle procure attive nelle due province (Napoli, Nola, Torre Annunziata e Santa Maria Capua Vetere): più del 15% di quelle svolte in tutto il Paese.

    I magistrati hanno emesso ben 311 ordinanze di custodia cautelare, con 448 persone denunciate e 116 aziende coinvolte. Risultati più che positivi, anche se c’è ancora molto da fare. Per fermare le illegalità e la criminalità organizzata serve uno sforzo congiunto e nel dossier Legambiente presenta le sue proposte chiedendo prima di tutto il rafforzamento delle attività di controllo, prevenzione e contrasto dello attività illegali di smaltimento di rifiuti nell’area campana, destinando risorse specifiche al Patto ‘Terra dei fuochi’ e avviando le attività di bonifica dei luoghi contaminati.

    “Dare più poteri e più risorse al vice prefetto Donato Cafagna che deve diventare il funzionario dello Stato alle dipendenze della Presidenza del Consiglio dei Ministri a cui si affida il compito di coordinare una cabina di regia che va estesa dal ministero degli Interni al ministero dell’Ambiente a quelli della Sanità e dell’Agricoltura; più mezzi e risorse ai Vigili del Fuoco perché 6mila roghi sono un numero devastante e bisogna metterli nelle condizioni di operare con efficacia, e poi introdurre i delitti contro l’ambiente nel Codice Penale”. Enrico Fontana, reponsabile osservatorio ambiente e legalità di Legambiente, elenca all’Adnkronos quai le misure prioritarie per arginare il fenomeno fotografato nel dossier “Terra dei fuochi”.

    “Dall’Ue – aggiunge – arriva un’iniziativa che oggi lanciamo e sosteniamo come Legambiente: una proposta di direttiva comunitaria che introduce il delitto di ecocidio quando c’è un ambiente definitivamente compromesso. Chiediamo che il governo italiano sostenga questa iniziativa legislativa” Secondo il dossier presentato oggi da Legambiente, tra il 1 gennaio 2012 e il 31 agosto 2013,nelle province di Napoli e Caserta si sono consumati oltre 6mila incendi dolosi di rifiuti, una media di 300 roghi al mese, 10 al giorno. “Cosa si respira in quelle terre? Quali le ricadute sulle coltivazioni?”, si chiede Fontana.

    Ma non solo: secondo i dati delle attività di controllo delle forze dell’ordine degli ultimi 5 anni, tra Napoli e Caserta è stato effettuato quasi il 30% degli arresti fatti in tutta Italia per traffico illecito di rifiuti e il 10% dei sequestri di discariche abusive fatti in tutta Italia. Poi ci sono i dati storici, quelle registrati dall’Arpac, che nel 2008 censisce oltre 2000 siti inquinati sempre tra Napoli e Caserta, “un numero che quasi sicuramente in questi anni è cresciuto perché buona parte di quei sequestri sono di discariche abusive”, sottolinea Fontana.

    Infine, i dati dell’Istituto Superiore di Sanità “che ha già individuato, tra le province di Napoli e Caserta, gli 8 comuni dove il rischio sanitario è più elevato così come il rischio di patologie tumorali, e guarda caso sono i comuni in cui c’è il più alto numero di discariche abusive”. Un dato positivo c’è e riguarda la diminuzione, rispetto al 2012, del 30% di roghi in questi primi 8 mesi del 2013.

    A questi dati si aggiunge il ‘sommerso’, ovvero tutto ciò che sta dietro alle dichiarazioni dei pentiti che raccontano di siti abusivi di smaltimento. “Un’eredità drammatica che chiama in causa tante responsabilità – aggiunge Fontana – Io voglio ricordare che ‘Terra dei Fuochi’ è una definizione che usammo per la prima volta 10 anni fa e che 20 anni fa presentammo il dossier sulla ‘Rifiuti Spa’ che denunciava la situazione in quel territorio. Si è perso tanto tempo, ora bisogna andare a verificare i siti indicati dai collaboratori di giustizia, anche se l’Arpac ne ha già individuati oltre 2000″.

    Tra questi, i 220 ettari tra Giuliano e Parete, ormai perduti. “L’analisi si è estesa ad altri 2000 ettari coltivati intorno all’area, con dati che vanno approfonditi – conclude Fontana – Bisogna fare in modo che questo ecocidio non vada a colpire quel pezzo di economia sana e pulita che in quelle aree continua ad esistere. Ci sono zone gravemente compromesse, ma anche zone in cui resistono produzioni di qualità che vanno tutelate”.

    PUBBLICATO IL: 19 settembre 2013 ALLE ORE 15:40