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    Vogliono far fuori dall’ospedale Tina Cosentino, cugina dell’ex sottosegretario. E “Il Mattino” spedisce messaggi trasversali


            Due righe micidiali pubblicate da una firma non cosciente di essere al centro del solito disegno di disinformazione e di distorsione della verità       CASERTA – Dobbiamo indugiare in quattro o cinque secondi di training autogeno per evitare di scrivere, anche in questa circostanza, anche per questa notizia, quello […]

    Nella foto, da sinistra: Nicola Cosentino, Claudio Coluzzi e Diego Paternosto

     

     

     

     

    Due righe micidiali pubblicate da una firma non cosciente di essere al centro del solito disegno di disinformazione e di distorsione della verità

     

     

     

    CASERTA – Dobbiamo indugiare in quattro o cinque secondi di training autogeno per evitare di scrivere, anche in questa circostanza, anche per questa notizia, quello che pensiamo sulle distorsioni del ruolo della stampa locale rispetto alle normali e, tutto sommato, comprensibili necessità di una linea editoriale e di una moderata azione di lobbing.

    Ci dobbiamo sforzare perchè chi, come noi, ha lavorato per raccontare le vicende che si svolgono all’interno dell’azienda ospedaliera di Caserta con un rigorosissimo spirito analitico, trascorrendo ore ed ore a studiare documenti, non può che attutire con un sorrisino sardonico il moto di indignazione che sarebbe giusto far prorompere leggendo sulle pagine casertane de “Il Mattino”, a nove mesi di distanza dalla pubblicazione della sua bozza e dalla pubblicazione, da parte di Casertace, di una sua guida, non scevra di commenti, ma descrittiva di ogni suo punto, del Piano Aziendale dell’Ospedale Civile.

    Nove mesi dopo, senza un perchè. O meglio, senza un perchè di significato giornalistico.

    Il perchè, come spesso capita negli scritti di Casertace, va cercato ad anni luce di distanza dalla missione di chi esercita questa professione, ad anni luce di distanza anche da chi la esercita in maniera semplice, sobria, non sacerdotale, non iniettando nella sua espressione significazioni missionarie, enfatiche e salvifiche.

    Una cosa, infatti, è stare dentro a una linea editoriale, altra cosa è costruire decine di sub-linee editoriali.

    Degli autentici piccoli feudi, che spesso sfuggono al controllo di un direttore, ma anche di un responsabile di redazione, in cui, puntualmente, il racconto della vita non è collegato a un tentativo di servire il bene comune, ma di asservire questo a interessi particolari, che non sono quelli di un editore (volesse il cielo si trattasse solo di questo), ma di potentati che, come dei virus informatici, si incuneano in questo giornale, approfittando, diciamo così (ecco a cosa serve il training), delle umane debolezze di chi ci lavora, e di chi, di questo giornale, che rappresenterebbe sulla carta la maggiore istituzione meridionale per quanto riguarda la comunicazione, depaupera e sfregia la storia.

    Il pistolotto iniziale lo abbiamo utilizzato come si usa l’etere per anestetizzare un lembo del corpo da sottoporre ad una altrimenti dolorosa iniezione.

    Che c’entra Lorenzo Iuliano, valente cronista de “Il Mattino”, con il Piano Aziendale dell’Ospedale Civile di Caserta? Chi non sa o chi legge distrattamente, ritiene il bravo Iuliano artefice ed esecutore unico di una paginata, improvvisamente pubblicata dalla redazione di via Roma, sui contenuti del Piano Aziendale, oggi in mano al commissario Paolo Sarnelli, dopo che la Regione ha significativamente “osservato” la prima bozza inviatagli in estate dall’allora direttore generale Francesco Bottino.

    Inforchi gli occhiali e leggi. Ti accorgi che in quella paginata, se si eccettua l’illustrazione dei fondamentali più elementari della bozza di Piano Aziendale, cioè della scoperta dell’acqua calda, relativa al computo dei Dipartimenti Sanitari e Amministrativi, non c’è, in pratica, nulla, omeglio sarebbe dire che non c’è (quasi) nulla. E il quasi, stavolta, fa la differenza.

    L’occhio attento non può, infatti, non soffermarsi sulle uniche tre righe interessanti e importanti dell’articolo, cioè quelle relative ad una descrizione del rapporto aritmetico tra dipendenti dell’azienda ospedaliera, in funzione della distribuzione degli stessi Dipartimenti.

    E qui l’acqua calda diventa bollente: “L’azienda ospedaliera resta articolata su sette Dipartimenti Sanitari: Scienze cardiologiche e vascolari; Chirurgia e specialità chirurgiche; Emergenza e accettazione; Oncologia; Salute della donna e del bambino; Medicina interna e delle specialità mediche; Scienze diagnostiche e dei serviziRaddoppia, però la struttura del Dipartimento Amministrativo, pur avendo poco più di 100 dipendenti a fronte dei circa 1400 lavoratori che afferiscono invece ai sette Dipartimenti Sanitari“.

    Questo scrive testualmente “Il Mattino”.

    Un giudizio di valore abilmente nascosto, soprattutto a chi non ha occhi per leggere correttamente, dentro a un mare di inchiostro utile solo a fare da paratia a questo rigo, autentico messaggio trasversale ad uso e consumo del neo commissario Paolo Sarnelli, e che è l’unico motivo per cui, a sei mesi di distanza dall’uscita dei nostri articoli, e di quelli di altri giornali sul Piano Aziendale, viene rimessa in pista, a tutta pagina, quella che, solo apparentemente, è una minestra riscaldata.

    Il rigo micidiale, fa anche capire chiaramente perchè, su questo articolo, è stata immolata la firma incosciente di Lorenzo Iuliano, e non è stata utilizzata quella storica, quella che, negli ultimi anni, si è accompagnata a quasi tutti gli interventi che il quotidiano di via Chiatamone ha dedicato alle vicende dell’azienda ospedaliera: la firma di Claudio Coluzzi da Carinaro.

    Se il buon Iuliano non l’ha capito, glielo spieghiamo: non è assolutamente vero che ci sia stato un raddoppio dei Dipartimenti del settore amministrativo. Negli ultimi anni, ce ne sono stati sempre due, con competenze e funzioni diversamente distribuite rispetto a quelle odierne.

    Ma perchè scrivere questa balla spaziale? Perchè Coluzzi utilizza la firma incosciente di Iuliano? Perchè quell’accentuazione sui rapporti apparentemente sfasati tra il numero di Dipartimenti Amministrativi e la cifra dei dipendenti che vi afferiscono in proporzione nettamente inferiore a quelli del settore sanitario?

    Ve lo diciamo noi, anzi non ve lo diciamo noi.

    Ammesso e non concesso che il ragionamento possa procedere con questo approccio sistemico, non considerando, cioè, che i problemi dello stipendio, degli straordinari, delle buste paga, degli infermieri, dei medici, cioè di tutte le componenti del settore sanitario, non incidano sui carichi di lavoro del settore amministrativo (ed è pura follia pensare questo) ripetiamo, ammettiamo pure, per assurdo, che sia così, perchè “Il Mattino” di Caserta solleva solo oggi questo problema e lo alimenta e lo rafforza pure con una bugia, cioè quella di un raddoppio inesistente dei Dipartimenti?

    Suspence…ma stavolta ve lo diciamo sul serio. Quale sarebbe la testa che “Il Mattino”, da sempre governato da Claudio Coluzzi per quel che riguarda le cose dell’ospedale, implicitamente vuol far cadere?

    Rullo di tamburi…la testa è quella di Maria Concetta Cosentino, detta Tina, cugina di primo grado di Nicola Cosentino, arrivata in ospedale da pochi anni, da quando è passata dall’incarico di responsabile del personale dell’Asl di Caserta a quello di capo Dipartimento, sempre con competenze specifiche sul personale, nell’azienda ospedaliera, dove ha occupato una poltrona che nell’organigramma già c’era, con competenze diverse, e su cui sedeva, formalmente, l‘ingegnere Festa, passato poi alla carica di responsabile dell’ufficio tecnico.

    Festa, che completava una pariglia formata insieme alla Costantini, anch’essa direttore di Dipartimento, nel suo caso del Secondo Dipartimento Amministrativo, che si occupa, prevalentemente di Provveditorato e di acquisti.

    Naturalmente, il buon Coluzzi, i cui rapporti con l’ex direttore sanitario Diego Paternosto e con il dirigente Carmine Iovine sono stati e restano più che intensi, poteva diventare mai l’esecutore materiale di un messaggio, per noi non cifrato, inviato al neo-commissario Paolo Sarnelli, che, essendo un caldoriano di ferro, potrebbe anche non dolersi dell’incombenza di dover tagliare la testa coronata di Tina Cosentino?

    No, non poteva, visto ciò che Nicola Cosentino ha fatto per lui, partire dalla nomina di assessore al Comune di Gragnano, governato al tempo dalla moglie del sindaco di San Cipriano, Martinelli, passando per l’incarico che lady Coluzzi ha avuto per diverso tempo nell’ufficio stampa del Comune di Casal di Principe, al tempo governato da Cipriano Cristiano, e potremmo proseguire ad libitum.

    Ecco che significa fare un’informazione tossica.

     

    Gianluigi Guarino

     

    PUBBLICATO IL: 11 febbraio 2014 ALLE ORE 12:13