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    VIAGGIO NEL PIANETA GIOVANI: Giuseppe Carrabba: Così ho demolito la matematica per inseguire il sogno delle Belle Arti, vera possibilità contro la crisi”


      Prosegue il nostro viaggio alla scoperta dei talenti che provano a trovare uno spazio nel mondo del lavoro lavorando su se stessi dal lato della cultura Giuseppe Carrabba, vent’anni appena compiuti . “Fiero di essere ex alunno del Diaz” mi dice con un sorriso disarmante. Frequenta l’Accademia delle Belle Arti , a Napoli, studia […]

    Nelle foto: Giuseppe Carrabba

     

    Prosegue il nostro viaggio alla scoperta dei talenti che provano a trovare uno spazio nel mondo del lavoro lavorando su se stessi dal lato della cultura

    Giuseppe Carrabba, vent’anni appena compiuti . “Fiero di essere ex alunno del Diaz” mi dice con un sorriso disarmante. Frequenta l’Accademia delle Belle Arti , a Napoli, studia da sceneggiatore nella sezione Fotografia, Cinema e Televisione. Un ragazzo “innamorato di cinema” che si è già misurato come autore e sceneggiatore di Corto. E i loro corti sono già in rete, ma hanno anche molti altri progetti in comune.

    Gli chiedo come si sia approcciato a una scelta così particolare e, certo, non prevedibile dopo un liceo scientifico:“Il liceo mi ha fatto realizzare che non ero portato per la matematica, anzi… diciamo… ci ho divorziato dalla nascita! Amore e odio! Ma alla fine l’ho spuntata io. Al liceo nella totale damnatio del mio professor Levi, mi dedicai, nelle ore di matematica , alla realizzazione della “Divina Matematica”, una riscrittura parodistica della commedia dantesta, una dissacrazione della matematica … insomma mentre gli altri si misuravano con calcoli complessi, nella mia mente regnavano rime e anche sberleffi!

    Così, Giuseppe ebbe il suo battesimo artistico e fu soprannominato “ Donte” ed è cosi’ che lo trovate su Facebook, Giuseppe Donte Carrabba. Ma ritornando all’Accademia, mi racconta che non è stata una scelta scontata e neppure facile da far digerire a un papà ingegnere e a una mamma docente. Com’ è andata? “ Quando dissi ai miei che non avevo intenzione di studiare, per anni, materie che avrebbero negato me stesso e ho prospettato l’idea dell’Accademia, in primis è stato mio padre che ha capitolato lasciandomi libero. Poi le resistenze di mia madre sono crollate sotto il peso delle mie convinzioni.

    Immagino Giuseppe con i suoi neri da sognatore ma fiero e dritto dire alla madre testualmente “Voglio sognare e voglio credere di poter realizzare me stesso… i miei desideri… chi non sogna smette di vivere!”. Ma la riflessione di Giuseppe non è solo emotiva, anzi è il frutto di attente valutazioni anche esistenziali, dalle sue parole traspare tutta la precarietà che è stata ingenerosamente regalata a questa generazione “ In un periodo di profonda incertezza- mi dice- non sono certo le lauree canoniche o i percorsi ortodossi a garantire il futuro. Forse 15 anni fa avrei seguito le orme di mio padre, pazienza, avrei studiato anche la matematica, ma sicuramente la crisi, che non è sempre negativa ha allargato i miei orizzonti”.

    Certo non è il coraggio che manca a questo ragazzo, parla con decisione, negli occhi il sogno ma quanta consapevolezza! A vederlo sembra uno studente di ingegneria, serio, misurato, l’ eloquio fluido e accattivante. E’ elegante, un bravo ragazzo, nessuna stravaganza nel suo aspetto, nessuna ricerca di alternatività. In Accademia Giuseppe si confronta con materie umanistiche e tecniche cioè quelle specifiche di Tv e Cinema. “ Il 28 in Cinematografia con Stefano Incerti, è stata una bella soddisfazione, anche un’ulteriore conferma se vogliamo”.

    Mi racconta del suo impegno in Accademia, ore ed ore di lezione anche in laboratorio, docenti esigenti, molto spesso registi e sceneggiatori noti nel settore. “Professori come Guido Pappadà e lo stesso Incerti che, contro ogni luogo comune, sin dal primo giorno tenne a sottolineare che “essere artisti non significa farsi le canne!” cio’ vuol dire che l’arte non ha bisogno di segni esteriori, non vive di stereotipi non sono né mi ritengo un alternativo, cerco piuttosto, di essere originale. L’ arte è una dimensione interiore.

    Giuseppe è serio, ci tiene a sottolineare che il suo impegno artistico si traduce nello studio “Per me l’arte è un modo di vivere la vita, vita che penso sia un po’ come un film: ognuno di noi è il regista e lo sceneggiatore della propria vita. Ma a me piace anche raccontare gli altri attraverso una continua osservazione … ecco io mi ritengo un osservatore della realtà e dei personaggi che la animano”.  Parliamo del suo ultimo progetto che condivide con Carlo Milite, una storia di un fisico-matematico russo, amante del cinema, che, migrato in Italia, si trova a fare il proiezionista e per arrotondare anche il parcheggiatore.

    Una storia sul cui sfondo vi è il dramma dell’immigrazione da cui si allontana subito per imperniarsi sul cambiamento che questo fisico matematico nostalgico del cinema tradizionale si trova a vivere nella fine dell’era della pellicola a vantaggio del digitale. Un documentario che uscirà a breve anche in rete e che è un lavoro svolto nell’ambito delle attività laboratoriali della cattedra Documentazione Audiovisiva del prof. Montesarchio, noto documentarista.

    Uno studio diversificato, creativo, ma anche strutturato scientificamente con strategie e tecniche e tecnologiche, un connubio tra il racconto e i mezzi e i codici per diffonderlo. “Prof, è esattamente così, mi piace rifarmi al fulcro delle Lezioni Americane, quando Calvino afferma che “un buon artista dev ’essere sia un saturnino che un mercuriale”, emozione e razionalità in un intreccio senza soluzione di continuità…ed è quello che mi capita quando penso a un progetto: lo sento, lo vedo, lo strutturo e poi…mi deve piacere, emozionare, ed è questo che voglio, trasmettere anzi parlare con le mie azioni e riuscire a suscitarne per far nascere da queste, poi, le riflessioni”.

    Condividiamo l’idea che il cinema sia letteratura, come non pensare al Satyricon felliniano come la migliore lettura di Petronio, o a Pasolini e alle sue stupende pagine cinematografiche. Lui va oltre, il suo è il tempo di Quentin Tarantino, conviene con me sull’idea del cinema come letteratura, come racconto “Nel cinema la sceneggiatura fa parte della fase letteraria, è la colonna portante dei tre momenti di pre-produzione, produzione e post-produzione, il film prima di diventare immagine è un racconto”.

    È arrivato il momento di salutarci e, quindi, della domanda di rito: come si vede Giuseppe a trent’anni? Come immagina l’amore, il lavoro e dove pensa di essere? “Ecco…proiettarmi avanti di dieci anni….non è facile! – resta perplesso, poi riprende – spero non solo di aver sceneggiato almeno un film ma anche di aver trovato una donna che possa condividere la mia stessa trincea, cioè che mi affianchi in questa guerra senza armi che è la vita. Dove sarò? Spero di avere un lavoro che mi faccia viaggiare ma non per questo necessariamente vivere all’estero. Vorrei vivere in Italia, non so di preciso dove”.

    Come di consueto, chiedo a Giuseppe un motto, una frase che lo identifichi o che sintetizzi il suo modo d’essere “Di solito non cito frasi altrui ma stavolta ne userò una letta in un cinema dove stiamo girando un documentario , è molto appropriata: Fugge la vita vivente , resta nell’arte. Penso sia il sogno di ogni artista!”

    Stefania Modestino

     

    carlo-milite-accademia-belle-arti-20131110.html

     

    I corti in rete:

    Proiettili di carta : watch?v=l9U-d-yKZ_4

    Inside: watch?v=Bxy2il_TFT0

    Veglia: watch?v=vUwBDm1wU_Y

     

    PUBBLICATO IL: 22 dicembre 2013 ALLE ORE 10:31