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    S.MARIA C.V / Ecco come con una tavola tarocca vogliono costruire case e negozi nella zona della nuova caserma dei Carabinieri


        Il racconto di una vicenda emblematica di quello che è stato il governo della cosa pubblica nella città del foro. L’ufficio tecnico conferma una sua solida tradizione di propulsore di affari speculativi. Eppure su questa vicenda l’ingegnere Franco Biondi può dire tranquillamente: “questo lo potevo fare”   S.MARIA CAPUA VETERE – Una delle più risibili […]

     

    Nelle foto il frontespizio della tavola allegata della famosa delibera del febbraio 2010 e la descrizione grafica dell’intervento edilizio che aveva ricevuto il placet del Consiglio stesso solo per quel che riguarda la caserma dei Carabinieri

     

    Il racconto di una vicenda emblematica di quello che è stato il governo della cosa pubblica nella città del foro. L’ufficio tecnico conferma una sua solida tradizione di propulsore di affari speculativi. Eppure su questa vicenda l’ingegnere Franco Biondi può dire tranquillamente: “questo lo potevo fare”

     

    S.MARIA CAPUA VETERE – Una delle più risibili fandonie che gira da anni a Santa Maria Capua Vetere e che questa amministrazione sia l’antitesi, l’autentica alternativa di quelle che l’hanno preceduta. Soprattutto di quella capitanata da Giancarlo Giudicianni e, sostanzialmente, da Giovanni Campochiaro.

    Una puttanata galattica, dato che esiste un filo rosso non sottile, ma molto molto corposo e resistente che collega le due esperienze di governo in quella che è non solo una mentalità, ma anche la moneta sonante di alcuni affari. Una continuità non solo ideologica e materiale, ma di carne. Perché c’è un uomo di carne di mezzo che stava lì e sta qui. Questo uomo si chiama Franco Biondi.

    Teoria? Punti di vista? Sentite questa storia. Nel febbraio del 2010, quando Silvio Berlusconi ritenne che il piano casa fosse uno strumento (e tutto sommato lo era) per rilanciare l’economia, tanti appetiti si innescarono nelle stanze, tutt’altro che segrete delle regioni, soprattutto meridionali, dei comuni e dei più accorsati studi professionali. Una carovana di sindaci, assessori, attappi, speculatori, ricottari di ogni risma, dissero: è arrivato il nostro momento. Chiaramente in un comune come Santa Maria Capua Vetere dove il genere citato rappresenta la struttura portante della società indigena, andarono in visibilio, e così nel febbraio del 2010 quando l’amministrazione Giudicianni si autodefiniva ancora di centro sinistra e Franco Biondi non era ancora arrivato al timone dell’ufficio tecnico furono presentati in Consiglio diversi progetti,  da far camminare grazie agli strumenti garantiti dalla legge regionale 19 che era l’applicazione della legge nazionale detta del “piano casa”. La nuova caserma dei carabinieri nella zona dell’ex macello, la riqualificazione degli alloggi ex Protezione civile in via Consiglio d’Europa e rione Iacp, occupati da anni abusivamente da delinquenti di ogni risma.

    Al tempo grazie all’arcigna, ma soprattutto tecnicamente avveduta azione di controllo, svolta in consiglio comunale da Gaetano Rauso, non passò una terza tavola che più che un piano casa era un vero e proprio assalto alla diligenza, a colpa di palazzi  e cementificazione selvagge in zone agricole soprattutto in area Sant’Andrea con le ben conosciute targhe del Pellino e del Cavaliere Renga che poi a Casapulla avrebbe trovato terreno fertile per il suo modo di vedere e di concepire il piano casa.

    Rauso che è uno attento non riusci a bloccare quello che non poteva umanamente bloccare: cioè l’introduzione di un allegato apocrifo rispetto a quello che il consiglio aveva approvato, e posticcio che prevedeva una grande operazione, ugualmente speculativa (residenze Ers e negozi) proprio nell’area dove sarebbe nata, per effetto di quelle tavole approvate, la nuova caserma dei Carabinieri con alloggi attigui.

    Subito dopo l’amministrazione di centro sinistra targata Giudicianni, per effetto del rinomato ribaltone, diventò di centro destra, con annesso, conseguente e tutt’altro che casuale approdo nell’ufficio tecnico di Santa Maria Capua Vetere dell’ingegnere Franco Biondi, proveniente da Caserta.

    Oggi, febbraio 2013, quella famosa tavola posticcia è diventata oggetto di una determina di incarico, firmata da chi? Ma naturalmente da Biondi che attribuisce un incarico al noto architetto, noto non tanto all’accademia alla quale si bea di appartenere, ma ai tanti comuni della regione da cui ha beccato incarichi, Uberto Siola, questa determina dà il via libera, con relativo esproprio, al progetto che il consiglio comunale di Santa Maria C.V. non approvò nel febbraio del 2010, dato che questa tavola fu inserita, come Rauso è pronto a sostenere senza alcuna remora, successivamente all’approvazione della delibera e senza che il consiglio ne avesse preso visione.

    Insomma una solita “mandrakata” alla sammaritana, che è tale proprio perché apparentemente è un atto legittimo in quanto agli atti esiste una delibera approvata dal consiglio comunale in cui è stato infilato anche questo allegato.

    Gianluigi Guarino

    PUBBLICATO IL: 28 febbraio 2013 ALLE ORE 20:50