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    L’INCHIESTA NONA PUNTATA – Ma a MADDALONI lo sapevate che la fondazione Villaggio dei ragazzi può essere liquidata? L’originale risparmio dei Legionari di Cristo


    Come sempre documenti alla mano sveliamo aspetti della gestione della storica istituzione maddalonese conosciute da pochissime persone. Delle 5 auto rimaste nelle dotazioni dell’ente, ben 3 sono nella piena disponibilità di don Cavallè e di altri 2 sacerdoti. E i prezzi della mensa sono aumentati del 670% MADDALONI – Si tratta di un caso tipico […]

    Nella foto Cavallè, Matrisciano, Elizalde e Cuesta

    Come sempre documenti alla mano sveliamo aspetti della gestione della storica istituzione maddalonese conosciute da pochissime persone. Delle 5 auto rimaste nelle dotazioni dell’ente, ben 3 sono nella piena disponibilità di don Cavallè e di altri 2 sacerdoti. E i prezzi della mensa sono aumentati del 670%

    MADDALONI – Si tratta di un caso tipico di sdoppiamento della personalità: da un lato la sindaca Rosa De Lucia afferma, testualmente, che il comune non può occuparsi delle vicende interne al Villaggio, perché il Villaggio è una cosa e il comune di Maddaloni è un’altra cosa; dall’altro, nomina o medita di nominare Domenico Cortese, ci dicono responsabile della comunicazione nel comune di Maddaloni, nel Consiglio di amministrazione del Villaggio.

    La De Lucia ha smentito le voci su Cortese, ma non può certo smentire che, seppur in senso lato, il comune di Maddaloni è una sorta di azionista del Villaggio, dato che statutariamente nomina un suo componente del Consiglio di amministrazione.

    In poche parole, la De Lucia non sa che pesci pigliare. Vorrebbe, ma non può. Le piacerebbe forse utilizzare la visibilità che il Villaggio può dare a lei e all’amministrazione, ma è ben consapevole dei problemi enormi di cui la fondazione è investita, a partire da quello legato al contenzioso in nuce che si potrebbe sviluppare sulla vicenda della compensazione tra quello che il comune deve dare al Villaggio, a titolo di canone per gli immobili utilizzati per ospitare scuole pubbliche, e quello che il Villaggio deve dare al comune per quella vicenduccia irrilevante legata al fatto che, per anni e anni, le strutture della fondazione si sono “attaccate” alla pubblica illuminazione e per l’altra faccenda, di cui non abbiamo parlato nella puntata precedente, dell’acqua ugualmente non pagata per anni.

    Ecco perché la De Lucia, quando si tratta del Villaggio si trasforma in una sorta di Amleto che interroga un teschio, ma in questo caso non vi diciamo di quale “buffone di corte”.

    IL MEMORABILE CDA DEL 21 GIUGNO – Con tutto il rispetto per la congregazione per i Legionari di Cristo, se permettete, anche per una sorta di umana umanità onomastica, i gesuiti sono tutta un’altra cosa. Sarebbe stato, dunque, opportuno che non fosse stata scelta la data del 21 giugno, solstizio d’estate, ma soprattutto giorno di uno dei santi gesuiti più importanti, e cioè il Gonzaga. Perché i gesuiti erano e sono, basta vedere quello che dice e fa Papa Francesco, persone di grandissimo vigore morale e materiale.

    I gesuiti non avrebbero redatto un verbale un po’ raffazzonato, corredato da 1 sola firma del segretario del Cda, e cioè quella di Pietro Matrisciano, per assumere e per far dispiegare gli effetti di 5 decisioni, importantissime, contenute in 5 delibere, affisse all’albo pretorio del Villaggio 6 giorni dopo, con 5 firme  sempre del solo Matrisciano.

    Da queste delibere, almeno per quello che riguarda la loro prima versione (da noi mostrata nei link in calce),  si vedeva che sono 4 su 5 i consiglieri di amministrazione presenti. L’assente è padre Paolo Scarafoni, indagato di recente dalla Procura di Bari e, per questo, “dimissionato” dalla carica di rettore della Università Europea di Roma, parimente gestita dai Legionari di Cristo.

    Ma il mistero non è questo: dopo aver impiegato 6 giorni per l’affissione in bacheca, dopo ulteriori 3 o 4 giorni, sugli stessi verbali viene apposto un tratto di penna sul nome di padre Paolo Cerquitella, anche lui Legionario di Cristo, con tanto di indicazione postuma di una sua assenza susseguente alla registrazione della propria presenza.

    Per ricordarsi che il buon Cerquitella era assente e non presente, Matrisciano dovette riflettere a lungo, precisamente più o meno 10 giorni.

    Un contenuto su cui c’è poco da scherzare, su cui c’è poco da gigioneggiare su firme, su presenze che prima ci sono e poi non ci sono. Si tratta, infatti, del famoso Consiglio di amministrazione che sancisce la chiusura della scuola dell’infanzia, o materna che dir si voglia, con contestuale licenziamento delle 9 maestre, costrette, poi, a riciclarsi come donne delle pulizie, cameriere ed aiuto cuoca. Stiamo parlando, giusto per la precisione della delibera n° 4 del 2013.

    Il secondo atto deliberativo rilevante è contrassegnato con il numero 2/2013, ed è quello attraverso cui viene dato il via libera alla trasformazione da Ipab ad Asp che detta così sembra di leggere un fumetto.

    In realtà è una robina molto importante, dato che la fondazione chiede alla Regione Campania di abbandonare lo status di istituto pubblico di assistenza e beneficenza per abbracciare quello di azienda per i servizi alla persona.

    L’obbiettivo da un lato è ambizioso e dall’altro esprime un segnale sinistro. La trasformazione in Asp, infatti, significa che la fondazione diventerebbe un ente pubblico a tutti gli effetti, con la possibilità offerta ai suoi dipendenti, di trasferirsi in altri enti della pubblica amministrazione. Essere Asp vuol dire anche poter saltare su altre forme di finanziamento pubblico, visto che l’accesso ai vecchi canali, con la Regione in perenne bolletta, sta diventando sempre più problematico.

    Quindi, qualora la fondazione dovesse andare a gambe all’aria i dipendenti sarebbero salvi, e questo fa capire che all’interno della stanza dei bottoni del Villaggio, l’idea che la montagna di debiti possa rendere in prospettiva impossibile la gestione non è considerata  del tutto fantascientifica.

    Ovviamente l’ambizione è una cosa, la realtà è un’altra. La Regione Campania, infatti, non si è ancora pronunciata sull’istanza presentata a fine giugno per effetto della delibera 2.

    L’ESPEDIENTE – Va sottolineato che il riconoscimento dello status di azienda per i servizi alla persona esclude categoricamente le scuole confessionali, religiose. Dunque, esclude anche le scuole cattoliche. Sempre in quel fatidico 21 giugno viene approvato anche il nuovo statuto proposto alla Regione come strumento normativo della futura formazione targata Asp.

    In questo statuto scompaiono tutti gli storici riferimenti alla natura religiosa del Villaggio dei ragazzi. Non si tratta di bazzecole, ma, in pratica, della negazione di se stessi, dell’identità fondativa, del tessuto connettivo della creatura di don Salvatore D’Angelo che, non a caso, continua ad essere gestita da religiosi.

    Il fatto che gli studenti continuino a celebrare il primo venerdì del mese, come capita nella stragrande maggioranza degli istituti scolastici cattolici che possiedono un cappellano, il fatto che a turnazione gli studenti facciano un ritiro spirituale mensile, in cui si parla di Dio, di dottrina, di fede, speranza e carità e non della borsa di Milano, diventa una espressione sgradevole di una gestione che non indugia nel ricorrere ad espedienti che, in tutta onestà, sono disonorevoli da un punto di vista istituzionale in funzione della storia e, ripetiamo, della precisa identità del Villaggio

    FONDAZIONE “REA CONFESSA”: SIAMO SOTTERRATI DAI DEBITI – Rimaniamo sempre alla fatidica giornata del 21 giugno e alla terza delibera, precisamente la n° 6/2013 che, in pratica, è una dichiarazione un po’ disperata e un po’ di più disperante, per chi è legato alla storia del Villaggio dei ragazzi.

    Si tratta dell’adesione alla procedura “composizione della crisi da sovraindebitamento”.

    La legge 3 del 2012 prevede espressamente che questa procedura possa essere attuata da enti che non sono assoggettabili alle procedure concorsuali, e la fondazione, almeno in teoria, non può dichiarare fallimento a eventuale conclusione di una procedura concorsuale.

    Vediamo se qualcuno dal Villaggio, sempre pronto ad accusarci di attacchi strumentali e di altre stupidaggini del genere, contesterà questa nostra affermazione.

    Quella delibera, secondo noi, è il riconoscimento di una situazione di prefallimento da parte di un ente che non può fare fallimento per legge .

    Recita la delibera: La fondazione, a detta del Presidente, trovandosi in stato di sovraindebitamento, può, quindi, proporre ai creditori, con l’ausilio degli organismi di composizione della crisi, un accordo[…] Tale proposta di accordo o di piano prevede la ristrutturazione dei debiti e la soddisfazione dei crediti attraverso qualsiasi forma,  anche mediante cessione dei crediti futuri. Il piano può anche prevedere l’affidamento del patrimonio del debitore ad un gestore per la liquidazione, la custodia e la distribuzione del ricavato ai creditori”

    Se non è un pre-fallimento ci assomiglia molto e si tratta di un paracadute rispetto a una condizione economica tanto drammatica da far mettere nero su bianco l’ipotesi della liquidazione del soggetto giuridico. Questa procedura, sempre secondo la delibera citata, si innescherebbe attraverso la sospensione del consiglio di amministrazione e il conferimento di “ogni potere al presidente in ordine all’adesione alla procedura”

    Lo sapevate questo maddalonesi? La citazione di atti di tenore pubblico, non i pettegolezzi, non le indiscrezioni, prefigurano, per il momento, solo in uno stadio di ipotesi, la liquidazione della fondazione Villaggio dei ragazzi. Ecco perché il testo di questa delibera, insieme al testo della altre due citate lo pubblichiamo integralmente come link in calce a questa puntata della nostra inchiesta.

    L’ORIGINALE SPENDING REVIEW DI DON CAVALLE’ – Quante auto ha in dotazione il Villaggio dei ragazzi? Cinque. Ne ha cinque. Un numero non esorbitante tenendo conto che devono servire alle necessità di circa 1200 studenti e di circa 300 dipendenti. Si è portati, allora, a pensare, che questo numero limitato di auto, venga utilizzato per operazioni strettissimamente legate ai servizi nell’immediato riconducibili alle necessità del personale e degli studenti. Tanto più che per tirare la cinghia e per neutralizzare le legittime rimostranze e rivendicazioni di un creditore, precisamente  Ardolino di Maddaloni, a questo furono venduti, a prezzo concorrenziale, due pullman più grandi e un Fiat Ducato da 9 posti.

    Cinghia stretta, ma non per i legionari. Delle 5 auto sopravvissute, infatti, 3 sono nella disponibilità esclusiva di don Cavallè, che guida una Opel Zafira, del dimissionato ex direttore generale padre Francisco, coordinatore non di attività del Villaggio, ma di quelle di Regnum Christi in Campania (come scritto più volte, in questa nostra lunga inchiesta, braccio secolare dei legionari di Cristo) anche lui viaggiante in Opel Zafira. La terza auto, in questo caso una Peugeot, la utilizza padre Bonifacio, cappellano delle scuole. E alle necessità dei 1200 studenti e dei 300 dipendenti cosa rimane? Una vecchia, ormai usurata e non più trendy, Opel Zafira di padre Miuel e una piccola 600.

    MANGIARE COSTA CARO, MA NON PER I LEGIONARI – Fino a un anno fa il ticket mensa era fissato a 60 centesimi di euro per i dipendenti e a 1 euro per gli studenti non assistiti. La crisi economica della fondazione indusse padre Miguel, Matrisciano e padre Francisco a stabilire un ritocchino di circa il 670%.

    Si passò in un solo colpo da 60 centesimi a 4 euro, unificando l’importo del ticket per i dipendenti e per gli studenti. Inutile dire che l’operazione non si è tradotta in un successo economico, in un aumento esponenziale del gettito legato all’utilizzo della mensa. Si è assistito, infatti, a un fuggi fuggi generale, a una vera e propria ritirata poco strategica al punto che qualcuno ha iniziato a ipotizzare che un aumento di queste dimensioni non fosse tanto finalizzato a fare entrare più soldi nelle casse della fondazione, ma a chiudere la mensa, la quale, evidentemente, aveva costi addirittura esorbitanti rispetto anche a una super copertura come quella dei 4 euro.

    Basta dire che il giovedì e il venerdì tutti i dipendenti, prenotandosi per tempo, potevano, e possono, mangiare al ristorante dell’istituto alberghiero con gli stessi 4 euro, ma, in questo caso, a differenza di quello che capitava alla mensa, molto più dozzinale e parca, con tanto di pranzo completo, serviti dagli studenti-camerieri.

    Ora la mensa interna è diventata un fatto esclusivo per i convittori, circa un’ottantina, e per i legionari, ai quali i pasti sono serviti nella cosiddetta “saletta vip”.

    Nei mesi estivi, sempre in esclusiva per i legionari, visto che i ragazzi non ci sono, la mensa è a disposizione, così come la lavanderia, nonostante i sacerdoti della congregazione fondata da don Maciel, vivano all’interno del Villaggio, e ovviamente a spese del Villaggio, in un appartamento fornito di cucina, lavastoviglie e frigo all’americana.

    Se questa è una spending review?

    Si chiude qui la nona puntata. Per il gran finale della decima vi promettiamo sin da ora una sorpresa clamorose e un video veramente sensazionale.

    Gianluigi Guarino

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    PUBBLICATO IL: 12 novembre 2013 ALLE ORE 18:31