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    L’INCHIESTA – QUARTA PUNTATA. VILLAGGIO DEI RAGAZZI. Una cascata di quattrini (pubblici) buttati letteralmente via per oratori e convegni di Regnum Christi. La gestione fallimentare della Fondazione


        Oggi, sempre attendendo una replica sui contenuti di quello che stiamo scrivendo in questo serissimo lavoro giornalistico ci occupiamo di un mega happening svoltosi al Big Maxi Cinema di Marcianise di un appartamento affittato nella zona di via Settembrini, nel Capoluogo, di un’autorimessa e dell’immobile che il sacerdote di San Felice, don Giovanni […]

     

    Nelle foto a destra, il palazzo lasciato da Don Giovanni Vigliotti al comune di San Felice e da questo dato in gestione alla fondazione Villaggio Dei Ragazzi che lo ha utilizzato per realizzare il suo ennesimo flop. A destra padre Miguel Cavallé

     

    Oggi, sempre attendendo una replica sui contenuti di quello che stiamo scrivendo in questo serissimo lavoro giornalistico ci occupiamo di un mega happening svoltosi al Big Maxi Cinema di Marcianise di un appartamento affittato nella zona di via Settembrini, nel Capoluogo, di un’autorimessa e dell’immobile che il sacerdote di San Felice, don Giovanni Vigliotti aveva donato al comune per finalità assistenziali.

    MADDALONI –  Nella terza puntata della nostra inchiesta che si preannuncia piuttosto lunga sulla conduzione della fondazione Villaggio dei Ragazzi, ente ricettore di ingenti finanziamenti pubblici, ci siamo a lungo soffermati sull’esperienza delle Suore Carmelitane Scalze, religiose, selezionate dai Legionari di Cristo per gestire, in regime di sobrietà e di frugalità, l’internato, cioè il collegio dei convittori. D’altronde, essendo scalze, le Carmelitane hanno fatto un voto di assoluta povertà, in cui avrebbe dovuto tradursi tutta la loro opera riguardante la conduzione della struttura che era stata loro affidata. E invece, le Carmelitane quando arrivarono nel 2000 erano scalze, nel momento in cui se ne andarono 3 o 4 anni dopo, ci volle un Tir per trasportare tutto quello che dal Villaggio portarono via.

    Nel periodo in cui operarono, tra le loro necessità e quelle dei Legionari, diciamo che un 350mila, 400mila euro furono spesi nel bilancio della Fondazione. Ripetiamo non per la gestione materiale del Convitto, che era coperta da un’altra voce del Bilancio, ma solo per il mantenimento delle suore, a quel punto evidentemente non più scalze e dei Legionari, i quali, almeno loro, con i quattrini avevano una certa dimistichezza, dato che quel furbacchione del fondatore Marcial Maciel, in pratica sotterrato negli Inferi da Benedetto XVI aveva costituito questo ordine, con l’obiettivo di dialogare sulla fede con le cosiddette elites.

    Sulla carta, le elites variamente connotate, elites culturali, scentifiche, in realtà con le sole elites del quattrino, cioè quelle economiche.

     

    REGNUM CHRISTI: ECCO COME VOLARONO VIA PIU’ DI

    100mila euro DELLA FONDAZIONE VILLAGGIO DEI RAGAZZI - Don Miguel Cavallé aveva importato nel Villaggio dei Ragazzi un modello educativo, socio pedagogico che era quello, per stessa ammissione di don Miguel, inventato da padre Maciel. D’altronde nel resto del Mondo aveva funzionato dato che i Legionari di Cristo erano un ordine accreditatissimo e, tutto sommato seppur con qualche ammaccatura lo sono rimasti anche quando la vita e le opere di Padre Maciel sono risultate essere una colossale finzione messa in scena da un inguaribile peccatore, rotto ad ogni vizio e, perchè no anche ad ogni turpitudine.

    Ma don Miguel è un tipo estroso. Ci ha voluto mettere anche del suo. Ad un certo punto ha ricordato che esisteva un altro modulo educativo e formativo che, a suo avviso poteva essere associabile a quello dei Legionari. E siccome il Villaggio dei Ragazzi non poteva essere ridotto ad una conventicola di Vip e di elites danarose, che da queste parti non ci sono e se ci sono tendono a nascondersi, in considerazione del nero che più nero non si può, della nostra economia, dicevamo, don Miguel una notte sognò il Piemonte e San Giovanni Bosco, il quale nel Villaggio era anche molto quotato visto che, a suo tempo don Salvatore D’Angelo lo aveva innalzato al rango di patrono della istituzione educativa.

    Don Miguel, insomma, si appuntò idealmente un fregio salesiano e cominciò a fondare oratori.

    Il primo prese vita all’interno del Villaggio. Un’operazione apripista per esportare il marchio anche all’esterno.

    Attenzione, non il marchio della fondazione Villaggio dei Ragazzi, ma dell’associazione Regnum Christi, che, come pure abbiamo raccontato nella terza puntata della nostra inchiesta, rappresenta il braccio secolare dei Legionari di Cristo, formato com’è da laici, che però, a Maddaloni e a Caserta non portavano i quattrini, bensì li prendevano. Giusto per fare un esempio, un mega incontro nazionale di questa associazione fu intitolata “Incontro di gioventù e famiglia missionaria”. Fu lautamente finanziato da soldi della Fondazione, tra i quali ad occhio e croce c’era e ci sono anche i finanziamenti pubblici che gli enti territoriali, Regione e Provincia erogano pescando questi soldini dalle casse rimpinguate dalle tasse pagate dai cittadini campani e casertani.

    Quell’incontro che durò 2 giorni, 29 e 30 aprile 2007, e che si svolse tra il Villaggio e il Big Maxi Cinema di Marcianise, costò almeno 100.000 euro e forse la cifra è anche espressa per difetto.

    L’happening fu un mezzo flop, mentre i 100mila e passa euro fecero bye bye.

     

    LE SEDI DI CASERTA E DI MARCIANISE – Evviva l’oratorio, dunque. Don Cavallé ne progettò uno per Caserta e un altro per Marcianise, in aggiunta a quello già citato ed operante a Maddaloni. A Caserta si guardava quantomeno alla middle class. Don Miguel affittò un appartamento al primo piano nella zona di via Settembrini. Per due anni di seguito la Fondazione corrispose un canone d’affitto mensile con ovvio acquisto di arredi e vari giochi, dal calciobalilla alla play station, dal Xbox a diversi televisori a colori. Nell’appartamento fu anche definito uno spazio che fungeva da cappellina.

    In quella struttura ci hanno messo piede al massimo qualche decina di ragazzi. Fu un fiasco totale, al punto che dopo circa 24 mesi l’appartamento fu lasciato, dopo che, naturalmente il Villaggio ci aveva buttato via diverse decine di migliaia di euro, in quanto all’interno erano stati realizzati anche dei lavori.

    Stessa sorte, in linea di massima, per lo pseudo oratorio di Marcianise, dove Don Miguel Cavallé locò, naturalmente non a spese sue, un’autorimessa che fu adattata e arredata di tutto punto. Pure in questo caso durò due anni circa, un po’ di voci strane, più di qualche problemino, con conseguente ritirata strategica.

    Ovviamente, il fatto che la fondazione avesse perso un’altra barca di quattrini rappresentava per don Miguel un dettaglio insignificante.

     

    LA COMUNITA’ ALLOGGIO PER RAGAZZE DI SAN FELICE A CANCELLO – Nei primi anni del decennio scorso, quando padre Miguel si era insediato da poco, al Villaggio dei Ragazzi gli era stata offerta, dal vescovo di Acerra, la Casa del Fanciullo di Arienzo. Si trattava di un’antica struttura assistenziale, tutto sommato simile al Villaggio dei Ragazzi, alloggiata in un prestigioso palazzo del 700 in cui, per 7 anni visse Sant’Alfonso Maria De’ Liguori, vescovo di S’Agata dei Goti, il quale trascorreva ad Arienzo, parte integrante di quella diocesi, lunghi periodi per ritemprare le sue forze, già minate dall’artrite deformante che lo avrebbe poi condotto alla tomba.

     

    A DON CAVALLE’ NON PIACQUE – E non si è capito mai perchè, in considerazione del fatto che si trattava di una sede di indubbio prestigio e già avviata. Al presidente della fondazione piacque, al contrario, una dozzinale palazzina, situata al centro di San Felice a Cancello e che un sacerdote defunto aveva donato al comune vincolandola ad un uso per fini assistenziali.

    Padre Miguel e il sindaco di allora e di oggi, Pasquale De Lucia si intesero al volo. Naturalmente la fondazione assunse la gestione della casa, la ristrutturò, ovviamente attingendo altre decine di migliaia di euro dalle casse già sofferenti del Villaggio e inaugurando la Comunità Alloggio Santa Bernadette. Una sorta di convitto femminile che doveva diventare speculare al convitto maschile interno al Villaggio.

    Grande dispiego di “femmine pittate” durante l’inaugurazione della struttura, manco a dirlo nel bel mezzo della campagna elettorale per le elezioni comunali di San Felice, che avrebbero confermato, a furor di popolo Pasquale De Lucia.

    Per l’inaugurazione fu scelta la data del 10 marzo 2007, il giorno del compleanno di padre Maciel, per il quale don Miguel Cavallé nutriva ancora una grande ammirazione e desiderio di emulazione, nonostante il fatto che l’anno prima la Congregazione per la Dottrina della Fede, concludendo un’istruttoria fatta partire dal cardinale Joseph Ratzinger aveva condannato senza appello il fondatore dei Legionari di Cristo, invitandolo a togliersi dalla scena e a dedicarsi completamente ad una vita di penitenza e di preghiera.

    Stesso copione, stesso epilogo: l’iniziativa si rilevò un flop. Finita l’inaugurazione, mangiati i pasticcini, andati via tutti gli ospiti, furono immediatamente rimossi tutti quei mobili, quegli arredi e quegli oggetti che erano stati portati in questa sede e che potevano essere soggetti a tentativi di furto. E ciò già dimostrava quanta fiducia don Cavallé nutrisse in merito alla prospettiva di effettivo sviluppo della struttura. Ovviamente, un annetto scarso e la casa chiuse, dopo che era stata frequentata, e non scherziamo da una sola bambina.

    La casa è ancora in possesso del Villaggio, ma è completamente abbandonata, con buona pace della volontà del sacerdote san feliciano don Giovanni Vigliotti che l’aveva donata al Comune perchè rifiorisse come struttura a disposizione dei poveri, dei disagiati e dei meno abbienti.

     

    IL CARDINALE VELASIO DE PAOLIS - Tra le decine e decine di migliaia di lettori di Casertace e di questa avvincente inchiesta, annoveriamo, orgogliosamente (capito, avvocato Marra, le sue lettere usciranno domenica con adeguata replica) anche il cardinale Velasio De Paolis, delegato del Papa per la riforma dei Legionari di Cristo, i quali, visto quel popo’ di roba che ha combinato padre Maciel, vanno controllati, controllati a vista e controllati bene, come stanno facendo, ad esempio la Guardia di Finanza e la Procura di Bari, che ieri, giovedì, hanno iscritto nel registro degli indagati, Don Paolo Scarafoni, Legionario di Cristo, consigliere d’amministrazione della fondazione Villaggio dei Ragazzi e rettore, fino ad un paio di settimane fa, dell’Università Europea di Roma, Ateneo privato fondato dagli stessi Legionari.

    Il cardinale De Paolis ci legge con attenzione. Probabilmente alcune cose che scriviamo non le condivide. Ma non si sogna nemmeno lontanamente di scriverci lettere intimidatorie come quelle ispirate da don Miguel Cavallé. Per ricompensarlo di questa sua attenzione, che ci onora, forniremo al prelato di tutta la raccolta della nostra inchiesta nel momento in cui la concluderemo. Ma il Cardinale dovrà attendere ancora molto, dato che qui la vicenda e l’intrigo sono lunghi e complicati. Diciamo che, forse, con un’altra decina di puntate, ne verremo fuori.

    Gianluigi Guarino

     

    PUBBLICATO IL: 18 ottobre 2013 ALLE ORE 19:18