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    L’INCHIESTA PRIMA PUNTATA – La biografia non autorizzata di don Miguel Cavallè, dominus del Villaggio dei ragazzi e allievo prediletto di padre Maciel, l’uomo che, accusato di pedofila, Papa Ratzinger ha definito “un falso profeta”


    Alla luce delle prime reazioni scomposte e inortodosse seguite ai nostri primi articoli sulla gestione della gloriosa istituzione fondata da don Salvatore D’Angelo, si rende ancora più urgente un serio, circostanziato, argomentato e documentatissimo percorso di analisi di quello che è stato negli ultimi 12 anni e di quello che è oggi  la fondazione cara ai Maddalonesi, […]

    Nella foto Maciel e Cavallè

    Alla luce delle prime reazioni scomposte e inortodosse seguite ai nostri primi articoli sulla gestione della gloriosa istituzione fondata da don Salvatore D’Angelo, si rende ancora più urgente un serio, circostanziato, argomentato e documentatissimo percorso di analisi di quello che è stato negli ultimi 12 anni e di quello che è oggi  la fondazione cara ai Maddalonesi, ma non solo, e finanziata con sostanziosissime risorse pubbliche

    MADDALONI - Sarebbe interessante fare un’intervista a don Miguel Cavallè, presidente del Consiglio di amministrazione della fondazione Villaggio dei ragazzi e successore di don Salvatore D’Angelo, creatore e guida della stessa istituzione per lunghi decenni.

    Naturalmente l’intervista, per essere una cosa seria, gliela dovremmo fare noi di Casertace. La prima domanda che porremmo a don Cavallè sarebbe la seguente: lei è ancora convinto di quello che ha dichiarato nel 2003 al vaticanista de L’Espresso Sandro Magister (CLICCA QUI PER LEGGERE)sulla origine maligna, calunniatrice delle accuse rivolte al fondatore del suo ordine, padre Marcial Maciel? E lei, Cavallè, alla luce di quello che Papa Ratzinger ha scritto in un suo libro dello stesso padre Maciel, definendolo un falso profeta, ritiene di dover ancora collegare la sua formazione spirituale, il suo cammino culturale e religioso alla traccia di quest’uomo, che la Congregazione della Dottrina della Fede, guidata fino al 2005 dallo stesso Ratzinger, ha sostanzialmente posto fuori dalla Chiesa avallando di fatto le accuse di dissolutezza e di pedofilia che gli erano state rivolte?

    Beh, questo non è un modo per prendere alla lontana l’obbiettivo che ci siamo preposti: far luce sulla gestione da parte di don Miguel Cavallè della fondazione Villaggio dei Ragazzi nei 12 anni della sua presidenza, conquistata quando di anni ne aveva poco più di 30 senza una precisa esperienza e senza il bagaglio di cognizioni accademiche relative alle discipline della gestione o anche della pedagogia, al di là della fugace esperienza messicana quando, poco più che imberbe, aveva diretto una non meglio precisata scuola.

    Le due domande che vorremmo porre a don Miguel sono, al contrario, assolutamente pregnanti rispetto alla necessità che avvertiamo attraverso quest’inchiesta giornalistica di mettere a disposizione di tutti i maddalonesi, di tutti coloro che restano devoti  alla memoria di don Salvatore, di tutti quelli che hanno legato la loro vita all’esperienza di studio, di formazione, condotta all’interno  del Villaggio dei Ragazzi, delle precise informazioni documentate, ma anche un profilo, una biografia non autorizzata, dunque indipendente dal punto di vista materiale e morale di chi ha assunto l’onore e l’onere di una eredità tanto ponderosa.

    Ma chi è don Cavallè? Quello che si autocelebra certo non con umiltà francescana attraverso una sorta di autobiografia, questa si autorizzatissima, che mette in cima alla sua pagina di Facebook, o è colui che sta portando al disastro le casse e anche l’onore del Villaggio?

    Naturalmente ben sappiamo che si tratta di una materia molto delicata e ben sappiamo anche che, come era largamente prevedibile (ma qui casca malissimo) don Cavallè ha iniziato con le solite storie del Guarino avanzo di galere ecc. che in questa provincia sono utilizzate inutilmente, dato che Guarino c’è stato in galera non certo per pedofilia, ma per l’ancor più spaventoso peccato di omesso controllo su articoli scritti da altri giornalisti e considerati diffamatori.

    La vicenda, dunque, merita una scrupolosissima attenzione da tradurre in costante citazione dei documenti e degli atti espressi con la firma di don Miguel con cui il Legionario di Cristo ha connotato gli anni della sua gestione da autentico dominus del Villaggio. Ed è esattamente quello che faremo nelle prossime puntate di questa inchiesta.

    Riprendendo il discorso di prima, dopo aver spiegato il motivo per cui lo consideriamo tanto importante, sarebbe, quindi, essenziale capire quello che don Cavallè pensa rispetto alla precisa definitiva condanna, irrogata da Papa Bendetto XVI nei confronti di padre Maciel, di quello che don Miguel considera suo maestro, cioè l’uomo e il sacerdote che, nelle sue autobiografie, dichiara di aver conosciuto quando aveva solo 16 anni e di aver convissuto con lui a Roma per ben 10 anni. Anni in cui  “Ho avuto – come  ancora annota testualmente nel messaggio  in cui comunicò la morte di un già in disgrazia padre Maciel - la fortuna e l’immenso dono di conoscere  personalmente Maciel, “nostro padre” come noi lo chiamiamo. Addirittura il signore mi ha concesso di vivere con lui dieci anni nella stessa casa a Roma. Ho potuto esperimentare in prima persona e costantemente la santità di questo uomo straordinario, degnissimo figlio di Dio ed esemplare servitore della Chiesa, alla quale ha ubbidito sempre eroicamente per fede e per amore.”

    Se Cavallè ha detto queste cose e pensava queste cose di padre Maciel nel 2009 quando la Congregazione della Dottrina della Fede si era già pronunciata, pienamente avallata da Papa Ratzinge, con il fondatore dei Legionari già spedito a vita privata dal Papa e morto negli Usa a Jacksonville, in Florida, allora vuol dire che don Miguel considera le posizione assunte e le decisioni prese dalla Congregazione in un procedimento intentato quando a presiederla era l’allora cardinale Joseph Ratzinger completamente infondate.

    Non occorre certo un esperto di dottrina della fede o un esegeta dell’obbligo di obbedienza che ogni sacerdote ha nei confronti del Santo Padre per affermare che queste dichiarazione che don Miguel ha fatto di fronte a una serie di prove schiaccianti sulla dissolutezza del suo maestro non depongono certo bene sulla sua attitudine a dirigere una struttura che ha come sua missione quella dell’educazione prima di tutto cristiana di migliaia e migliaia di giovani.

    Mentre il direttore generale dell’ordine dei Legionari, padre Alvaro Corquera, ha più volte preso le distanze dalla vita e dalle opere di padre Maciel, ponendosi al fianco, con atteggiamento allo stesso tempo misericordioso e votato alla richiesta di perdono, delle vittime del fondatore, non c’è una dichiarazione pubblica, una sola, in cui padre Miguel, limitandosi solamente a sovrapporsi alla linea della sua Congregazione prendale distanze da Maciel, l’uomo che il Papa ha messo all’indice dopo le accuse circostanziate e disarmanti di pedofilia e di decine di altre porcherie che hanno fatto affermare a Papa Ratzinger che ha condotto una vita: “al di là di ciò che è morale: un’esistenza avventurosa, sprecata, distorta”.

    Gianluigi Guarino

    PUBBLICATO IL: 8 ottobre 2013 ALLE ORE 19:52