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    L’INCHIESTA Ospedale di CASERTA. Doppioni, primari nominati a iosa, unità improduttive. Ecco perché il piano ospedaliero va bocciato


        PRIMA PUNTATA. Oggi soffermiamo la nostra attenzione sulla pletora di unità complesse, semplici e dipartimentali che si addensano nel Dipartimento di scienze cardiologiche e vascolari   CASERTA - Il dato di fondo che emerge da una lettura del piano ospedaliero proposto dalla direzione strategica all’attenzione e all’approvazione della Regione Campania è quello relativo a […]

    Nella foto Piazza e Paternosto

     

     

    PRIMA PUNTATA. Oggi soffermiamo la nostra attenzione sulla pletora di unità complesse, semplici e dipartimentali che si addensano nel Dipartimento di scienze cardiologiche e vascolari

     

    CASERTA - Il dato di fondo che emerge da una lettura del piano ospedaliero proposto dalla direzione strategica all’attenzione e all’approvazione della Regione Campania è quello relativo a un non riconoscimento dell’identità di un ospedale come quello di Caserta che dovrebbe essere concentrato nella valorizzazione qualitativa di determinate discipline. Una struttura di alta specializzazione che esprima livelli superiori relativamente ai servizi di emergenza. Questo piano, invece, conferma un’impostazione vecchia, sorpassata dalle nuove consapevolezze acquisite sulla crucialità della qualità del servizio offerto, vecchio anche perché queste robe, della serie, “appariamo tutti” quelli che in un modo o nell’altro si fanno raccomandare, non risponde più alle possibilità economiche di una spesa pubblica che è esplosa da un pezzo e che no può più fronteggiare certi costi.

    Dal discorso di carattere generale arriviamo a declinare con maggior precisione il nostro assunto. Partiamo dal Dipartimento di scienze cardiologiche e vascolari. Bene. Questo dipartimento è composto da 6 unità operative complesse, da 4 unità operative semplice e da 5 unità operative semplici dipartimentali. In tutto 16 strutture.

    L’unità di cardiochirurgia è sacrosanta, nonostante certi scivoloni degli ultimi mesi di cui ci siamo occupati diffusamente quando abbiamo scritto di certi decessi avvenuti nella sala di terapia intensiva cardiochirugica, come è sacrosanto l’Utic che interviene moltissime volte salvandogli la vita sugli infartuati. Ugualmente è essenziale al chirurgia vascolare dato che se si rompe un’arteria in una gamba, il cardiochirurgo non può intervenire, ma occorre uno specialista specifico per questo tipo di operazioni.

    Dove si comincia a buttare via risorse e denaro è nella conferma come unità operative complesse della cardiologia riabilitativa e della cardiologia interventistica del dottore Salvarola, rispetto alla quale esisteva già un’indicazione della Regione per tagliarla. E questo la Regione non lo diceva a caso, dato che nello stesso dipartimento esistono delle unità semplici dipartimentali appunto che si configurano come dei veri doppioni, è il caso della Uosd di elettrofisiologia e elettro-stimolazione (pacemaker) . Stesso discorso per l’unità operativa complessa di Cardiologia clinica a direzione universitaria.

    Ora, era chiedere troppo che di queste tre unità operative complesse ne fosse conservata solo una devolvendo delle competenze alle Uosd. Tra le altre cose nessun primario avrebbe perso un euro di stipendio mantenendo il suo livello professionale, ma i risparmi sarebbero stati ingenti, dato che strutture di questo tipo necessitano di turnazione h24 di infermieri specializzati che costano un occhio della testa.

    Insomma sarebbe auspicabile che quello che non sono riusciti a fare il direttore generale Bottino, ma soprattutto il direttore sanitario Paternosto, dato che si tratta di unità sanitarie, lo possa fare seriamente e con competenza la Regione Campania attraversò Calabrò, super consulente del governatore Caldoro e attraverso Morlacco, sub-commissario di governo per il rientro dal debito accumulato nella sanità della Regione stesa.

    La prossima puntata che sarà pubblicata tra oggi pomeriggio e domani mattina sarà dedicata ad un altro ginepraio di sprechi e di dipendenti: il Dipartimento di chirurgia e specialità chirurgiche, e lì ne leggerete delle belle.

    Gianluigi Guarino

     

    PUBBLICATO IL: 6 giugno 2013 ALLE ORE 12:19