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    LEGGI LA GRADUATORIA – Negli ospedali e nelle cliniche casertane “si schiatta” con numeri da record nazionale


    L’ Agenas in collaborazione con il Ministero della salute ha pubblicato i dati. Disastro mortalità anche nelle cliniche private a partire dalla S.Michele di Maddaloni CASERTA – Siamo alle solite: la sanità campana e quella casertana maglie nere in Italia.Lo conferma una ricerca dell’Agenas, l’Agenzia Nazionale per i Servizi Nazionali, con uno studio realizzato in collaborazione […]

    L’ Agenas in collaborazione con il Ministero della salute ha pubblicato i dati. Disastro mortalità anche nelle cliniche private a partire dalla S.Michele di Maddaloni

    CASERTA – Siamo alle solite: la sanità campana e quella casertana maglie nere in Italia.Lo conferma una ricerca dell’Agenas, l’Agenzia Nazionale per i Servizi Nazionali, con uno studio realizzato in collaborazione con il Ministero della Salute sul biennio 2011/12. L’indagine vede confrontarsi le 1200 strutture ospedaliere italiane, mettendo in mostra ancora una volta l’arretratezza del sistema sanitario meridionale. Le eccellenze, invece, si trovano in Toscana, seguita da Emila Romagna e Piemonte. Il rapporto mette a confronto i risultati ottenuti in base a 47 indicatori comuni a tutti gli ospedali, che vanno dalla mortalità a 30 giorni per ictus a quella per infarto, dalla proporzione dei parti con taglio cesareo alla mortalità a 30 giorni per bronchite riacutizzata. A svettare, in negativo, sono alcuni ospedali della provincia. Partiamo dai casi di mortalità per ictus a 30 giorni dal ricovero: con una media nazionale del 12%, il Moscati di Aversa raggiunge il 29%, tra i peggiori ospedali nazionali (il migliore, l’ospedale Serristori, in Toscana, ha l’1%). La riammissione in ospedale per ictus a 30 giorni dal ricovero vede invece come primatista negativo il presidio ospedaliero di Piedimonte Matese, con il 23%, rispetto a una media nazionale del 12%. L’azienda ospedaliera ‘Sant’Anna e San Sebastiano’ di Caserta primeggia in negativo nella mortalità a 30 giorni da bypass aortocoronarico, con un rischio del 14% in confronto ad una media nazionale del 2%. Il presidio ospedaliero ‘San Rocco’ di Sessa Aurunca è terzo nella classifica dei peggiori per le probabilità di decesso a 30 giorni da operazione per la frattura del collo del femore, con un 14% di rischio rispetto alla media nazionale del 6%. Uno sconfortate podio tutto casertano per la mortalità dopo interventi di sostituzione della valvola isolata vede al primo posto la clinica San Michele di Maddaloni (23%), l’azienda ospedaliera Sant’Anna e San Sebastiano di Caserta (14%) e la casa di cura Pineta Grande di Castel Volturno (13%). Prestazioni assai deficitarie se confrontante con la media nazionale del 3%, o con il San Raffaele di Milano sotto l’1%. La clinica San Michele di Maddaloni si piazza nelle “flop ten” anche per quanto riguarda la mortalità a 30 giorni dal ricovero per infarto miocardico acuto, doppiando la media nazionale del 9%. Il presidio ospedaliero Moscati di Aversa finisce nella parte “cattiva” delle classifiche anche per quanto concerne la mortalità a 30 giorni dal ricovero per bronchite riacutizzata: il 26% di rischio stona con la media nazionale dell’8% e con l’eccellenza della Villa Pineta di Modena, sotto l’1%. Infine una statistica che non sorprenderà: la Campania svetta per percentuale di parti con taglio cesareo. Tra le dieci strutture sanitarie che lo utilizzano maggiormente, 9 sono campane, e il presidio ospedaliero San Rocco di Sessa Aurunca è secondo in tutta Italia con l’88% dei parti. Qualche notizia positiva c’è, anche se non c’è da gioire per il quadro complessivo. La clinica Sant’Anna di Caserta è tra le migliori dieci in Italia per il tasso di reintervento (entro 6 mesi) in artroscopia al ginocchio, mentre il presidio ospedaliero di Maddaloni svetta nella velocità di intervento per frattura del collo entro due giorni: è il quinto in Italia.

    PUBBLICATO IL: 3 ottobre 2013 ALLE ORE 16:52