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    L’EDITORIALE – Visto, caproni, che Casertace aveva ragione quando scriveva che la città aveva 200 milioni di debiti? Guardate le cifre ufficiali della commissione liquidatrice


            Il commento ve lo leggete sotto, vi segnaliamo solo in calce il link con il testo integrale della relazione finale sulla determinazione della massa passiva (circa 127 milioni di euro) redatta dai liquidatori     CASERTA – Essere ignoranti non è necessariamente una tara decisiva per la qualità della propria esistenza. […]

    Da sinistra: Donatella Andrisani, Nello Spirito e Nicodemo Petteruti

     

     

     

     

    Il commento ve lo leggete sotto, vi segnaliamo solo in calce il link con il testo integrale della relazione finale sulla determinazione della massa passiva (circa 127 milioni di euro) redatta dai liquidatori

     

     

    CASERTA – Essere ignoranti non è necessariamente una tara decisiva per la qualità della propria esistenza. Si può essere ignoranti e affrancarsi attraverso lo studio, si può rimanere ignoranti e mettere dentro alle proprie giornate una sana determinazione istintiva, creativa, sfrontata, utilmente scevra da una riflessione razionale, filtrata dalle maglie della conoscenza e di una coscienza che spesso non scrive la storia.

    Dunque, essere ignoranti può essere un vantaggio, per sè e finanche per gli altri. Ci soccorre al riguardo la sensibilità e anche la grandezza di alcuni personaggi magnificamente dipinti dal regista italo-boemo Ozpetek nel film “Le fate ignoranti”.

    Ma a Caserta non sono neanche ignoranti, sono ciucci e presuntuosi. Chi scrive, anni fa, quando era ancora un idiota che si faceva truffare da noti faccendieri casertani e dai loro compari napoletani su Casertace.it, confezionava centinaia di articoli, a volte delle vere e proprie dissertazioni a cui sacrificava gli ultimi millimetri di retina sopravvissuti, atteggiandosi, insieme al suo amico Nello Spirito, agli Alesina e Giavazzi “de noartri”.

    Spuntavamo i conti del bilancio del Comune di Caserta voce per voce, mortificavamo i nostri occhi sulle pagine complesse del manuale di contabilità degli enti locali di Antonio Rossi, per cercare di comprendere spirito, significato e definizione di quella tagliola infernale rappresentata dall’uso godereccio dei residui attivi e passivi.

    E quando arrivavamo alla fine di quegli articoli che nessuno leggeva a Caserta, io sostenevo che già al tempo il debito reale, quello coperto sistematicamente e con attitudine criminale proprio dall’uso spregiudicato dei residui attivi e da una montagna di debiti fuori bilancio, nascosti nei cassetti dei dirigenti, che sono sempre gli stessi di allora, ammontava a 200 milioni di euro.

    I ciucci e presuntuosi se la ridevano, non sapendo neppure di cosa stesse scrivendo Casertace.

    Non un’analisi, non una confutazione, non una controdeduzione. Ecco perchè i caproni di questa città meritano di essere sotterrati dalle tasse, perchè i 200 milioni di euro di debiti c’erano eccome, e oggi lo attestano i componenti della commissione liquidatrice, i quali, nella relazione che pubblichiamo nel link in calce, sembrano aver fatto un collage di quei nostri articoli. Se fossimo stati un pelo ascoltati in quel periodo, forse oggi le bollette dei residenti in questa città sarebbero più basse, forse si sarebbe riusciti a liberare qualche risorsa per gli investimenti produttivi e occupazionale.

    200 milioni di euro, tra cui 127 riconosciuti dai liquidatori e abilitati a diventare oggetto della fase transattiva e liquidatoria.

    Altri 80 non in grado di entrare nella massa passiva, in quanto ancora non definiti nel loro titolo esecutivo da giudizi in sede civile passati in giudicato.

    E poi, la conferma dei 70 e più milioni di euro di debiti fuori bilancio.

    Il dissesto è un vestito che questa città dissestata nel suo relativismo, nella sua superficialità, indossa, come si suol dire, a pennello.

     

     

    Gianluigi Guarino

     

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    PUBBLICATO IL: 19 dicembre 2013 ALLE ORE 9:24