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    L’EDITORIALE L’agghiacciante conferma di Casimiro Lieto, il filo “gaudioso” de La Vignarella e la cancellazione di Percorsi di luce in puro stile Tafazzi


    L’unica manifestazione veramente in grado di portare turisti in città è stata calpestata dalle ragioni di una politica sempre più cialtrona, relativista e pagnottista Inserire le categorie dell’etica istituzionale e dell’etica politica  nella valutazione dell’operato di chi ricopre incarichi e funzioni di responsabilità in quella che dovrebbe essere la promozione del bene comune è un […]

    Nella foto Napoletano, Lieto e Zinzi

    L’unica manifestazione veramente in grado di portare turisti in città è stata calpestata dalle ragioni di una politica sempre più cialtrona, relativista e pagnottista

    Inserire le categorie dell’etica istituzionale e dell’etica politica  nella valutazione dell’operato di chi ricopre incarichi e funzioni di responsabilità in quella che dovrebbe essere la promozione del bene comune è un esercizio difficile, al limite dello scabroso quando questo si esplica nel perimetro nazionale, figuriamoci qui a Caserta.

    Da noi è una pura perdita di tempo, una pratica oziosa. E questo non tanto perché conti in un’analisi di questo tipo che denunciare, criticare, esporre argomentazioni sulla buona politica e sul buon esercizio di quest’ultima all’interno delle istituzioni sia inutile allo scopo di convertire i protagonisti di questo tempo, impermeabili ad ogni sollecitazione e sempre pronti ad auto-assolversi, ma perché un’azione di forte critica nei confronti dei nostri politici, di quelli che guidano i comuni e le altre agenzie pubbliche più importanti, siano esse amministrative o semplicemente burocratiche, non  esercita alcun impatto su quell’opinione pubblica, che si lava la coscienza ipocrita votando Grillo o attribuendo a Casertace un trionfo di visitatori e allo stesso tempo continua a rendersi mandante e non delegante di un personale politico che evidentemente questo tessuto (in)civile rappresenta in maniera perfetta.

    Per qualche giorno abbiamo letto diverse cose sulla vicenda di Settembre al Borgo e sulle questioni che dovrebbero far diventare l’offerta culturale locale accattivante al punto da far crescere, finalmente, il reddito del nostro territorio casertano attraverso una sostanziale implementazione dei numeri del turismo culturale o surrogato rispetto a questo.

    Ovviamente, le letture più esilaranti ce le ha offerte il quotidiano napoletano La Marchetta, particolarmente in forma, in palla, in questi giorni, nei confronti di ogni potente che le è capitato a tiro. Interviste a tappetino, degne della Pravda staliniana. Al politico viene concesso di dire e di affermare di tutto, anche castronerie clamorose, senza che, magari in un articolo separato dall’intervista, si vada a rimarcare e a dimostrare che quelle parole non sono attinenti alla realtà.

    Questo è capitato anche per la vicenda del decreto del Governo sul polo museale, in cui, soprattutto Zinzi si è distinto in una lettura assolutamente irreale rispetto a quella che sarà, al contrario, la realtà dei fatti che, una volta esauritesi le boiate scritte dai giornali locali, chiariremo con inoppugnabili documenti già a partire dai prossimi giorni.

    Oggi, invece, vogliamo parlare di Settembre al Borgo e della altre due manifestazioni “Il filo ritrovato” e “Le leuciane” che, come accade con le Olimpiadi e con i grandi circhi,  presenterà anche una versione invernale.

    L’assessore regionale Sommese ha stravolto quella che era l’impostazione adottata e sancita dalla Regione Campania la quale, ci aveva raccontato, nello scorso inverno, che non avrebbe dato più un euro alle moriture amministrazioni provinciali, privilegiando, invece, i comuni e i loro progetti di manifestazioni culturali.

    La marcia indietro di Sommese è stata sublimata dai 400 mila euro che l’amministrazione provinciale ha incassato per il recupero in extremis di Settembre al Borgo, mentre ai comuni è stata data qualche briciola per eventi come quelli che abbiamo già citato prima e che avranno come scenario il Belvedere di San Leucio.

    Il successo ottenuto da Zinzi è stato immediatamente offuscato da uno  di quegli atti che dimostra l’inutilità della discussione sull’etica istituzionale e sulla sua subordinata, o almeno su quella che dovrebbe essere la sua subordinata, e cioè l’etica politica.

    Domenico Zinzi ha nominato direttore artistico della manifestazione Casimiro Lieto. Cioè la stessa persona che ha ammesso di essersi appropriata del marchio di Settembre al Borgo con regolare registrazione presso il Ministero dello Sviluppo Economico solo quando è stato smascherato, naturalmente, da Casertace e non da La Marchetta, laboratorio raffinatissimo in cui l’elemento della elargizione complice, corriva, nei confronti dei potenti avviene attraverso quello che viene scritto, ma soprattutto attraverso quello che non viene scritto, attraverso una volontaria e scientifica tecnica di auto-censura, quintessenza della peggiore disinformazione di regime.

    Ebbene come ha potuto Domenico Zinzi premiare ancora una volta Casimiro Lieto? Qualcuno potrebbe rispondere: l’atto penitenziale dell’autore di testi televisivi irpino, che ha, subito dopo essere stato sorpreso da Casertace con le mani nella marmellata, mollato il mal tolto, regalando il marchio di Settembre al Borgo alla Provincia, rende possibile al cattolico Mimì l’applicazione del perdono cristiano. Ma perdonare una persona non vuol dire che questa, nella sua funzione pubblica, di responsabile di una manifestazione finanziata con le tasse dei cittadini campani, possa ancora assolvere all’incarico di gestore del pubblico denaro nel perimetro di quella stessa manifestazione che lui, senza parlarne a nessuno, ha ridotto a proprietà privata. Significherebbe, anzi significa affermare il principio che se uno, di soppiatto con quella tecnica tipica di certi intrighi si appropria di una cosa non sua che non ha inventato lui, collegata all’immagine di un territorio e non certo a quella del tinello della propria abitazione, fa questo, non viene messo all’indice, non viene emarginato, non prende nemmeno una giornata di squalifica, ma addirittura viene premiato con la conferma al veritice della rassegna culturale.

    Seconda risposta che Zinzi potrebbe dare per giustificare la nomina di Lieto: lavorerà gratis. Insomma, non una squalifica, ma un’ammenda , visto che gli altri anni il direttore artistico ha preso dei soldi, ma neanche poi tantissimi  rispetto alla media dei suoi colleghi che sovraintendono a manifestazioni simili a  Settembre al Borgo.

    Beh, questa ragione è forse ancor più grave di quella precedente e riassume la concezione furba, anzi, furbastra che la politica esprime in questo territorio, dove la cultura della superficialità a partire dalla conoscenza dei fatti rappresenta la risorsa più importante perché l’andazzo possa continuare ad andare sempre come è andato.

    Casimiro Lieto, dovete sapere, non è stato solo il direttore artistico di Settembre al Borgo, ma è stato soprattutto altro. Un plenipotenziario assoluto di Zinzi, una sorta di assessore ombra con pieni poteri che ha avuto libertà assoluta distesa anche nell’acquisto degli scopini per i cessi biologici. E questa non è un’affermazione costruita sui “si dice”, ma su documenti concreti, inoppugnabili, in cui si capisce che Lieto non è un operatore cullturale che, in quanto tale, viene scelto per dar vita ad un cartellone di qualità. Lieto è, in pratica, l’alter ego di Zinzi. Adesso voi vorreste sapere quali carte siano in possesso di Casertace.

    Dovete schiattare, le leggerete tra un paio di giorni, quando deciderò di pubblicarle. E sapete perché? Perché so che voi casertani, in questo momento, friggete solo di curiosità pettegola, siete immersi nello spirito banale della morbosità di un gossip e già so che quelle carte vi ispireranno milioni di pettegolezzi, tante espressioni interiori di indignazione, ma nessuna reazione che porti alla formazione di una coscienza civile che parta dal presupposto che la trasparenza non è solamente costituitoa dalla capacità di stare al di qua del limite di un reato, ma è qualcosa di molto più grande, che parte dall’affermazione del concetto, facile e difficilissimo allo stesso tempo, che il danaro pubblico è una cosa che parte dal cittadino e e deve ritornare al cittadino al 100% della sua misura iniziale, esattamente il contrario di quello che è accaduto e che sta accadendo per Settembre al Borgo.

    Nel nostro finalino inseriamo anche il prode Del Gaudio. Il sindaco, evidentemente entusiasmato dalla possibilità che Pasquale Napoletano ha, grazie ai buoni uffici del suo amico Pietro Riello e del consigliere regionale Massimo Grimaldi, di ottenere un po’ di biada dalla Regione, ha in pratica devoluto allo stesso Napoletano l’organizzazione e la gestione dei due eventi, “Il filo ritrovato” e “Le leuciane” on the ice.

    La cosa più importante la scriviamo alla fine. Mentre quello là. alla Provincia, si fa dare 400 mila euro da assegnare alla gestione raffigurante e collaudata di Casimiro Lieto, quello che si appropriò del marchio di Settembre al Borgo, al comune fanno in modo che Napoletano srotoli il filo che, vedrete, porterà sicuramente dalle parti de “La Vignarella”.

    Gli unici soldi spesi bene sarebbero stati quelli di “Percorsi di luce”, la sola manifestazione che negli anni ha dimostrato con i numeri di poter portare a Caserta migliaia e migliaia di turisti.

    Vedete, l’attitudine della nostra classe politica è proprio questa: non spendono uin solo pensiero della loro giornata per la causa del bene comune, ma neanche per il 50% della causa del bene comune, e neppure del 10% della causa del bene comune.

    Fatua vanità, interessi economici e particolari, clientele da abbeverare con scientifica puntualità.

    Questa è Caserta.

    Gianluigi Guarino

    PUBBLICATO IL: 10 agosto 2013 ALLE ORE 11:26