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    L’EDITORIALE Il turista ama essere fatto “fesso e contento”, ma da noi vorrebbero farlo solo fesso. Autobus, classi dirigenti e un sistema CASERTA che non c’è


      Dopo aver sollevato, naturalmente in totale solitudine, la questione del fallimento della sosta forzosa degli autobus dei turisti, Casertace ha assistito, scompisciandosi dalle risate al patetico esercizio di giornali, tarati sulle marchette, che hanno tentato di assumere l’identità di veri mezzi di informazione. Oggi ritorniamo a trattare di questa vicenda, ovviamente da par nostro […]

    Nella foto Caterino, i segnali invia Unità d’Italia e Del Gaudio

     

    Dopo aver sollevato, naturalmente in totale solitudine, la questione del fallimento della sosta forzosa degli autobus dei turisti, Casertace ha assistito, scompisciandosi dalle risate al patetico esercizio di giornali, tarati sulle marchette, che hanno tentato di assumere l’identità di veri mezzi di informazione. Oggi ritorniamo a trattare di questa vicenda, ovviamente da par nostro

     

    Parlare di una crisi di sistema, del sistema Caserta, significherebbe che chi scrive ha contezza del fatto che in passato questo sistema abbia funzionato, abbia prodotto reddito, ricchezza materiale, culturale e sociale, attraverso l’utilizzo e lo sfruttamento ortodosso dei fattori a propria disposizione, cioè territorio, storia, cultura, capitale umano, insomma che quantomeno un sistema Caserta sia esistito.

    Beh, noi questa consapevolezza non la possediamo, prima di tutto perché non abbiamo vissuto la Caserta degli anni 80 e degli anni 90, e poi perché stentiamo a credere che questa città sia sfuggita alla regola imperante, soprattutto nell’Italia meridionale, la cui sistematica applicazione ha portato alla costruzione, dagli anni 70 e per almeno due decenni e mezzo, i propri castelli di carta, drogando continuamente, attraverso l’iniezione, rigorosamente a debito, di fattori di produzione solamente apparenti, ma che in realtà erano fattori di (im)produzione.

    Se sistema, dunque c’è stato, è stato quello della cicala, non certo quello della formica. Dunque, oggi, più che crisi di sistema, si dovrebbe parlare di un sistema tossico imploso, che non riesce a essere sostituito da un sistema, che è l’unico possibile in tempi di vacche magrissime, un sistema che esiste in quanto esiste la consapevolezza di quello che si è e di quello che ci vuole per diventare qualcosa di diverso da quello che, appunto, si è.

    La vicenda del fallimento dell’idea ruvida, basica, rudimentale, superficiale di far fermare gli autobus dei turisti in visita alla Reggia in via Unità d’Italia è l’ennesima espressione di paradigma di quella che è la debolezza, purtroppo non patologica (dato che una patologia si può curare più facilmente), ma fisiologica del nanosistema Caserta.

    Debole, in tutte quante le parti in cui è suddiviso il suo segmento che lo definisce, che comprende l’elaborazione dell’idea da parte del livello istituzionale competente (si fa per dire, ci riferiamo, infatti, ad una competenza giuridica e non cognitiva), della realizzazione della stessa, passando per il confronto contrastato tra i gruppi intermedi, che avrebbero il compito di  arricchire la qualità e le qualità della decisione, ma che a Caserta sono degli autentici ectoplasmi, sia per quel che riguarda l’iniziativa dei partiti politici, sia per quel che riguarda l’iniziativa di gruppi e associazioni, che da queste parti assomigliano il più delle volte a circoli ricreativi o a circoli per anziani.

    Nell’ultima parte del segmento, quindi nell’ultima parte di quello che dovrebbe essere il sistema Caserta  trova posto e dovrebbero agire, come un iniettore e un conduttore di scosse elettriche e di stimoli continui, costanti, le agenzie dell’informazione e, più in generale, della comunicazione, che, tra l’altro, oggi, si avvale o potrebbe avvalersi un numero di strumenti esponenzialmente cresciuti. rispetto a quelli a disposizione nei decenni precedenti.

    Peggio che andar di notte! Queste nuove, grandi occasioni di democrazia, diffusamente fruibili attraverso un’espressione di partecipazione reale ai processi decisionali, che partono dalle elaborazioni,  attraversano l’indolente platea, codina, subalterna, sottomessa e volontariamente avvassallata alla politica dei politicanti locali, senza che nessuno, naturalmente eccettuato Casertace, si ponga il problema che la comunicazione, fatta attraverso l’informazione su fatti e persone, esiste, dunque, cartesianamente, è, solo se rappresenta, non diciamo un potere, come quello descritto nel famoso film americano, ma, quantomeno, una funzione individuata, individuabile, se non del tutto indipendente, quanto meno culturalmente  autonoma, in grado di operafe lontana anni luce da ogni processo consociativo e compromissorio con gli altri soggetti di sistema.

    Bene, anzi male. Se non ci fosse stato Casertace, che ora sta crescendo in maniera clamorosa, ma che lavora, per sua scelta, proprio per conservare il connotao di soggetto e per non precipitare allo stadio di oggetto, ancora con mezzi limitatissimi, a considerare, partendo da quella che dovrebbe essere una banale valutazione di cognizione sulla qualità di un particolare tipo di informazione comunicata, non funzionale al pensiero debole  che sovraintende alle politiche di governo di questa città, dicevo, se non ci fosse stata Casertace, nessuno mai avrebbe conosciuto questa vicenda degli autobus, a cui oggi i vari giornali marchettaridedicano articoli e dibattiti, che si risolvono in autentici festival dell’ovvietà. Nessuno avrebbe saputo  che in via Unità d’Italia c’era e c’è un cartello che è l’emblema della sconfitta culturale di questa città. Un cartello che ispira un espediente forzoso, per far scendere i turisti, convogliandoli, come pedoni, verso l’ingresso di Corso Trieste; un cartello piantato lì, insieme all’illusione che possa, da solo, essere la panacea della crisi economica che sta asfissiando il tessuto commerciale del centro storico.

    Una stupidaggine che non può sorprendere Casertace, che da anni, ormai, misura la qualità dei processi di elaborazione, di organizzazione e di realizzazione degli atti di governo delle classi dirigenti  locali, tutte costruiti appunto, sul castello di carta della superficialità, della non conoscenza e del non riconoscimento di quest’ultima quale elemento indispensabile per arrivare all’ormai sempre più chimerico salto di qualità.

    E chiaro che se tu ti limiti  ad obbligare un turista a scendere ad un chilometro dalla Reggia e a raggiungere il monumento a piedi, dopo che per decenni ha percorso al massimo 150 metri per guadagnarne il portone principale del Palazzo Reale, giocoforza il turista si incazzerà, perché quell’ordine non è accompagnato da motivazioni che possano mettere insieme le necessità pratiche che Caserta ha di rimettere in circolo un po’ di denaro, nel rapporto tra esercenti e consumatori, e la dignità di un’accoglienza. che non può trasformarsi in una rozza modalità finalizzata a spillare soldi a chi ti viene a far visita.

    A Firenze,a Bologna,  a Pisa, le ultime due  da poco visitate, il turista non ha mai l’impressione di dover scendere da un autobus per potersi votare al destino di pollo da spennare da parte di commercianti famelici. Scende da un pullman perché capisce  che da lì in poi. inizia per esempio un’isola pedonale, che non è un perimetro costituito in funzione della speculazione commerciale, ma è uno spazio di attrazione culturale, di occasioni per sollecitare e interessare la propria curiosità. E così camminando, senza avere mai l’idea che la Torre di Pisa o quella degli Asinelli  siano gli unici motivi per cui si sta procedendo a piedi, ma che ce ne sono anche altri, se non dello stesso rilievo, comunque di sicuro interesse, il turista, senza accorgersene, o meglio, accorgendosene pure, ma in uno stato di soddisfazione per quello che ha vistolungo il percorso, per una vetrina fantasiosamente allestita, per un’idea di racconto della città e della sua storia, che l’ha incuriosito, attraversando la strada che conduce al monumento fondamentale,, diventa psicologicamente, molto più disponibile anche a recitare per qualche minuto il ruolo di pollo da spennare. Al turista piace di essere fatto fesso e contento, ma solo fesso no.

    Tutto questo ragionamento, che ho cercato di semplificare, è una roba maledettamente seria e coinvolge tanti momenti della vita contemporanea della nostra città.

    Il sistema Caserta non è in crisi. Semplicemente non c’è mai stato un sistema Caserta lecito, ortodosso, informato dalla conoscenza.. Altro che “capitale della cultura europea”, qui di europeo ci sono solo le elezioni, che, attraverso metodi molto poco europei, permettono ai vari ras e rassettini della politica locale di andare in gita, una gita in cui non pagano, ma sono pagati, a Strasburgo o a Bruxelles per 5 o pi anni. Se ci fosse un sistema Caserta (e qui ritorna un concetto più volte espresso) certi personaggi della politica locale non assurgerebbero a determinate cariche e certi altri non assommerebbero centinaia, centinaia e centinaia di preferenze personali che rappresentano un vero e proprio gradiente tossico  di fusione tra  i rappresentati e i rappresentanti tra i quali, in tutta coscienza, come peggiori, non sapremmo chi scegliere.

    Gianluigi Guarino

    PUBBLICATO IL: 1 settembre 2013 ALLE ORE 14:11