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    L’EDITORIALE – Il dissesto del comune di Capua, l’amaro calice dell’Italia dopo la morte della cicala e le valutazioni sulle amministrazioni di Antropoli, positive anche sul terreno del risanamento


      Stamattina, mercoledì, il consiglio comunale lo ha dichiarato. Tra poco inizierà la procedura per la determinazione della massa passiva. In questi anni sono stati saldati quasi 7 milioni di debiti fuori bilancio delle amministrazioni di fine anni 70, ignorati da quelle successive capeggiate dallo psichiatra Mariano e dal barone Pasca. Con le normative di […]

    Nelle foto, da sinistra, Carmine Antropoli, Pasca di Magliano e Aldo Mariano

     

    Stamattina, mercoledì, il consiglio comunale lo ha dichiarato. Tra poco inizierà la procedura per la determinazione della massa passiva. In questi anni sono stati saldati quasi 7 milioni di debiti fuori bilancio delle amministrazioni di fine anni 70, ignorati da quelle successive capeggiate dallo psichiatra Mariano e dal barone Pasca. Con le normative di oggi, soprattutto con quelle che riformano la validità dei residui attivi,quei sindaci non sarebbero durati nemmeno una settimana; con le norme di ieri questa amministrazione sarebbe stata considerata tra le più virtuose d’Italia.

    Quello che è accaduto quasi due anni fa al comune di Caserta, quello che è accaduto stamattina, mercoledì, al comune di Capua, seppur in una dimensione molto più limitata rispetto alla “mostruosità”, sviluppatasi nei conti della città capoluogo, rappresenta un nuovo grido d’allarme, un’eco della crisi economica che si sta scaricando pesantissimamente sui comuni. In molti avranno assistito, ieri, martedì, allo sfogo e alle parole accorate, pronunciate da Piero Fassino,  nella veste di presidente dell’Anci, associazione nazionale comuni d’Italia, il quale Fassino ha detto con chiarezza che se il governo non rimborserà ai comuni l’importo completo del mancato gettito derivante dall’abolizione dell’Imu sulla prima casa, sarà bancarotta, in considerazione del fatto che la stragrande parte dei comuni sono fortemente esposti nei confronti delle loro tesorerie, le quali hanno già corrisposto gli importi approssimativamente previsti  a titolo di anticipazioni di cassa.

    Paradossalmente, il comune di Capua, oggi, ha approvato, in consiglio comunale il dissesto in un momento in cui la condizione finanziaria dell’ente è nettamente migliorata rispetto a quella del 2006, anno in cui il sindaco Carmine Antropoli inaugurò il suo primo mandato.

    Un paradosso che diventa spiegabile in considerazione di quello che è capitato negli ultimi 5 anni nell’economia internazionale e nazionale, ed in considerazione di come questa congiuntura senza precedenti abbia scaricato effetti diretti ed indiretti, ma comunque, tossici, sui comuni d’Italia.

    Ben altra legislazione, infatti, coccolava, al tempo di Mariano e a quello di Pasca, i comuni, campioni della spesa pubblica improduttiva, mai coperta seriamente da risorse con gettito certo. Ben altra normativa consentiva allora di riequilibrare i bilanci con tempi più agevoli e più comodi, non quelli ristrettissimi di oggi, che hanno costretto il comune di Capua a dichiarare dissesto pur avendo bonificato la messe di debiti fuori bilancio, lasciate dalle amministrazioni antecedenti al 2006, come si può leggere in uno degli allegati di questo articolo. Debiti che i sindaci Mariano e Pasca avevano ereditato a loro volta dalle amministrazioni di fine anni 70 e avevano lasciato beatamente nei cassetti.In quegli allegati, ci sono i nomi e i cognomi per i quali le amministrazioni Antropoli e dunque la città di Capua si sono dovute svenare per restituire o per pagare soldi dovuti, per effetto dei debiti contratti dai governi cittadini allegri degli anni novanta e dei primi anni duemila.

    Con le regole di oggi, con l’entità ormai dimezzata dei trasferimenti dello Stato ai comuni, amministrazioni, come quelle di Mariano e come quella di Pasca di Magliano, non sarebbero durate neanche un mese e i loro dissesti sarebbero stati molto più catastrofici, nelle cifre delle masse passive, che da qui a poco, i commissari di governo andranno a determinare a Capua per questo dissesto. Massa passiva che sarà formata dai creditori che vi vorranno aderire e che, dunque accetteranno di transare il loro diritto, accontentandosi di un 40% dell’importo del credito, che però gli verrebbe liquidato immediatamente.

    Quel carico enorme di debiti fuori bilancio ereditati era un virus che scorreva nelle vene del comune. Se non ci fosse stata la crisi economica internazionale e nazionale, con le conseguenti norme sulla spending review, se l’amministrazione Antropoli avesse potuto ancora usufruire di quella autentica pagliacciata travestita da legge, che ha consentito ai comuni e quindi anche alle amministrazioni Mariano e Pasca di nascondere la polvere sotto il tappeto, di taroccare, con la complicità di uno Stato beota, avvezzo solo alla pratica della cicala,  la realtà cruda delle cifre effettive, oggi, agli occhi di quell’Italia sarebbe stato un comune finanziariamente probo.

    Ora, chi ha le conoscenze sulla contabilità degli enti locali è arrivato, come il sottoscritto, da studi propedeudici di ragioneria, consumati su temibili toni, come quello storico scritto dal professore Amodeo, accoglie, con l’atteggiamento di chi può affermare “e ci voleva tanto!?” l’introduzione nei bilanci dei comuni della banale blindatura dei fondi di svalutazione dei crediti, che per i non iniziati,  segnaliamo, che è l’ammontare dei crediti che le aziende, in questo caso i comuni, ritengono di non riuscire a riscuotere. Quello che valeva per una qualsiasi azienda privata, non valeva per i comuni, nel paese della cicala. Solo ora agli enti locali è fatto obbligo di introdurre un fondo di svalutazione crediti pari al 25% dei residui attivi relativi ad un’epoca  antecedente ai cinque anni che si contano dalla redazione dell’ultimo bilancio in giù, indietro nel tempo.  Si tratta di una scrittura di assestamento, di una normale posta numeraria passiva che in qualsiasi impresa privata, va a rettificare, con l’ausilio di un ragioniere diplomato da 5 minuti, ma anche con l’ausilio di un semplice studente di quarta ragioneria, indirettamente il conto crediti.

    In Italia non è successo così per i comuni a cui è stato permesso di tenere in piena valutazione crediti di quindici, venti e venticinque anni prima, e puntualmente facevano apparire in pareggio bilanci con buchi stratosferici.

    In conclusione, il giudizio politico e amministrativo sui governi cittadini di Carmine Antropoli va espresso con la serietà e con il rigore cognitivo, che sono concetti antitetici rispetto alla demagogia, al qualunquismo accattone e analfabeta. In questo giudizio, saldamente fondato su una affidabile cognizione di causa occorre metterci dentro anche la valutazione che Capua in questi anni in cui rarissimamente, per ovvi motivi, ha ricorso allo strumento dei mutui e dunque ad altri debiti, è riuscita comunque a garantire i servizi essenziali, a pagare sempre gli stipendi ai dipendenti del comune, che saranno continuati a pagare, senza alcuna interruzione, anche a dissesto dichiarato, cosa che a Caserta capoluogo non è successa.

    Oltre a questo le amministrazioni di Antropoli sono riuscite a realizzare un programma visibile e difficilmente contestabile di opere pubbliche per decine e decine di milioni di euro,  grazie a una buona politica che ha permesso al comune di intercettare molti finanziamenti di origine europea e regionale.

    Questa è un’analisi, se ce ne è qualcun altra che ne possa confutare le conclusioni, partendo però dalla coscienza e dalla conoscenza rigorosa, seria approfondita delle sue premesse economiche e finanziarie, si faccia pure avanti. Ai demagoghi e ai qualunquisti dell’ignoranza caprina che popola la politica di questa provincia spediamo un preventivo pernacchio.

    Gianluigi Guarino

    CLICCA QUI PER LEGGERE UNO PER UNO, NOME PER NOME I DEBITI FUORI BILANCIO FATTI DALLE AMMINISTRAZIONI MARIANO E PASCA E PAGATI DA QUELLE DI CARMINE ANTROPOLI

    PUBBLICATO IL: 28 agosto 2013 ALLE ORE 14:51