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    L'EDITORIALE / Caserta, si chiudono nelle stanze del Comune per mettere la città davanti al fatto compiuto con il nuovo Puc


    L’architetto Pica Ciamarra nei giorni scorsi è arrivato di soppiatto nell’ufficio di piano. Ad oggi mancano 11 mesi, secondo il vincolo cogente del piano territoriale di coordinamento della Provincia di Caserta per approvare il nuovo piano comunale e nessuno ha pensato minimamente, da quei buoniannulla dell’opposizione a coinvolgere seriamente la città in un confronto che […]

    Nelle foto, da sinistra, Massimo Pica Ciamarra e l’assessore Peppe Greco

    L’architetto Pica Ciamarra nei giorni scorsi è arrivato di soppiatto nell’ufficio di piano. Ad oggi mancano 11 mesi, secondo il vincolo cogente del piano territoriale di coordinamento della Provincia di Caserta per approvare il nuovo piano comunale e nessuno ha pensato minimamente, da quei buoniannulla dell’opposizione a coinvolgere seriamente la città in un confronto che parta dalla minima informazione cognitiva e arrivi ad un attivo coinvolgimento partecipativo

     

    Liquidare questo breve articolo affidandosi allo sterile rifugio di un’accusa di malevolenza, si può anche fare, ma, facendolo si continuerebbe a trattare la città di Caserta nella maniera in cui è stata trattata, dalle sue principali istituzioni, negli ultimi 15 anni: una mucca da mungere per arricchire le caste della politica locale e quelle dei soliti noti del mondo imprenditoriale e mattonaro.

    Non è un caso che, in questi giorni, il consiglio comunale dovrà approvare un consuntivo con 21 milioni di euro di debiti formalizzati, ma con circa 100 milioni di euro di residui attivi che rappresentano una colossale presa per il culo ai danni dei casertani, dato che solo un fesso può pensare che il comune di Caserta possa seriamente riscuotere negli anni questa mastodontica somma di denaro.

    Insomma, Caserta è subissata dai debiti, molti dei quali, anzi la maggior parte dei quali, nonostante la dichiarazione di dissesto, viene nascosta sotto ai proverbiali tappeti.

    All’orizzonte si profila un altro salasso, una tassa di nuovo conio: la Tares che, probabilmente, darà a Caserta il record del mondo della pressione fiscale pro-capite.

    Nonostante questo, la classe dirigente, in questo caso con i connotati del centro destra, ma in passato era esattamente la stessa cosa per il centro sinistra, continua a pensare, nonostante quello che sta succedendo in Italia, che la politica, le decisioni che contano, quelle che promuovono operazioni economiche a 6, 7, o 8 zeri, siano un affare da consumare, da regolare tra pochi iniziati.

    E allora, non deve stupire che in questi giorni, di soppiatto, al comune di Caserta abbia fatto la sua comparsa l’anziano architetto Massimo Pica Ciamarra, che da una vita, dai tempi della seconda amministrazione Falco ha in mano la titolarità di redigere il nuovo Puc.

    Insomma, qualcosa si muove e, naturalmente, meno si sa e meglio è. Pica Ciamarra arriva nell’ufficio di Piano del Comune, riceve indicazioni e direttive, orientate, naturalmente dall’assessore all’Urbanistica Peppe Greco e la città che dovrebbe essere protagonista di una ampia e profondissima fase di dibattito, di confronto, di proposta, non ne sa assolutamente nulla.

    Si dirà: vabbé, tra poco partiranno convegni, iniziative, si apriranno spazi di dibattito nelle frazioni, iniziando da semplici spiegazioni su quello che la legge regionale numero 16 del 2004 definisce e declina come piano urbano comunale, differenziando significativamente, nella concezione e anche nella definizione qualificativa del territorio, questo strumento dall’antico piano regolatore generale.

    No, non si deve sapere. E neanche, a giustificazione di questo silenzio, si può dire che ci sia molto tempo a disposizione, perchè, in realtà, di tempo non ce ne è.

    Quei pochi che hanno seguito con serietà l’approvazione del Piano Territoriale di Coordinamento della provincia di Caserta, sanno bene, infatti, che questo strumento sovraordinato di regolamentazione dava  ad ogni comune di questa provincia 18 mesi di tempo per dotarsi e per approvare il nuovo Puc, pena la decadenza, anzi la demolizione totale dei raffazzonati, datati e, ormai, inservibili strumenti vigenti.

    In poche parole se entro il febbraio del prossimo anno, dunque entro 11 mesi, il Comune di Caserta non avrà approvato il nuovo Puc, la città capoluogo diventerà una mastodontica zona bianca, una terra di nessuno, in cui tra inedificabilità e porcicomodi loro succederà di tutto.

    Queste perplessità sul silenzio e sull’atteggiamento furtivo, secretato, con cui l’amministrazione comunale sta lavorando sotto traccia, in modo da arrivare a ridosso della scadenza e propinare il famoso dilemma della minestra e della finestra, lo dovrebbe esprimere con vigore argomentativo e con consistenza cognitiva la minoranza consiliare.

    Sì, campa cavallo… Lì se ci togli Cobianchi, tutti gli altri saranno conosceranno, solo, eventualmente, leggendo questo articolo, che esiste un vincolo temporale cogente imposto dal piano territoriale di coordinamento provinciale.

    Insomma, questa è una città persa, in cui l’amministrazione comunale cazzeggia in un dialogo minimale e minimalista, attraverso l’espressione quotidiana di informazioni e di proposizioni sul sesso degli angeli, iniettate sterilmente, anche attraverso un uso incontinente dei social network, e con una minoranza che esprime la traccia, su questi temi, cioè sui temi più qualificanti di un’azione di testimonianza politica, un encefalogramma completamente piatto.

    Noi di Casertace vogliamo occuparci di giornalismo, ma ci accorgiamo purtroppo di svolgere ogni giorno un’azione di supplenza politica e, perchè no, istituzionale che non ci competerebbe. E anche questo è il segno tangibile della crisi profondissima in cui versano Caserta e la sua provincia.

    La pratica del nulla quotidiano dello sterile esercizio di parole senza senso e ignoranti che disegnano i connotati caricaturali del  sistema-Caserta, il quale non è costituito solo dalle istituzioni rappresentative, dalle burocrazie, dai politici da accatto che ci ritroviamo, ma anche di un mondo dell’informazione completamente bolso, in cui sono approdati tutti gli scarti di questa terra, tutti quelli che non avevano né un arte, e né una parte.

    Gianluigi Guarino

    PUBBLICATO IL: 13 marzo 2013 ALLE ORE 13:42