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    LA LETTERA – Il preside del liceo Diaz Suppa: “Fondi per la scuola erogati con poca razionalità per attività di dubbia utilità”


    Ci scrive e volentieri pubblichiamo il dirigente dell’antico istituto scolastico di Caserta, il quale evidenzia gli aspetti contraddittori di tutto il sistema delle erogazioni, che da un lato utilizza risorse in maniera evanescente, dall’altro lascia molti istituti nel degrado e nell’impossibilità materiale di garantire livelli sufficienti dell’offerta formativa   La scuola italiana, a seguito delle […]

    Il dirigente scolastico, Suppa

    Ci scrive e volentieri pubblichiamo il dirigente dell’antico istituto scolastico di Caserta, il quale evidenzia gli aspetti contraddittori di tutto il sistema delle erogazioni, che da un lato utilizza risorse in maniera evanescente, dall’altro lascia molti istituti nel degrado e nell’impossibilità materiale di garantire livelli sufficienti dell’offerta formativa

     

    La scuola italiana, a seguito delle innumerevoli riforme, negli ultimi anni è cambiata radicalmente; in particolare, con l’avvento dell’autonomia, la scuola- istituzione è diventata una sorta di azienda; di qui l’affannosa ricerca da parte dei singoli istituti di un sempre più consistente numero di “clienti” in un contesto di competizione, sulla base di una specifica offerta formativa. Tutto ciò è senz’altro positivo perché ha indotto la scuola a migliorarsi grazie ad un produttivo confronto con l’utenza in un momento storico caratterizzato da una continua evoluzione sia sotto l’aspetto sociologico che tecnologico; la scuola non poteva, infatti, basarsi ancora esclusivamente sulle attività ordinarie curriculari, ma era necessario affiancare ad esse ulteriori attività, quelle extracurriculari, che hanno portato una nuova e positiva ventata di progetti innovatori.

    Come spesso accade però in Italia, si corre il rischio di passare da un eccesso all’altro; da una didattica di tipo curriculare, svolta esclusivamente in orario antimeridiano e basata sul rapporto diretto tra docenti e discenti, si sta passando alla pianificazione e alla realizzazione di una pluralità di attività extracurriculari che dovrebbero completare o integrare la formazione dello studente, ma che talvolta, non armonizzandosi con le ordinarie attività didattiche, con la realtà del territorio, con i reali bisogni formativi, sociali e culturali degli alunni, rischiano di disorientare, confondere e distrarre questi ultimi dalle normali e fondamentali lezioni curriculari.

    Si finanziano, inoltre, con diversi fondi, innumerevoli opere, lavori e servizi che, in molti casi, hanno una scarsa ricaduta sulla formazione degli studenti, sul miglioramento dell’edilizia e delle strutture scolastiche, peraltro spesso fatiscenti. I finanziamenti disponibili, che provengono dallo Stato, dalle Regioni e dalla Comunità europea e che sono indispensabili per la scuola nell’attuale contesto socio- culturale ed economico, andrebbero distribuiti in modo più razionale, considerando le effettive priorità; si dovrebbe cioè finanziare solo ciò che serve realmente a completare, ad agevolare e ad arricchire la formazione degli studenti, nonché a migliorare le strutture scolastiche. Tali finanziamenti, inoltre, prima di arrivare al punto finale di erogazione, passano spesso attraverso una miriade di uffici a livello diverso: europeo, nazionale, regionale, provinciale ecc., attraverso comitati, commissioni, responsabili, con notevoli aggravi di spese; alla fine una minima parte di essi arriva effettivamente a destinazione.

    Se da un lato si rileva la disponibilità di tali finanziamenti, dall’altro l’edilizia scolastica versa in un diffuso stato di degrado: i servizi igienici lasciano a desiderare, le palestre e le aree esterne non sono idonee per svolgere l’ordinaria attività motoria, gli arredi scolastici sono insufficienti; i fondi necessari al funzionamento scolastico sono quasi nulli, il FIS (fondo d’istituto) necessario per lo svolgimento delle attività didattiche indispensabili viene ridotto continuamente (quest’anno è stato addirittura dimezzato) e mancano, inoltre, i fondi per pagare al personale il benché minimo lavoro straordinario talvolta importante per garantire un buon servizio all’utenza. Sono, tra l’altro, proprio quei docenti che concentrano tutta la loro attenzione sulle attività ordinarie con dedizione, professionalità e grandi sacrifici ad essere economicamente penalizzati con stipendi miseri e senza avere la possibilità di attingere ad altre fonti di guadagno.

    Sempre più frequentemente viene inoltre richiesta e concessa l’istituzione di nuovi indirizzi, verosimilmente al fine di ampliare l’offerta formativa rendendola più articolata e rispondente alle esigenze dell’utenza; tuttavia la concessione di tale attivazione, peraltro notoriamente onerosa dal punto di vista economico e non solo, in molti casi non appare razionale e necessaria dal momento che in alcune realtà si rileva una superfetazione degli stessi indirizzi in istituti che distano tra loro soltanto poche centinaia di metri e che finiscono per perdere la propria identità originaria e per non caratterizzarsi in alcun modo. Dei poli scolastici specializzati garantirebbero invece un’offerta formativa di maggiore qualità e un notevole risparmio in termini economici; probabilmente con le sole economie derivanti dalla razionalizzazione degli indirizzi si potrebbero addirittura migliorare le condizioni di tutti gli istituti scolastici della provincia sotto l’aspetto strutturale e della sicurezza.

    In un momento di crisi come quello attuale viviamo purtroppo situazioni contraddittorie: da un lato si risparmia su tutto e spesso non si dispone di fondi assolutamente necessari per garantire lo svolgimento delle normali attività didattiche; dall’altro vengono erogati finanziamenti finalizzati alla realizzazione di opere e attività di dubbia utilità che è improbabile possano avere una apprezzabile ricaduta sugli allievi.

    La verità è alla fine solo una: la scuola riflette nel bene e nel male ciò che avviene nella società italiana; quando, specie nei momenti di crisi, i finanziamenti sono ridotti, paradossalmente spesso vengono dirottati nella direzione sbagliata a danno delle categorie più deboli e delle attività e delle opere indispensabili.

     

    Luigi Suppa

    dirigente del liceo Scientifico Armando Diaz di Caserta

    PUBBLICATO IL: 28 gennaio 2014 ALLE ORE 18:25