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    IL VIDEO – ESCLUSIVA – Il paradosso di Peppe Greco e quella porcata di antenna sulla strada Panoramica di CASERTAVECCHIA


    Dopo le rivelazioni di ieri, venerdì, sulla Casola-Valle di Maddaloni, abbiamo scoperto un’altra cosa che, a nostro avviso, viola anche le norme del Piano paesistico. Da qui, una nostra breve speculazione filosofica CASERTA - Stamattina, ci siamo svegliati, un po’ meno incazzati di quanto non lo fossimo ieri. Un po’ meno incazzati, un po’ più filosofi […]


    Dopo le rivelazioni di ieri, venerdì, sulla Casola-Valle di Maddaloni, abbiamo scoperto un’altra cosa che, a nostro avviso, viola anche le norme del Piano paesistico. Da qui, una nostra breve speculazione filosofica

    CASERTA - Stamattina, ci siamo svegliati, un po’ meno incazzati di quanto non lo fossimo ieri. Un po’ meno incazzati, un po’ più filosofi e si sa che il ragionamento filosofico, se uno ha la pazienza di articolarlo applicando una disciplina infrastrutturale come la logica, serve a far capire meglio le cose, sempre che si abbia una speculare pazienza di leggerlo con calma e senza affrettarsi.

    L’IDILLIO TRADITO DELLE FRAZIONI COLLINARI DI CASERTA

    In questi giorni, siamo saliti un paio di volte in collina, per far visita ad uno dei diversi luoghi della Caserta meravigliosa e sfregiata della Caserta che contiene in un cofanetto di piccole gioie naturali anche la chiave del suo riscatto, della sua crescita. Ma quei piccoli gioielli sono come il petrolio che quando fu scoperto per la prima volta dalle popolazioni indigene fu scambiato per melma, per merda.

    Casertavecchia, Pozzo Vetere, Casola. Luoghi bellissimi che soprattutto negli anni dell’amministrazione Del Gaudio sarebbero dovuti diventare il motore della ripresa di immagine e di sostanza economica della città e questo perché un figlio di quei luoghi, cioè Peppe Greco, era uscito, lui sa solo in che modo, o meglio, lo sappiamo anche noi, ma non fa niente, da trionfatori della consultazione elettorale.

    L’ETHNOS DI CASERTAVECCHIA, CASOLA E POZZO VETERE

    Ma in questi due anni di governo abbiamo compreso, con un certo rincrescimento, che Peppe Greco rappresenta, anzi, incarna un paradosso che ci porta a nutrire un serio dubbio sul fatto che veramente Greco sia un nativo, nell’accezione letterale del termine, dell’ethnos collinare casertano, fatto di identità che noi abbiamo potuto spesso constatare parlando con persone di discendenza pura, singoli individui che, a differenza degli indigeni che scambiavano il petrolio per merda, le gioie di quel cofanetto non solo le conoscono, ma le riconoscono. Gente che da tante generazioni abita in queste frazioni e che fatica a distaccarsene anche quando deve recarsi a lavoro giù in città o in altri luoghi.

    Una sorta di valore identitario, nobilmente conservatore e dunque conservativo di una cosa che merita di essere conservata.  Una caratterista capace di distinguere  il discendente dei nativi di Casola, Casertavecchia, Pozzovetere da un assimilato, il quale non potrà, e non certo per una motivazione di struttura razziale, ma proprio per questa fiera apparentemente anacronistica cultura identitaria, essere associato con una sorta di ius loci a questo ethnos.

    In Peppe Greco, allora, si riassume il vecchio adagio dell’eccezione che conferma la regola, oppure un passaggio a vuoto della continuità dell’ethnos nel percorso dell’albero genealogico, perché tutto quello che l’assessore Greco ha è in dissonanza con quel valore identitario, con quel viscerale amore per la terra, i profumi, la natura, le bellezze delle colline casertane.

    Dunque, la nostra piccola speculazione filosofica chiude il sillogismo con quello che è il suo titolo: Peppe Greco è un paradosso.

    LA SOLITUDINE DELLA RAGIONE

    D’altronde, oltre alle schifezze come quella raccontata ieri sul progetto approvato della presunta Casola-Valle di Maddaloni (CLICCA QUI PER LEGGERE) ci sarebbero mille storie da raccontare per dimostrare l’assoluta solitudine di questi residenti, di questi nativi, che ricevono un trattamento anche peggiore dei famosi nativi pellerossa i quali ebbero almeno la libertà di organizzarsi nelle riserve in cui furono ridotti come meglio li aggradava. I residenti di Casertavecchia, invece, associano la loro solitudine  alla solitudine della ragione che in questa città non abita da tempo.

    Se il problema fosse solo rappresentato dall’inazione, dall’abbandono, dalla non attenzione, il processo di degrado, partendo da questo dato di neutralità, si consumerebbe in tempi significativamente dilatati. No, al comune di Caserta e l’amministrazione comunale in cui c’è anche il nativo riuscito male, Peppe Greco, non si accontentano di non far niente, non si accontentano di essere un ph neutro, no, vogliono segnalarsi come strumento di danno immediato.

    LA PANORAMICA E LE MAPPE DI GOOGLE

    Della strada panoramica di collegamento tra Casertavecchia e San Leucio abbiamo scritto decine e decine di articoli, e abbiamo sostenuto che questa strada, ufficialmente chiusa al traffico per le molte frane che l’hanno interessata era 100 mila volte più meritevole di un intervento strutturale, magari finanziato proprio con il Piu Europa. Perché se è vero che neanche un progetto di tale natura non interpretava in pieno, forse lo spirito e i  requisiti fondanti del Piu Europa, ma sempre meglio di 700 metri di asfalto su uno stradello di campagna, come è stato deciso per la Casola -Valle di Maddaloni.

    Quanto meno, la Panoramica, oltre ad essere una strada con una veduta mozzafiato, che nelle giornate terse allunga l’orizzonte  all’isola di Ventotene comprendendo tutte quelle del golfo di Napoli, è segnalata dai navigatori satellitari come il percorso da intraprendere quando, arrivando  da Caiazzo e dal basso Sannio digiti sullo smartphone la parola Casertavecchia.

    Brutta cosa perché evidentemente le mappe di Google su cui sono costruiti i percorsi satellitari non conoscono che quella è una strada chiusa, o meglio non riescono a vedere che sia chiusa dato che irresponsabilmente è tenuta aperta nonostante i segnali stradali e nonostante che su questi non si regga da nessuna parte l’ordinanza della sua inibizione al traffico.

    L’ANTENNA DELLA VERGOGNA

    Tutto ‘sto ragionare deve arrivare, concedendoci la licenza di tradire ogni regola del giornalismo cronistico, alla notizia che è la seguente:  la giunta Del Gaudio-Greco su questa strada, vi mostriamo la foto in alto, ha fatto costruire un’ enorme antenna (forse per attivare la videosorveglianze nel centro urbano),  incardinata ad un profondo scavo riempito con un bel po’ di cemento.

    Un’opera orribile che andrebbe condannata a prescindere e additata come l’emblema dell’incultura tout court di questa città.

    PIANO TERRITORIALE PAESISTICO CASERTA-S.NICOLA

    Ma il problema è che rispetto a un’opera del genere che potrete vedere nel dettaglio anche nel mini video associato all’articolo non è solo una porcata per quel che concerne la categoria delle libere espressioni del pensiero, quand’anche colorito, nei sensi dell’articolo 21 della Costituzione.  E’ anche illegale. E ora vi spieghiamo il perché.

    La strada Panoramica di Casertavecchia, come tutta l’area delle frazioni collinari rientra nella cosiddetta zona verde del Piano Territoriale Paesistico Caserta S.Nicola, il quale all’art. 13 così recita:

    A) Per i territori sottoposti a tale norma è vietato qualsiasi intervento edificatorio e di incremento dei volumi esistenti.

    B) È vietata la modificazione dei profili naturali del terreno.

    Lette C

    È vietata la costruzione di strade rotabili e di qualsiasi tipo.

    È vietata l’alterazione dell’andamento naturale del terreno e delle sistemazioni idraulico agrarie esistenti.

    È vietato il taglio e l’espianto delle piante di alto fusto, nonché il taglio e l’espianto della vegetazione arbusti sia di essenza esotica, sia di macchia mediterranea spontanea.

    Riteniamo che sia inutile produrci in un’analisi del testo perché è fin troppo chiaro che in quel posto poercherie di questo genere non se ne possono costruire, e invece lo hanno fatto, come hanno fatto tante altre cose che oltraggiano la storia, la cultura, e il territorio di Caserta.

    Già, è vero:  il paradosso di Peppe Greco.

    Gianluigi Guarino

    Nella foto Greco e l’antenna di via Panoramica

    PUBBLICATO IL: 21 settembre 2013 ALLE ORE 12:24