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    ESCLUSIVA / Le morti nell’ospedale di Caserta, e la chiusura della Terapia Intensiva. 4 anni fa il responsabile lanciò un grave allarme infezioni


      Come avevamo preannunciato ieri, giovedì, Casertace avrebbe ficcato il naso in questa vicenda, rispetto alla quale non si possono certo trarre conclusioni affrettate, ma che merita un adeguato approfondimento a partire da un documento inquietante che siamo andati a scovare   CASERTA – Né enfatizzare, ma nemmeno minimizzare. Questa vicenda degli improvvisi lavori di […]

     

    Come avevamo preannunciato ieri, giovedì, Casertace avrebbe ficcato il naso in questa vicenda, rispetto alla quale non si possono certo trarre conclusioni affrettate, ma che merita un adeguato approfondimento a partire da un documento inquietante che siamo andati a scovare

     

    CASERTA – Né enfatizzare, ma nemmeno minimizzare. Questa vicenda degli improvvisi lavori di ristrutturazione e di adeguamento della terapia intensiva Cardiochirurgica e Vascolare, non può essere archiviata come un fatto di routine, così come, necessariamente  non può essere considerato un normale numero statistico quello dei 19 decessi verificatisi tra il 1° gennaio e il 19 marzo 2013, tra il reparto di Terapia Intensiva  Cardiochirurgica e Vascolare e gli 8, verificatisi nella Rianimazione Generale.

    Non enfatizzare, dato che potrebbe essere che si tratti di una concentrazione  naturale o anche casuale di decessi. Non conosciamo le statistiche di ospedali di pari consistenza, per cui non ci avventuriamo certo in conclusioni affrettate.

    Ma un’analisi seria, non partigiana, coscienziosa nella volontà di inserire nella trattazione giornalistica tutti gli elementi che possano risultare utili ai lettori per farsi un’idea di ciò che è successo e di ciò che succede in questo strategico comparto del maggiore nosocomio della provincia di Caserta, non può non partire da un avvenimento verificatosi poco più, ma proprio poco più, di 4 anni fa, precisamente il 16 marzo 2009.

    LA LETTERA DELL’ALLORA RESPONSABILE DELLA T.I. BELLONI – L’allora responsabile della Terapia Intensiva Cardiochirurgica e Vascolare, dr Luigi Belloni, scrisse un’articolata e anche accorata lettera in cui rassegnava le dimissioni dal suo incarico. Ora, uno che si dimette da un rango di dirigente, o arriva da un’altra epoca oppure ritiene di rischiare qualcosa, continuando a ricoprire quella posizione.

    Il dottore Belloni denunciava il rischio che infezioni si potessero sviluppare all’interno della Terapia Intensiva Cardiochirurgica, in quanto  questa era diventata una sorta di porto di mare, in cui approdavano malati di ogni tipo.

    Belloni definiva del tutto insufficienti i 9 posti della Rianimazione generale, alla luce della nascita di nuovi reparti e di nuovi servizi, come ad esempio il trauma center che avevano prodotto un incremento degli interventi chirurgici. Tutto questo per dire che la terapia intensiva, cardiochirurgica era diventata una sorta di sfogatoio.

    Tutto ciò – scriveva Belloni - è ormai noto, ma si preferisce scaricare in emergenza il paziente acuto non cardiochirurgico presso la Terapia Intensiva, piuttosto che pianificarne la sua attività!!!“.

    Belloni legava la revoca della sua volontà dimissionaria “alla suddivisione di percorsi di accesso differenti per i pazienti cardiochirurgici e per quelli della rianimazione. Così facendo – notava l’allora responsabile della Terapia Intensiva – sarà possibile limitare il rischio di trasmissione di infezioni tra pazienti con patologie diverse e immunodepressi“.

     

    QUELLA PAROLINA CHE FA PAURA – Ecco la parolina o la parolona che fa paura: infezioni. Per il responsabile della Terapia Intensiva il suo reparto era esposto al rischio di infezioni che, come si può ben comprendere se attaccano un degente reduce da un delicato intervento chirurgico al cuore, possono essere anche letali.

    Belloni non è, però, Zarathustra. Non ha la verità in tasca. Quindi, nonostante la sua dignitosissima cattedra ha potuto anche dire delle sciocchezze, nonostante il fatto che in questi anni, a quanto pare, in diverse emocolture fatte in ospedale, sono state trovate degli autentici plotoni di batteri della Klebsiella (CLICCA QUI PER LEGGERE LA DEFINIZIONE SCIENTIFICA) e dell’Acinetobacter (CLICCA QUI PER LEGGERE LA DEFINIZIONE SCIENTIFICA).

    Ora, può darsi che nessuna infezione abbia causato dei decessi all’interno della Terapia Intensiva, o può darsi anche, che come ha ipotizzato qualcuno, sia stata la non perfettamente igienica presenza di qualche infermiere a fare entrare qualcosa che non doveva entrare.

    Però, neanche possiamo scrivere, soprattutto alla luce di quello che l’allora responsabile affermava nella sua lettera, che il ricovero usuale nel reparto di Terapia Intensiva Cardiochirurgica, di pazienti politraumatizzati o reduci da interventi all’intestino, non abbia potuto determinare qualche problema sul fronte delle infezioni.

     

    IL BENSERVITO AL “ROMPISCATOLE” BELLONI - Fatto sta che ai tempi del direttore generale Annunziata e del direttore sanitario La Cerra l’allarme lanciato da Belloni fu considerato del tutto infondato e anche forse un po’ offensivo se è vero che gli stessi Annunziata e La Cerra firmarono il 17 giugno 2009 una delibera nella quale accoglievano le dimissioni del rompiscatole Belloni.

    Da allora tutto è rimasto uguale.

    La terapia intensiva della Cardiochirurgia ha continuato ad ospitare emergenze di ogni tipo, esprimendosi come una rianimazione promiscua e omnicomprensiva.

    Poi, i 19 morti dall’inizio di quest’anno, i 3 morti in una sola notte e il provvedimento di chiusura temporanea del reparto per lavori che cominceranno non immediatamente, dato che, ad oggi, ci sono ancora 3 persone ricoverate. Che dite, è allarmismo questo? O serio, costruttivo esercizio di indagine e di stimolo al miglioramento dei livelli di igiene e di sicurezza dei malati e degli utenti, che poi sono sempre quelli che ci vanno di mezzo.

    Gianluigi Guarino

    PUBBLICATO IL: 22 marzo 2013 ALLE ORE 17:17