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    ESCLUSIVA CASERTA – Ora vi diciamo tutto, ma proprio tutto sul “gioco di prestigio” delle buste rimaste aperte per la gara sulla Caserma Sacchi. Sim sala bim, l’ingegnere e le firme “ballerine”


      I Piu di Caserta sono una porcata, come abbiamo già scritto in diverse occasioni e oggi, Santo Stefano, al terzo giorno consecutivo di questa serie di articoli vi raccontiamo nel dettaglio una storia che avevamo solo accennato in estate e che, come si suol dire, parla da sé.   CASERTA – Quelli di Casertace e […]

     

    Nelle foto, da sinistra, Pio Del Gaudio, Maurizio Mazzotti e Ubaldo Caprio

    I Piu di Caserta sono una porcata, come abbiamo già scritto in diverse occasioni e oggi, Santo Stefano, al terzo giorno consecutivo di questa serie di articoli vi raccontiamo nel dettaglio una storia che avevamo solo accennato in estate e che, come si suol dire, parla da sé.

     

    CASERTA – Quelli di Casertace e cioè i lettori di questo giornale, conoscono fin troppo bene il modo con cui sono state espletate le gare relative agli affidamenti stramilionari delle opere finanziate col Piu Europa. Sanno bene che una vicende più controverse e più inquietanti è quella che abbiamo raccontato nel corso dell’ultima estate, quando diverse imprese che avevano presentato un’offerta per una delle opere, furono messe alla porta dal dirigente Mazzotti il quale si accorse che mancavano alcune firme sotto ai documenti.

    Tutto sommato, un cavillo che però non era campato in aria dato che quelle firme sui documenti comunque, altrimenti riconoscibili all’impresa che li presentava, erano precisamente richieste.

    Al tempo parlammo di buste rimaste aperte tra una seduta pubblica, cioè tra una seduta in cui i rappresentanti dell’amministrazione erano presenti al pari delle imprese partecipanti e un’altra.

    Ora, non siamo ancora riusciti a leggere il dispositivo e le motivazioni dell’annullamento da parte del Tar della Campania, dell’esito riguardante la gara sui lavori alla Caserma Sacchi. Ma se dovesse mancare un aspetto che noi riteniamo fondamentale, significherebbe che il Tar, pur avendo demolito dalle fondamenta l’intera procedura, non ha colto un ulteriore aspetto, ripetiamo, inquietante, di questa gara.

    Esistono due tipi di sedute nella procedura di aggiudicazione: una seduta non pubblica, in cui la commissione di aggiudicazione verifica se le imprese partecipanti abbiano o meno adempiuto a tutti quanti gli obblighi di tipo amministrativo, legati alla struttura della loro offerta.

    Poi ci sono le sedute pubbliche, quelle a cui, come scritto prima, partecipano anche i rappresentanti delle imprese.

    Tali sedute riguardano l’analisi e il controllo, da parte della commissione, del rispetto dei requisiti tecnici. In poche parole, si entra nel merito del progetto presentato.

    In passato, anche questa verifica veniva realizzata in seduta non pubblica, ma una serie di sentenze di questi ultimi anni ha consolidato, come obbligo sostanziale, la necessità di ammettere i rappresentanti delle imprese, quale platea controllante sulle operazioni di verifica tecnica.

    Ottima cosa sul piano della trasparenza degli atti amministrativi. Va da sé, dunque, che se uno ha aperto le buste sigillate all’inizio di una seduta pubblica, alla fine della stessa, quelle stesse buste, contenenti i progetti e cioè quella parte tecnica, che solo in seduta pubblica può essere sindacata e controllata, debbano essere di nuovo chiuse e cerallaccate, potendosi riaprire le stesse solo in occasione di una nuova seduta pubblica.

    Ed invece, il prode Mazzotti non ha fatto così. In una prima seduta pubblica ha aperto regolarmente le buste e ha cominciato le verifiche; in una seconda seduta pubblica è tornato già con le buste aperte, manco a dirlo, proprio in quella occasione è saltata fuori la storia delle firme che mancavano. Firme, che effettivamente, mancavano in alcune offerte. Ma con le buste rimaste rimaste aperte, chi può garantire che un birbaccione qualsiasi, aggiratosi nelle stanze dell’ufficio tecnico, possa aver sbirciato, avvertendo una, due o tre imprese che nella loro documentazione mancavano delle firme, non verificate nella prima seduta.

    Non vogliamo dire che sia andata così, ma quelle buste aperte dovrebbero indurre il sindaco Del Gaudio, se è un uomo di legalità, così come sostiene, a chiedere lui stesso l’annullamento della gara e la sua riproposizione, scevra di questa porcheria delle buste rimaste aperte.

    Lo farà, Del Gaudio? Secondo noi, no.

    Gianluigi Guarino

    PUBBLICATO IL: 26 dicembre 2013 ALLE ORE 15:28