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    CASO COSENTINO – Che “Cazziatone” la Cassazione ai giudici del Riesame: “Non ha più alcun incarico, il tribunale del Riesame non spiega affatto come possa ancora condizionare la politica e le indagini”


      Depositate, oggi, mercoledì le attese motivazioni attraverso cui la Suprema Corte ha motivato l’annullamento con rinvio allo stesso tribunale del Riesame dell’ordine di custodia cautelare in carcere sulla vicenda Eco4. Ora queste motivazioni saranno presentate al giudice Guglielmo per chiedere la scarcerazione. A questo punto la scarcerazione appare più vicina SANTA MARIA CAPUA VETERE […]

    Nella foto Cosentino

     

    Depositate, oggi, mercoledì le attese motivazioni attraverso cui la Suprema Corte ha motivato l’annullamento con rinvio allo stesso tribunale del Riesame dell’ordine di custodia cautelare in carcere sulla vicenda Eco4. Ora queste motivazioni saranno presentate al giudice Guglielmo per chiedere la scarcerazione. A questo punto la scarcerazione appare più vicina

    SANTA MARIA CAPUA VETERE - Risulta ”carente” una verifica ”concreta e attuale sulla reale capacita’ di Cosentino, anche a seguito della dismissione delle sue cariche, di reiterare i reati che gli sono contestati”. Lo afferma la Cassazione, motivando l’annullamento con rinvio al tribunale di Napoli, disposto il 27 giugno scorso, dell’ordinanza del riesame del 29 marzo di quest’anno con cui veniva confermato il carcere per l’ex sottosegretario.

    Il tribunale del riesame, sottolinea la Suprema Corte, ”ha completamente svalutato il fatto, oggettivo, che Cosentino, a seguito delle indagini a suo carico, ha ‘perso’ tutti gli incarichi istituzionali e politici, cioe’ proprio quegli incarichi ai quali si sono riferite le ordinanze cautelari”. Manca nello specifico, spiega la Sesta Sezione penale nella sentenza depositata oggi, mercoledì, ”un accenno a fatti che dimostrino un interesse del clan di riferimento a rivolgersi ancora all’indagato anche dopo il sui ‘tracollo politico’ e il riferimento ad episodi da cui desumere che anche dopo i fatti contestati, piuttosto risalenti nel tempo, Cosentino abbia continuato a mantenere relazioni con l’organizzazione criminosa”.

    Peraltro – nota la Suprema Corte – se non supportata da elementi, ”l’affermazione in ordine al suo residuo potere” risulta contraddetta ”da quella che puo’ essere una massima di esperienza, secondo cui le organizzazioni camorristico-mafiose non hanno interessi a servirsi di politici bruciati” I legali dell’ex sottosegretario del Pdl nell’istanza con la quale avevano chiesto di annullare il provvedimento, hanno contestato che sussitessero ancora le esigenze per tenere Cosentino in carcere dopo la perdita di qualsiasi incarico istituzionale o politico. E’ vero che nell’ambito dei reati contro la pubblica amministrazione il giudizio ”sulla pericolosita’ sociale dell’incolpato non e’ di per se’ impedito dalla circostanza che l’indagato abbia dismesso la carica” che gli aveva consentito la condotta addebitata. Ma il giudice deve fornire ”adeguata e logica motivazione” sulla ”probabile rinnovazione di analoghe condotto criminose”.

    Il tribunale napoletano – si legge nella sentenza della Suprema Corte depositata oggi – ha fatto riferimento, in via prevalente, alla operativita’ del clan dei casalesi, cioe’ all’associazione criminosa di riferimento dell’indagato, senza pero’ tenere in debita considerazione che a Cosentino e’ stato contestato il concorso esterno in associazione e non la partecipazione al sodalizio”. Nell'”escludere i segnali di discontinuita’ delle condotte di Cosentino dall’associazione camorristica – continuano i giudici di ‘Palazzaccio’ – cosi’ come rappresentati dalla difesa”, il Riesame “ha preso in esame soprattutto i fatti oggetto delle contestazioni, in particolare la vicenda Ecoquattro e quella del centro commerciale ‘Il Principe’, risalenti rispettivamente agli anni 2000-2004 e 2007, senza alcun riferimento concreto alla capacita’ dell’indagato a fornire ancora un contributo alla cosca”

    PUBBLICATO IL: 24 luglio 2013 ALLE ORE 15:40