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    Caserta – Si occupano della pulizia di caserme e Questura, 37 dipendenti della Splendor ridotti alla fame. E alla Prefettura abita Maria Antonietta


      Stamattina l’ennesima manifestazione. L’impresa del consorzio dell’aristogatto napoletano Romeo, ha tagliato gli stipendi anche del 70%. Una procedura irregolare, secondo il dettato del Contratto Nazionale di Lavoro del settore multiservizi. E vi spieghiamo il perchè   CASERTA – La cosa che amareggia di più quando dobbiamo affrontare casi serissimi, in cui decine e decine di […]

     

    Stamattina l’ennesima manifestazione. L’impresa del consorzio dell’aristogatto napoletano Romeo, ha tagliato gli stipendi anche del 70%. Una procedura irregolare, secondo il dettato del Contratto Nazionale di Lavoro del settore multiservizi. E vi spieghiamo il perchè

     

    CASERTA – La cosa che amareggia di più quando dobbiamo affrontare casi serissimi, in cui decine e decine di persone rischiano di perdere il lavoro e vengono sfruttate da un’impresa che a Caserta ha sempre gli stessi connotati, quelli della ricerca di equilibri mai basati sulla serietà aziendale e sempre su un’arte di arrangiarsi che fa diventare i lavoratori carne da macello, è la superficialità, la sufficienza, la spocchia con cui chi dovrebbe rappresentare le massime istituzioni nazionali e cioè la prefettura, tratta queste vicende e tratta i lavoratori, umiliati 2 volte da chi li dovrebbe pagare e dallo Stato che li dovrebbe tutelare.

    E così è capitato stamattina, lunedì, ai 37 dipendenti di un’impresa che si chiama Splendor, ma che di splendido non ha proprio nulla, visto che, in questi ultimi due mesi ha, di fatto, articolato una sorta di finta riassunzione dei 37 dipendenti, che per conto della Pulirapida, si occupavano delle pulizie in tutte le caserme dei carabinieri, della questura e dei commissariati della provincia di Caserta.

    Non è affar nostro“: questo, sintetizzando la risposta che i lavoratori hanno dovuto ingoiare in prefettura dal solito funzionario che, dall’alto dei suoi 4000, 5000 euro al mese, non ha certo il problema del piatto da mettere a tavola, dato che nessuno controlla la sua effettiva produttività, e dunque si permette anche il lusso di recitare la parte della Maria Antonietta di turno.

    I dipendenti della Splendor – e questo probabilmente sfugge al prefetto Pagano, quella che Don Patriciello doveva chiamare eccellenza- garantiscono un servizio delicato, dato che entrano all’interno di caserme, di commissariati, della Questura, del comando provinciale dei carabinieri. Punti sensibili, nei quali l’affidabilità e l’esperienza già maturata e già verificata negli anni dei 37 dipendenti di Pulirapida rappresenta anche oggi un certificato di garanzia per chi, vero prefetto Pagano (?), ha il compito istituzionale, remunerato da un 10.000 euro al mese di badarci a queste cose, distinguendo per questi motivi la vertenza dei lavoratori Splendor da una qualsiasi altra vertenza.

    Quindi, il fesso che stamattina ha liquidato con sufficienza questi lavoratori andrebbe cacciato a calci dalla prefettura, dato che è del tutto evidente che non conosce il lavoro che fa, o tutela interessi differenti da quelli collettivi, da quelli che si riassumono nello Stato di cui quel funzionario è diretta emanazione.

    Fatta la premessa rispetto ad una pubblica amministrazione, bolsa e ignorante, che è il vero cancro di questo paese, veniamo al contenuto della vicenda: i 37 dipendenti della Pulirapida vengono assorbiti due mesi fa dalla Splendor Snc del signor Giuseppe Palmieri, volto noto e controverso che non ha certamente un grande rapporto con i suoi dipendenti, dato che ultimamente ne ha licenziati 4 che lavoravano alle pulizie dell’ufficio catasto.

    Palmieri, dunque è uno dei tanti esponenti dell’unica imprenditoria che questa terra conosce: quella che esiste, perchè esistono gli appalti pubblici, altrimenti non esisterebbe. Nonostante questo, Palmieri è stato adottato da quel gigante mangia appalti della Romeo Gestioni Spa, per intenderci, l’imprenditore napoletano Alfredo Romeo, grande amico di Italo Bocchino, che avendo perso la rendita parassitaria di parlamentare, oggi lo stipendio lo prende proprio da Romeo.

    E che stipendio, visto che l’aristogatto napoletano viaggia a pieno regime. Nel luglio scorso si è aggiudicato l’appalto Consip per tutte le caserme e i commissariati di Campania e Basilicata. Per 123 milioni di euro.

    Romeo indossa la Grisaglia, il blazer e le cravatte di Marinella, il lavoro sporco lo fanno le aziende consorziate, che per ogni provincia acquisiscono il servizio specifico. 

    Articolo 4, comma A del contratto nazionale del lavoro “Multiservizi” recita testualmente: “in caso di cessazione di appalto a parità di termini, modalità e prestazioni contrattuali l’impresa subentrante si impegna a garantire l’assunzione senza periodo di prova degli addetti esistenti in organico sull’appalto – risultanti da documentazione probante che lo determini – almeno 4 mesi prima della cessazione stessa, salvo casi particolari quali dimissioni, pensionamenti, decessi;“.

    Sì, te lo sogni: Palmieri ha tagliato le ore ai 37 dipendenti transitati da Pulirapida a Splendor, in maniera esponenziale, impressionante: in alcuni casi si è passati da 40 ore settimanali a sole 9 ore e 25 minuti con una decurtazione dello stipendio passato da 1800 euro a 400 euro, compresi gli assegni familiari.

    E mo’ vi spiego un’altra strategia tipica della nostra pseudo imprenditoria, emblematizzata oggi nella figura di questo tal Palmieri: operazioni come quest’ultima descritta, rappresentano una forma di licenziamento surrettizio. Nel senso, io non ti posso licenziare, ma te lo faccio capire che te ne devi andare così non rompi più le scatole.

    Ma perchè Palmieri sta trattando in questo modo i 37 dipendenti ereditati da Pulirapida? Eppure i soldi per pagarli ce li avrebbe. Non va sottovalutata la decisione dell’imprenditore (?) casagiovese di mettere all’interno dei servizi acquisiti dalla Romeo, 15 unità di personale che con questi servizi, in passato, non c’entrava un fico secco, dato che erano dipendenti di Splendor, che il furbo Palmieri utilizzava in altri cantieri.

    E questo, caro Palmieri non si può fare, perchè viola spirito e dettato proprio dell’art.4 comma A del contratto nazionale di lavoro che lei non ha il dovere, che è una categoria soggettiva dello spirito, ma ha l’obbligo, sancito dalla legge, di rispettare.

    Se il prefetto Pagano avesse compreso almeno il 5% di questa vicenda, non avrebbe fatto trattare i 37 dipendenti della Splendor così come li ha fatti trattare stamattina.

    Gianluigi Guarino

     

    PUBBLICATO IL: 7 ottobre 2013 ALLE ORE 12:38