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    CASERTA – Ospedale civile, l’infermiera Bonetti detta legge nella Direzione Sanitaria, ma ora è nella bufera per i suoi “consigli” sui sindacati a cui iscriversi


        Fu inserita nel posto strategico che ricopre dall’area cosentiniana del Pdl. Quando Cosentino, poi, è caduto definitivamente in disgrazia, è corsa da Paolo Romano, il quale, d’altronde, era già la maggiore espressione del tradimento politico nei confronti del suo mentore   CASERTA – Il nome dell’infermiera Mariarosaria Bonetti evoca un famoso telefilm americano […]

    Nella foto, Mariarosaria Bonetti e Diego Paternosto

     

     

    Fu inserita nel posto strategico che ricopre dall’area cosentiniana del Pdl. Quando Cosentino, poi, è caduto definitivamente in disgrazia, è corsa da Paolo Romano, il quale, d’altronde, era già la maggiore espressione del tradimento politico nei confronti del suo mentore

     

    CASERTA – Il nome dell’infermiera Mariarosaria Bonetti evoca un famoso telefilm americano del genere poliziesco, molto in volga sugli schermi televisivi Mediaset nel decennio passato. Si chiamava “Tequila e Bonetti” e narrava la storia, suddivisa in episodi, di un poliziotto romantico e del suo infallibile mastino napoletano. Italo-americano il poliziotto, italo-partenopeo il cane. Anche nell’ospedale di Caserta c’è, dunque, un Bonetti, anzi, una Bonetti, mentre manca Tequila. Sul cane siamo convinti al 100 % che in direzione sanitaria non ne circoli nessuno, sulla tequila intesa come bevanda alcolicissima di origine messicana, siamo sicuri lo stesso e smentiamo categoricamente in questa sede le voci di giri strani di alcolici, vedi bottiglie di vino a 120 euro a colpo.

    Bando alle evocazioni, e veniamo ai fatti. L’infermiera Mariarosaria Bonetti entrò nei ranghi della Direzione Sanitaria come una sorta di para-coordinatrice del comparto infermieristico, grazie ai buoni offici anzi solo grazie ai buoni offici, dell’area cosentiniana del Pdl.

    Quando Cosentino cadde definitivamente in disgrazia, l’infermiera non fece un passo indietro come sarebbe stato giusto, serio, in considerazione che veniva meno, all’interno della direzione strategica dell’ospedale, quell’equilibrio nei rapporti di forza che comunque riconosceva a Cosentino il primato nel partito e nei suoi indirizzi. No, come tanti cosentiniani, la Bonetti andò dal primo cosentiniano che aveva tradito politicamente il suo mentore, e cioè da Paolo Romano, che ha nel direttore sanitario Diego Paternosto il suo custode all’interno dell’ospedale.

    Ribattezzata romaniana e paternostiana, la Bonetti è rimasta al suo posto e oggi, a quanto si dice, è una che cammina con il nasino all’insù. Molte sue colleghe non la riconoscono più, perchè sostengono che si dia delle arie da direttore sanitario.

    Ma, se uno ritiene di essere cresciuto o cresciuta a tal punto da indossare una postura autoritaria, occorrerebbe dimostrare con i fatti di aver risolto dei problemi, e invece oggi, 14 ottobre, siamo qui a scrivere lo stesso articolo che abbiamo scritto nel giugno scorso sulle carenze, molto pericolose, che allora e ancora oggi si registrano nel comparto infermieristico all’interno delle unità operative complesse. Oggi riscriviamo che nella Terapia Intensiva Neonatale e nel Trasporto Neonatale sono stati trasferiti due infermieri che hanno indebolito un contingente già al di sotto del numero minimo assistenziale in un’area delicatissima dove si lavora per salvare la vita ai neonati. Ad oggi, queste due unità non sono state rimpiazzate. I numeri che escono dalla direzione sanitaria, dunque dalla Bonetti, parlano di 35 unità infermieristiche nel TIN e nel TNE, quando in realtà la disponibilità reale è solo di 25 unità.

    I turni da coprire sono tre e impegnano 7 unità di mattina, 6 unità di pomeriggio e 5 unità di notte. Con questo organico e con le famose trasferte in farmacia, a cui le infermiere vengono costrette per la nota vicenda del confezionamento delle sacche parentelari, si fanno i salti mortali per garantire questi turni, attraverso straordinari e duplicazione degli orari. Ma l’importante non è quello che è. Per la direzione sanitaria e per l’infermiera Bonetti conta, evidentemente, ciò che appare, come dimostra la storia dei 35 effettivi dichiarati, quando in realtà a lavorare sono 25.

    Poi c’è un’altra difficoltà, un’altra incombenza, che rende complicate le giornate della Bonetti: la sua passione per le vicende sindacali. Pare, infatti, che molto s impegni per perorare la causa di alcuni sindacati, per intenderci, i sindacati che fanno assumere figli e nipoti del loro dirigenti a scapito di altri sindacati non allineati, che dunque è utile depotenziare.

    Ma questa è un ‘altra storia su cui ci intratterremo non poco nei prossimi giorni.

     

    Gianluigi Guarino

     

    PUBBLICATO IL: 14 ottobre 2013 ALLE ORE 12:59