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    CASERTA / LA STORIA E LE STORIE – Così il questore scriveva nel ’20 sui giornalisti casertani: “Prezzolati, si apparano con il politico che li paga”. E’ cambiato qualcosa?


    Un delizioso carteggio evidenziato da Mauro Nemesio Rossi che contiene una descrizione minuziosa dei giornali che venivano pubblicati in Terra di Lavoro, negli anni immediatamente precedenti al Fascismo. E la lettera – rapporto del questore è tutta da leggere CASERTA – La stampa locale non ha mai brillato, ne ci sono stati delle pubblicazioni che […]

    Una foto del giornale dell’Unione

    Un delizioso carteggio evidenziato da Mauro Nemesio Rossi che contiene una descrizione minuziosa dei giornali che venivano pubblicati in Terra di Lavoro, negli anni immediatamente precedenti al Fascismo. E la lettera – rapporto del questore è tutta da leggere

    CASERTA – La stampa locale non ha mai brillato, ne ci sono stati delle pubblicazioni che si assumessero il compito di fare da guida morale ai casertani.

    Con l’avvento del web la situazione sta cambiando ed i quotidiani cartacei stentano a trovare la strada del rinnovamento. Lo stereotipo introdotto ai primi anni novanta con la nascita di un giornale alternativo allo storico quotidiano di Scarfoglio , Uomo gozzovigliava ad inizio del 900 molti mesi all’anno nella frazione di Centurano, oramai ha fatto il suo tempo e la dimostrazione è che si vede sempre meno nei bar ed in mano alla gente.

    I Casertani   non sono mai stati capaci di  crearsi un qualsiasi foglio  che potesse essere il portavoce delle proprie radici e non affidare ad altri la politica dell’informazione. L’unica breve esperienza la si deve al solito ad un “forestiero” che  a Caserta fece fortuna:  Giovanni Maggiò: Un  Industriale   che viveva nel più assoluto isolamento circondato da una corte che non appena il vento soffiò al contrario lo abbandonò.

    Anche se il problema alla base è che i casertani come tali non sono mai esistiti, e le loro radici si sono spente all’inizio del 1600 quando la curia pensò di trasferirsi da CasaHirta a Falciano, i problemi dell’informazione sono e rimangono quelli di sempre. Si continua a vivere nel provincialismo e la politica, male informata sul marginale condizionamento che può la carta stampata sui cittadini, continua palesemente o in modo occulto a rincorrere l’editore di turno che non è stato mai casertano, salvo per rari casi.

    In generale in Terra di Lavoro  non si leggono i giornali, fa testo la classifica di fine anno sulla qualità della vita del “Sole24ore” per vedere come la provincia e relegata agli ultimi posti.

    Ma ad inizio del secolo passato, nonostante le basse tirature per il governo centrale  i periodici casertani  erano da seguire e tenuti sotto osservazione.

    Da  buoni topi di biblioteca, basta passare qualche mattinata ed esplorare l’archivio di Stato di via dei Bersaglieri per  scoprire periodici e profili di giornalisti casertani che sbarcavano il lunario grazie al parlamentare di turno.

    Nel libro “Nuovi saggi di Storia Casertana” di Olindo Isernia edito dall’Osservatorio Casertano stampato nel 2006 c’è un intero capitolo che parla dell’argomento.

    Ma veniamo ai documenti: tra i faldoni della questura prefettura del 1920 si può trovare la nota riservata n. 925/A III,  del  25 maggio 1920, a firma del capo di gabinetto del ministro dell’Interno, ufficio stampa, inoltrata ai prefetti del Regno.  Si chiedeva di trasmettere l’elenco aggiornato e completo dei giornali politici che si pubblicavano nel capoluogo della loro amministrazione, e raccogliere notizie  “sul programma politico dei più importanti periodici, sul loro finanziamento, sulla loro tiratura” e “sui precedenti morali e politici delle persone dei direttori e dei principali redattori”‘.

    Il questore incaricato, con nota del giorno successivo, trasmetteva, il 12 luglio, all’Ufficio di prefettura una dettagliata informativa, nella quale indicava in cinque testate dei giornali politici che si pubblicavano nel capoluogo: 1) L’Unione, 2) Terra di Lavoro, 3) La Vanga, 4) L’Alba, 5) La Vita.

    Dal rapporto risultava che:  l’ Unione stampava 1.500 copie a numero. Era organo del partito dell’On. Alberto Beneduce  che in parte lo  finanziava.  Direttore Emilio Musone, sul cui conto “risultava più volte condannato per diffamazione a mezzo stampa”.

    Alberto Beneduce, finanziava anche Terra di Lavoro, in quanto organo dell’Unione Democratica Combattenti che stampava per ogni numero 1.500 copie. Era diretto da Eduardo de Leonardis, che aveva riportato condanne “per duello, lesioni, ingiurie e diffamazione”,

    “Inconvenienti cui non di rado si andava incontro per un certo modo, passionale e spregiudicato insieme, di intendere e interpretare a quei tempi il giornalismo.” Commenta nel suo libro Olindo Isernia.

    La Vanga era diretto, invece, da Saverio Merola, “socialista riformista indipendente di Marcianise”. Era l’organo del partito del Lavoro, era finanziato dalle sottoscrizioni degli aderenti al  partito.

    L’Alba, era il portavoce dell’on. Giuseppe Buonocore era diretto da Silvio Torre, con una tiratura limitata a sole 400 copie. Organo del Partito democratico-sociale, dal quale era sovvenzionato.

    Anche la Vita, si sottotitolava:  “giornale politico-democratico-sociale” era “organo del partito dell’On. Giuseppe Buonocore”. Stampava 2.000 copie a numero ed era diretto dal sammaritano Aristide Beato.

    Il giudizio complessivo sui  periodici casertani dato dal questore  non era positivo  sia per le redazioni  la linea editoriale e la sincerità le convinzioni politiche.

    Infatti, Scriveva: “I periodici suddetti non hanno attori fissi. Non hanno un vero e proprio programma politico, e tranne La Vanga, che appartiene al Merola, indipendente, formano il loro programma al momento opportuno a seconda del gruppo o partito che loro offre maggiori guadagni’.

    Manero

    PUBBLICATO IL: 16 aprile 2013 ALLE ORE 12:44