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    CASERTA – Che accuse al parroco Don Nutrito: “Hai fatto scempio della Chiesa di S. Antonio per restauri analfabeti”. E Cobianchi, Marino, Naim e altri lo accusano di fare soldi con un parcheggio abusivo


      Una lunga e articolata interrogazione firmata dai già citati e anche da Ursomando e Apperti, chiede al sindaco Del Gaudio di revocare in autotutela, in quanto illegale, la permuta relativa alle proprietà del Comune e della chiesa di palazzo S. Antonio   CASERTA – Questa volta, il consigliere comunale Luigi Cobianchi è riuscito a coinvolgere […]

    Nelle foto, da sinistra, Don Nutrito, Luigi Cobianchi e Carlo Marino

     

    Una lunga e articolata interrogazione firmata dai già citati e anche da Ursomando e Apperti, chiede al sindaco Del Gaudio di revocare in autotutela, in quanto illegale, la permuta relativa alle proprietà del Comune e della chiesa di palazzo S. Antonio

     

    CASERTA – Questa volta, il consigliere comunale Luigi Cobianchi è riuscito a coinvolgere in una sua iniziativa forte e sostanziosamente documentata anche alcuni suoi colleghi della minoranza. Un’interrogazione al sindaco Del Gaudio in cui viene chiesta senza mezzi termini la revoca della permuta attraverso cui il Comune di Caserta cede alla Parrocchia di S. Antonio i 3/4 dello stabile che ora ospita la chiesa e molti altri vani, in cambio dell’area, di estensione molto più modesta, oggi adibita a centro sociale e sportivo per i giovani della città.

    Le argomentazioni utilizzate nell’interrogazione sono tutte di carattere giuridico e sono orientare a negare la titolarità del diritto da parte della parrocchia di S. Antonio di diventare soggetto contrattuale in un atto di permuta delle proprietà. Nell’interrogazione potrete leggere anche un interessante dissertazione sulle norme in vigore del diritto canonico riformato e che attribuirebbero, sostanzialmente solo all’Istituto Centrale di sostentamento del Clero, che ha sede a Roma, nel Vaticano, la possibilità di compiere operazioni e negozi giuridici di questo tipo.

    Ma la parte, forse, ancor più interessante di questa iniziativa è contenuta in uno specifico passaggio dell’interrogazione, ma anche nella nota introduttiva, firmata dal solo Luigi Cobianchi.

    Distinguiamo le due cose. Nell’interrogazione, lo stesso Cobianchi, ma anche Carlo Marino, Ursomando, Norma Naim e Francesco Apperti, attaccano duramente il parroco di S. Antonio, Don Claudio Nutrito, reo, a loro dire, di aver trasformato in un parcheggio a pagamento il cortile dell’immobile senza l’autorizzazione del Comune.

    Questo è ciò che è scritto nell’interrogazione. Nella nota introduttiva di Cobianchi ci sono altre accuse durissime al parroco che avrebbe fatto scempio della chiesa di S. Antonio, facendo realizzare dei restauri, che il consigliere di Fli bolla come “analfabeti”, che avrebbero cagionato danni irreparabili agli affreschi del pittore casertanto, De Core padre.

    G.G.

    QUI SOTTO LA NOTA INTRODUTTIVA DI COBIANCHI E IL TESTO INTEGRALE DELL’INTERROGAZIONE PRESENTATA

    Dichiara il cons. Cobianchi: “Auspico che il Sindaco, assieme alla Maggioranza Consiliare che lo sostiene, vogliano rinunciare a questa permuta, che crea un ingente danno economico al Comune, mentre si chiede ai cittadini casertani di pagare, con i propri sacrifici, i danni ed i debiti causati dalla cattiva politica. Trovo sconcertante che il Parroco di Sant’Antonio, dopo aver scempiato una delle due Chiese Monumentali di Caserta – oltretutto di proprietà comunale – attraverso un restauro analfabeta che ha cagionato danni irreparabili, in particolare agli affreschi di De Core padre, voglia ora privare la città di uno dei pochi Centri sociali, moderni e funzionali, che possiede ed, in particolare, i ragazzi dei quartieri più difficili, che circondano il parco Gabriella, di un campo da basket e di una palestra ove, sul modello di San Giovanni Bosco, potersi formare, apprendendo, anche attraverso la pratica sportiva, valori sani che li difendano dalle lusinghe dei paradisi artificiali, facendogli cogliere tutta la bellezza della vita reale, fatta di rapporti umani veri, in contrapposizione alle distorsioni della virtualità.”.

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    I sottoscritti Consiglieri Comunali, con riferimento alla permuta tra il Comune di Caserta, da una parte, e la “Chiesa di Sant’Antonio”, dall’altra, disposta giusta deliberazione del Consiglio Comunale n°37 del 02/07/2012, assunta a maggioranza, significano.

    La “Chiesa di Sant’Antonio”, rappresenta un’entità misconosciuta dall’Ordinamento della Repubblica Italiana, non godendo di personalità giuridica.

    Pertanto ogni atto compiuto da detta entità, per il tramite di soggetti che si definiscono suoi “legali rappresentanti”, appare destituito di ogni rilevanza ed efficacia.

    Nessuno può vedersi legittimamente attribuire sul Territorio della Repubblica la legale rappresentanza di un organo non riconosciuto.

    Neanche la “Parrocchia di Sant’Antonio da Padova in Caserta” gode di personalità giuridica, non essendo mai state espletate, da parte degli interessati, le procedure per il riconoscimento della stessa quantomeno come Ente Morale.

    Peraltro, a seguito della ben nota riforma del Diritto Canonico che ha riguardato l’incardinamento dei beni ecclesiastici, si fa presente che, a fare data dalla sua entrata in vigore, tutti i beni precedentemente in proprietà di Chiese, Rettorie, Parrocchie ed altre entità a queste assimilabili sono stati avocati dai singoli Istituti Diocesani per il Sostentamento del Clero (IDSC), competenti per giurisdizione territoriale, secondo la seguente modalità di gestione del transitorio: entro un tempo tassativamente fissato – abbondantemente trascorso – ciascun Parroco, Rettore, Canonico aveva l’obbligo di trasferire all’IDSC di riferimento i beni in precedenza incardinati alle strutture da loro gestite, con divieto esplicito, dall’entrata in vigore della riforma, in poi, ad accettare – per effetto di lasciti, legati e quant’altro – beni immobili e/o mobili, come persone fisiche, ovvero come gestori delle predette entità, dovendo, per contro, i beni di cui sopra essere direttamente intestati all’IDSC di competenza.

    Pertanto, dall’entrata in vigore della riforma, è viziato di nullità ogni trasferimento di proprietà in favore di singoli Ministri di Culto, ovvero dalle strutture da questi gestite, da parte di soggetti che intendevano donare propri beni alle Chiese Diocesane Particolari.

    Alla luce di ciò, fatti salvi i diritti rivendicati da terzi, la proprietà del “Centro Sociale Sant’Antonio”, oggetto della richiamata permuta, stante l’epoca di costruzione, potrebbe, al più, essere rivendicata da parte dell’IDSC di Caserta, non certo da singole “Chiese”, ovvero “Parrocchie”.

    Peraltro, come chiaramente indicato dal Diritto Canonico, la competenza per alienazioni, permute ed ogni altra transazione a queste assimilabile per beni immobili il cui valore supera €250.000,00 è riservata all’Istituto Centrale per il Sostentamento del Clero.

    Per questi beni, quindi, ogni impegno assunto da singoli IDSC è privo di efficacia per mancanza di legittimazione.

    Con riferimento alla recente sentenza di primo grado emessa dal Tribunale di Santa Maria Capua Vetere  in data 31/05/2013, relativa al contenzioso sulla proprietà del predetto “Centro Sociale Sant’Antonio”, si fa osservare che la sua efficacia decorre dal passaggio in giudicato, avuto riguardo ai termini di impugnativa e ricorso.

    Allo stato attuale, quindi, giammai l’Amministrazione della città di Caserta potrebbe definire la permuta di cui alla richiamata deliberazione del Consiglio Comunale n°37/2012, atteso che non vi è ancora certezza assoluta sulla proprietà di detto immobile, che il Comune riceverebbe a fronte della cessione della chiesa e dei locali, in proprietà comunale, un tempo occupati dall’ex “Orfanotrofio Maschile Sant’Antonio”.

    Va, inoltre, rilevato che, per quanto poc’anzi ricordato, una eventuale sentenza in favore di un soggetto non godente di personalità giuridica sarebbe inefficace, non potendo produrre i propri effetti.

    Peraltro, anche una volta risoltosi il contenzioso che vede contrapposti, rispetto al diritto di proprietà sul citato “Centro Sociale Sant’Antonio”, da una parte gli eredi Preziosi, dall’altra entità ecclesiastiche, resterebbe da valutare la posizione degli eredi del defunto Parroco, mons. don Mario Vallarelli, che hanno da sempre rivendicato la proprietà di quel bene, sostenendo che il loro congiunto lo avrebbe edificato, in buona parte, con danaro proprio.

    Di ciò fa prova l’accordo bonario raggiunto tra i predetti eredi e la Diocesi di Caserta, con pagamento in favore dei primi di un indennizzo.

    Detto accordo, tuttavia, ha efficacia solo tra i sottoscrittori: in buona sostanza la dichiarazione “di non avere più nulla a pretendere”, resa dagli eredi Vallarelli, se svincola da ogni obbligo nei loro confronti la Diocesi di Caserta, non impegna terzi, verso i quali i predetti legittimari potrebbero accampare pretese.

    Con il presente atto si segnala, inoltre, che nonostante la formale ripresa di possesso, da parte della precedente amministrazione comunale, dei locali un tempo occupati dall’“Orfanotrofio Maschile Sant’Antonio”, a seguito dell’intervenuta scadenza del contratto di comodato d’uso in essere, l’attuale Parroco della Chiesa di Sant’Antonio da Padova in Caserta utilizza, da oltre quattro anni il cortile dell’immobile, di proprietà comunale, come area di parcheggio a titolo oneroso, senza autorizzazione da parte del Comune e trattenendo a sé, per intero, i proventi di detta attività.

    Alla luce di tutto quanto sopra esposto, nel ribadire la propria più recisa contrarietà rispetto alla permuta in parola, oggetto della deliberazione del Consiglio Comunale n°37/2012, in quanto assolutamente sperequativa, atteso che il valore dei beni ceduti dal Comune (chiesa e locali dell’ex Orfanotrofio) è pari a circa cinque volte quello dell’immobile, ciò che determina un palese danno erariale, sia in termini di danno emergente che di lucro cessante, i sottoscritti formalmente diffidano il Sindaco, in qualità di Legale Rappresentante dell’Amministrazione Comunale di Caserta a perseverare nel portare a compimento la permuta de qua, ed il Presidente del Consiglio Comunale a convocare ad horas nuova adunanza del Consiglio Comunale inserendo all’Ordine del Giorno la revoca, in autotutela, della citata deliberazione n°37/2012.

    Si diffida, infine, il Dirigente al Patrimonio del Comune di Caserta a voler immediatamente compiere ogni atto giuridicamente rilevante che consenta all’Ente di rientrare nel pieno ed esclusivo possesso del cortile summenzionato, domandando conto dell’attività non autorizzata realizzata al suo interno, con ristoro dei canoni indebitamente percepiti, a qualsivoglia titolo, da chi gestisce la Parrocchia di Sant’Antonio da Padova in Caserta, per l’indebita cessione di spazi che sono – e restano – di proprietà comunale, maggiorati dei danni cagionati anche all’immagine dell’Ente e degli interessi legali.

    Il presente atto viene trasmesso al Sig. Procuratore Regionale per la Campania della Corte dei Conti per le valutazioni e gli adempimenti di specifica competenza, con esplicita richiesta di trasmissione alla Procura della Repubblica, in caso se ne ravvisino le condizioni, domandando di essere informati in caso di archiviazione.

    cons. Luigi COBIANCHI

    cons. Edgardo URSOMANDO

    cons. Carlo MARINO

    cons. Francesco APPERTI

    cons. Norma NAIM

    PUBBLICATO IL: 14 giugno 2013 ALLE ORE 12:41