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    Caserta / Cessi d'oro da 2mila euro a botta. Un rubinetto pagato 1500 euro dal Comune. Ecco qui l'ultima vergogna


      Ormai Cobianchi e l’unico vero consigliere di opposizione. Una serie di determine, relative a “lavoretti puliti” nelle scuole Giannone, DanteAlighieri, Vanvitelli, ci fanno capire che ora che c’è il dissesto è così, quando non ci sarà più, “si mangerebbero di nuovo anche le matite”   CASERTA – Bisogna possedere le qualità della pazienza e […]

     

    Nelle foto, da sinistra, il consigliere comunale di opposizione, Luigi Cobianchi e il sindaco di Caserta, Pio Del Gaudio

    Ormai Cobianchi e l’unico vero consigliere di opposizione. Una serie di determine, relative a “lavoretti puliti” nelle scuole Giannone, DanteAlighieri, Vanvitelli, ci fanno capire che ora che c’è il dissesto è così, quando non ci sarà più, “si mangerebbero di nuovo anche le matite”

     

    CASERTA – Bisogna possedere le qualità della pazienza e della curiosità. Bisogna nutrire interesse per la buona scrittura, considerazione artistica dei valori intrinsechi più che estrinsechi che abitano l’ampio, multiforme e multidisciplinare stilema barocco, per leggere per intera una nota del consigliere comunale di Caserta, Luigi Cobianchi.

    Lui lo sa bene che non scrive per tutti, che il suo usus scribendi non è alla portata dei più, ma se ne frega. E questo, agli occhi del sottoscritto diventa un valore e non un disvalore. Dunque, mi risulta, giorno per giorno, sempre più simpatico. Questo non vuol dire che io e Cobianchi presto fonderemo il circolo del “latinorum”, che non arriverebbe a contare più di due iscritti, cioè io e lui in pariglia.

    Dico, però, che in questi tempi e da queste parti, con la scusa della maieutica, teorizzata e applicata, duemilacinquecento anni fa e spiccioli, non certo da un pirla, con la scusa della necessità di raggiungere l’effetto concreto di una diffusa comprensione del messaggio politico, più che all’ammasso collettivo e collettivistico, i cervelli sono stati frullati nel tritacarne dell’ignoranza.

    E se scrivere “ignorante”non è, come non è, un modo per farsi comprendere, ma è una deriva del declino culturale e sociale, un sistema  implacabile per affermare il nulla nullista di chi ha in mano gli strumenti del potere, allora, applausi a Cobianchi o, citando Fabri Fibra, uno dei pochi benemeriti del “rappismo” scritto bene con il disincanto e lo stile di un tempo nuovo che non offende il vecchio, “appausi per Cobianchi. E dato che mi sento anch’io un po rapper stamattina, “‘fanculo al mondo”, noi scriviamo difficile e ce ne vantiamo.

    Fai bene, Cobianchi a mettere le notizie dopo ottanta righe di premessa. Pavonesca vanità? Embé!!! Leggete, caproni la sintassi del periodo, l’ortogtafia, l’armonia grammaticale.

    Leggete, caproni, che anche in questi giorni, dalla cattedra di improbabili candidature parlamentari avete vergato lettere e comunicati che ai tempi in cui in questo Paese esisteva una scuola, una sessantina di anni fa, avrebbero preso zero con orecchie d’asino da una maestrina di terza elementare.

    Sia benedetto, dunque, il congiuntivo dendy di Cobianchi, se questo serve a smascherare le porcherie che si consumano nel Comune di Caserta, ma non solo nel Comune di Caserta. Dopo il diletto dell’arabesco cobianchiano, leggete con attenzione anche queste determine che ha scovato. Una vera vergogna. Rubinetti delle scuole che costano mille euro cadauno. Non preoccuparti, Cobianchi, ci penso io a secolarizzare un po’la tua nota

    Leggi qua: un vaso da cesso, quello che gli inglesi chiamano water duemila euro. La città dei cessi d’oro. D’altronde, Caserta fa bene ad acquistare vasi degni di uno sceicco di Abu Dhabi. Investe nelle sue eccellenze.

    Gianluigi Guarino

     

    QUI SOTTO IL TESTO INTEGRALE DELLA NOTA DI LUIGI COBIANCHI

     Cosa, se non l’ingratitudine, unita all’avarizia, rappresenta l’espressione più meschina dell’essere umano, preso singolarmente o nei mille aggregati che tende a formare, alla ricerca di un ordine migliore?!

    E chi più di una Pubblica Amministrazione è chiamato a dare l’esempio, sicché i Cittadini, rinvenendo nelle Istituzioni un modello, ed ispirandosi ai valori ed ai principi che esse incarnano, possano elevarsi moralmente e culturalmente?

    Ebbene, l’Amministrazione Comunale della Città di Caserta – intesa stavolta non nella sua componente di indirizzo politico-gestionale, bensì di quella burocrazia resa tanto forte e potente da una Legge, la Bassanini, che si è rivelata, per molti aspetti, rimedio peggiore del male – ha ben chiaro il suo ruolo esemplare, e non perde occasione per dimostrarlo.

    Nella fattispecie, qual è la miglior forma per contrastare un comportamento erroneo – se non deviato – che l’adottare quello opposto, dimostrando quanto sia giovevole e sano?

    L’ingratitudine si sradica dalle menti e dai cuori con il buon esempio di una riconoscenza che non conosca limiti di spazio e di tempo, così come l’avarizia si combatte a colpi di generosità, fino a mortificare definitivamente gli ultimi irriducibili del “braccino tirato”.

    In questo contesto, gli Organi di Informazione giocano un ruolo fondamentale: già, perché se è vero – come è vero – che bonum est diffusum sui, dare una mano acciocché le gesta diventino di dominio pubblico non solo non guasta, ma anzi, diviene precipuo dovere, fatto deontologico. Altrimenti il valore esemplare delle azioni (e, perché no, delle pene) salta e con esso uno dei capisaldi del nostro Ordinamento Giuridico, del nostro sistema formativo.

    Le imprese, al confine (sottilissimo) tra l’eroismo e la spregiudicatezza, che ogni giorno si compiono nel Comune di Caserta non sfuggono a questo principio.

    Mica si può parlare sempre di dissesti, di elezioni che non ci cambieranno affatto (ahinoi!) la vita, di improbabili candidati e di ancor più inconsistenti progetti, di tasse, impoverimento progressivo che conduce alla fame anche il ceto medio, di disoccupazione che porta alla disperazione, di sogni infranti, di speranze rese vane?! Tanto queste cose le viviamo ogni giorno, sulla nostra pelle, mentre una intera (sotto)classe politica gioca al Risiko delle strategie di palazzo, al Monopoli dell’economia che fa ricchi sempre più ricchi, e poveri sempre più poveri, che finge di combattere l’evasione, che è asservita a potenti e potentati, che ignora le banche virtuose, premiando quelle dalla gestione più creativa (di disastri).

    In quest’ottica, la settimana scorsa, abbiamo evidenziato, come merita, la particolare generosità che il Comune di Caserta ha voluto testimoniare nel periodo del Natale.

    I Lettori ricorderanno del prezioso ritrovamento, nei depositi dell’Ente, del Tavolo di Re Artù, e dell’immediata risposta dell’Amministrazione che non ha badato a spese per rimettere a nuovo un bene così prezioso. Pronta cassa, oltre mille euro, anche per evitare – come ottimamente ci hanno spiegato i nostri Dirigenti – che, nell’utilizzare il tavolo, ci potesse scappare il morto….

    Sappiano i malpensanti – che già mormoravano: “tutto qui?!” – che la proverbiale generosità del Comune di Caserta non si è certo esaurita così!

    E’ lungo, lunghissimo l’elenco delle liberalità concesse con lo spirito natalizio nel cuore. Babbo Natale non si è dimenticato proprio di nessuno: certo, non prima di aver stilato un’apposita lista che separasse nettamente i “buoni” dai “cattivi”, perché – anche i bimbi lo sanno – solo i primi meritano un premio, mentre agli altri sono riservate cenere e carbone, dal chiaro valore didascalico.

    Anche i criteri di assegnazione dei premi sono improntati al massimo rigore, a valutazioni oggettive, universali: Natale è la festa per eccellenza dei bambini. Atteso che questi passano gran parte delle loro giornate nelle scuole, esse meritano attenzione prioritaria.

    D’altra parte, a Caserta – si sa – i plessi scolastici, a prescindere dalla “giurisdizione” (provinciale, comunale), versano, con rare eccezioni, in condizioni precarie. Ogni anno, puntualmente, i Dirigenti vivono il dramma di dover prendere una decisione gravissima: dare inizio alle attività, nonostante la mancanza dei certificati di agibilità prescritti – in ciò assumendosi una responsabilità non da poco – o bloccarle, in attesa che giunga il “via libera” delle autorità competenti.

    Dalle condizioni statiche, all’impiantistica; dall’idoneità delle aule, all’efficacia dei percorsi di fuga (tema troppo spesso sottovalutato in zone ad elevato rischio sismico) non si contano le carenze nelle strutture in cui i nostri figli dovrebbero trovare un ambiente confortevole, ma soprattutto sicuro, ove potersi formare, per diventare donne ed uomini, pronti a raccogliere le difficili sfide che li attendono.

    Ma per l’Amministrazione la priorità è rappresentata dai servizi igienici…..

    Qualcuno potrebbe dire: e qual è il problema?! L’igiene prima di tutto!

    Vero, se non fosse per il tipo di interventi e, soprattutto, per i loro costi, che destano più di una perplessità!

    Con tre distinte determinazioni dirigenziali, tutte debitamente iscritte nel Registro Unico in data 31/12/2012, con i numeri, rispettivamente, 1941, 1942 e 1943 (no, non sono gli anni della Grande Guerra) si procede, per affido diretto, senza alcuna evidenza pubblica, pur in assenza di caratteri di necessità ed urgenza, ad appaltare generici lavori di manutenzione ordinaria in tre distinti Plessi: “Scuole Medie D.Alighieri, Giannone, L. Da Vinci.”; “Scuole Medie “Vanvitelli” di via Ruta ed Area 167” e “Scuole Materne Comunali, Asilo Nido”.

    Incredibilmente l’importo dei lavori a farsi è il medesimo: 10.000,00 euro per ciascun intervento, per un totale di 30.000,00 euro. Una salomonica divisione, non c’è che dire!

    E già qui una prima considerazione: con trentamila euro, si rifà abbondantemente un solaio….!

    Solo due delle predette determinazioni – almeno nella forma in cui sono state pubblicate all’Albo Pretorio online – sono accompagnate da un sommario, se non laconico capitolato, redatto con la tecnica del “copia ed incolla”: tranne che per due eccezioni, invero, voci ed importi sono le medesime.

    Esaminiamole. Sotto la generica, se non inconferente dizione: “Revisione dei bagni”, prevedendo alla voce “quantità”: “1,00”, si dispone un intervento che somma ben 2.500,00 euro. Per cosa? Una verifica ed un flacone di disincrostante versato negli apparecchi igienici?! Non è dato di saperlo.

    Sostituzione di lavelli”. Anche qui, quantità “1,00” (quindi, un lavello) per una spesa – udite, udite – di euro 2.000,00. Bene, andando a scartabellare prezzi su ogni catalogo online di sanitari, ed applicando, per la manodopera, la tariffa del più specializzato degli operai, non si arriva che a qualche centinaio di euro. A meno che non abbiano installato un lavabo da “premio di design”!

    Sostituzione di vasi a sedere con le relative vaschette di scarico”. “Quantità” sempre “1,00” (quindi un vaso, con relativa vaschetta). Costo: due, trecento euro, tutto compreso?! No, duemila. E cos’è, una tazza di porcellana di Meissen? O, forse, dopo il tavolo di Re Artù, il Comune di Caserta ha deciso di installare nelle scuole i pezzi del rinomato “Bagno di Maria Carolina”? Dico la verità, avrei una certa soggezione ad utilizzarla!

    Procediamo. “Sostituzione di rubinetteria”. Quantità, al solito, “1,00”, quindi un rubinetto, il tutto per la modica cifra di €1.000,00. No, non è un errore di stampa, mille euro.

    Mille euro per un rubinetto?!

    Vedete, miei cari Concittadini Casertani, che avete sempre da ridire sull’Amministrazione, sullo stato delle Scuole in cui siete costretti a mandare i Vostri figli: sappiate che i Vostri ragazzi avranno il privilegio di utilizzare, quotidianamente, i famosi rubinetti in oro del panfilo di Onassis, sfiorati dalle affusolate mani di una maestra di eleganza quale fu Jacqueline Lee Bouvier, passata alla storia come Jackie Kennedy.

    Qui, in realtà, sorge un piccolo giallo, perché per la stessa voce e quantità, nei due distinti capitolati, relativi ai bagni di due diversi plessi scolastici il prezzo varia: cambiare un rubinetto della “Vanvitelli”, invero, costa (solo!!) cinquecento euro, contro i mille che occorrono per la “Giannone”, piuttosto che per la “Alighieri”. Istituti più “nobili”, mi si dirà, dalla storia più antica. Buono a sapersi, dico io, perché il giorno che la Divina Provvidenza volesse concedermi la gioia di avere un figlio mio, ebbene voglio che studi nella “scuola dei rubinetti d’oro”.

    L’interessantissima disamina del capitolato procede con “Sostituzione di galleggianti, catis, guarnizioni, sifoni”. “Quantità”, more solito, “1,00”. E qui, il grande Totò avrebbe detto “Uno che?!”, un galleggiante, un sifone, uno di ognuno?

    Certo è che, anche in questo caso, il Comune non bada a spese: utilizzando materiali a prova di sottomarino, piuttosto che di stazione spaziale orbitante si arriva – è proprio il caso di dirlo – all’astronomica cifra di mille euro!

    L’elenco degli interventi a farsi si conclude, in ambedue i capitolati, con la voce contraddistinta dal numero d’ordine “6”, rubricato: “Miscelatori monoforo per lavabo”. In questo caso, quindi, non è dato neanche di sapere se si tratti della mera fornitura o se si ricomprenda, nella cifra indicata, anche la posa in opera. Certo è che, sempre per un solo pezzo – e stavolta non ci sono equivoci, parliamo di un rubinetto monocomando – si spendono, a seconda del capitolato, €1.500,00, o addirittura €2.000,00. Anche qui, non si tratta di refusi: parliamo di millecinquecento, ovvero duemila euro.

    Con la massima umiltà sono andato a consultare ogni catalogo più recente ed aggiornato, ove ho trovato rubinetti spaziali, dal design avveniristico, dotati di luci al led che colorano l’acqua mentre esce, di regolazione elettromeccanica della temperatura. Ma anche in questo caso, con tutta la buona volontà, non si riescono a spendere più di cinquecento euro, installazione compresa. E non è certo il caso che ci occupa.

    Per amore di verità ed onestà intellettuale devo far rilevare che, nella più pedissequa applicazione del principio della par condicio, la scuola che ha avuto il rubinetto da mille euro, si deve accontentare del monocomando da millecinquecento, mentre quella in cui viene installato un rubinetto per “poveri”, da (soli!!) cinquecento euro, viene premiata con il monocomando da duemila.

    Dramma della scelta, allora: sempre se e quando sarò padre, qualora i rubinetti d’oro saranno ancora lì – nonostante la tentazione che rappresentano per i collezionisti più spregiudicati – dove manderò a scuola mio figlio?! Dove potrà avere l’onore di mettere le sue manine, sul rubinetto di Jackie, o sul monocomando spaziale?

    Beh, se è vero che, di generazione in generazione, certi sogni restano, lui forse sceglierebbe la seconda, sempre che, anche per i bambini del domani, l’astronauta rappresenti un mito.

    Ma non finisce qui. In me ripiomba prepotentemente un problema esistenziale che pensavo di aver rimosso: cosa voglio fare da grande. Ciascuno di noi, crescendo, è passato, di attrazione in attrazione, dallo spazio alla terra, dal sogno del pompiere, a quello di una bella divisa portata con dignità e rigore, dal voler fare il medico, per salvare vite umane, a preferire l’ingegneria, per costruire case, macchine innovative e più sicure, navi, ponti.

    Io pensavo di aver assunto da ben lungi la decisione finale. E, invece, il dubbio ritorna.

    La settimana scorsa, dopo l’esperienza del tavolo di Re Artù, avrei detto: faccio l’ebanista. Oggi dico no, voglio fare l’idraulico ma, sia ben chiaro, l’idraulico al servizio del Comune di Caserta.

    Nelle prossime settimane, chissà, mano mano che racconterò di altre strenne natalizie.

    Chi avrà la pazienza di seguirmi in questo mio travagliato percorso evolutivo vedrà dove approderò.

    E meno male che questi capitolati, pur essendo prodotti da un Ente Pubblico, non fanno precedente, altrimenti saremmo rovinati!

    PUBBLICATO IL: 3 febbraio 2013 ALLE ORE 11:14