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    L’EDITORIALE – Claudio Velardi chiama “sciacallo” Don Patriciello: ecco perché, non solo ha ragione, ma ha due volte ragione


    Non per essere controcorrente, ma con questa storia della Terra dei Fuochi, stiamo ancora una volta offrendo uno spettacolo miserabile tra furbastri, ignoranti e totale nullismo CASERTA – Stavolta l’accusa non ha un mittente banale. E sicuramente la presa di posizione di Claudio Velardi, uno che di comunicazione se ne intende al punto che Massimo […]

    da sin don Patriciello, C. Velardi

    Non per essere controcorrente, ma con questa storia della Terra dei Fuochi, stiamo ancora una volta offrendo uno spettacolo miserabile tra furbastri, ignoranti e totale nullismo

    CASERTA – Stavolta l’accusa non ha un mittente banale. E sicuramente la presa di posizione di Claudio Velardi, uno che di comunicazione se ne intende al punto che Massimo D’Alema quando era premier lo mise a capo del suo ufficio stampa, è destinata a far discutere. Sicuramente le repliche si concentreranno sulla sua esperienza amministrativa alla regione Campania, ai tempi di Bassolino. E sicuramente gli verrà rinfacciato che lui, in quanto assessore di una di quelle giunte durante le quali si sono consumate le peggiori nefandezze per quel che riguarda la vicenda apocalittica dei rifiuti in Campania, non possiede la cattedra per poter puntare il dito.

    Noi che in generale consideriamo il pre-giudizio un fatto detestabile, arretrato, frutto di ideologie assolutiste, fondamentaliste, e fondamentalmente nulliste, al contrario siamo interessati solo ai contenuti espressi in un punto di vista aldilà che questo abbia come mittente Totò Riina, Claudio Velardi o Papa Francesco.

    Cosa dice, allora Velardi quando dà dell’esibizionista a Don Patriciello. Per noi non conta il giudizio, quanto l’argomentazione. Velardi calca l’accento su quella che rappresenta, e non per una dottrina politica o per una visione del mondo, ma semplicemente per il buon senso, una ovvietà che solo qui da noi in Campania, in questo posto di sfaccendati, sempre a caccia di facili vetrine utili a sbarcare il lunario o a “farsi qualcosa di soldi” senza lavorare mai seriamente, diventa un concetto a cui sistematicamente e premeditatamente si sfugge, proprio perché una sua consistente presenza nel perimetro della dialettica collegata a una problematica tanto seria, come quella costituita dalle politiche relative ai rifiuti, al loro smaltimento, alle enormi distorsioni criminali che ne hanno stravolto la direzione di marcia in funzione delle leggi e delle norme, smonterebbe molte delle ragioni di carta dei professionisti dei cortei legalitari e ambientalisti.

    Dice Velardi a Don Patriciello, autentico mattatore dell’inquadratura, che ormai vive le sue giornate saltimbeccando da un corteo, da una manifestazione all’altra: scusa, Don, ma la “monnezza” che giace a tonnellate in tutte le strade, in tutti i sentieri di questa provincia, e che viene sistematicamente incendiata al punto da averti consentito di coniare questa definizione suggestiva (La Terra dei Fuochi), mutuata da una conoscenza geografica, dove cavolo bisogna smaltirla? E non mi venga a sgranare, lei che di rosari se ne dovrebbe intendere, la solita menata della raccolta differenziata, dato che, aspettando il suo consolidamento, il radicamento di una mentalità da parte dei cittadini e da parte dei comuni che ormai spendono cifre esorbitanti per realizzarla, i rifiuti continuano ad essere buttati nelle discariche o per strada? Non è per caso, caro Don, che il problema è che questa è l’unica regione del mondo, del pianeta Terra, in cui per costruire un termovalorizzatore occorrono trent’anni, e questo accade perché, tanti come te, Don, attraverso la battaglia per impedirne la realizzazione, hanno costruito carriere politiche e soprattutto invidiabili posizioni economiche. Perché, caro Don, basta superare di 100 metri il Garigliano o superare i confini del Cilento per aprirsi al mondo non civile, ma solo normale in cui i termovalorizzatori esistono, non perché rappresentino il simbolo di un mondo pulito, ma semplicemente perché è sempre meglio avere tra i piedi un termovalorizzatore, che sotto i piedi tonnellate di rifiuti tossici o essere gasati da onde continue di diossina.

    Fa piacere che le due posizioni più forti, maggiormente critiche su quest’altra enorme strumentalizzazione che, come abbiamo scritto ieri a Casapesenna, come ispiratori e promotori personaggi che certo non hanno irriducibilmente combattuto le mafie e la camorra, siano quelle di uomini intelligenti della sinistra. Sabato scorso Mario Adinolfi, oggi Claudio Velardi. Fa piacere perché questo cinico utilizzo, questa furbastra utilizzazione delle legittime paure della gente, è stata animata proprio da quella parte della sinistra che ritiene di poter spendere la propria esistenza parlando dei valori, brandendo quello supremo del lavoro, senza aver lavorato un solo giorno in vita loro.

    Gianluigi Guarino

    PUBBLICATO IL: 10 ottobre 2013 ALLE ORE 11:36