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    CASERTA LA STORIA E LE STORIE – Una lapide con una frase del Duce tenuta nascosta per anni nei sotterranei dell’ex intendenza di finanza


    E’ stata affidata di nuovo alla Sovrintendenza che l’ha ignorata. Un racconto che facciamo in occasione del 25 luglio, 70° anniversario della  caduta di Mussolini. CASERTA – Nella notte tra il 24 ed il 25 luglio del 1943 con  la seduta del gran consiglio cadeva il fascismo. Il partito si disciolse come neve al sole […]

    Una foto inedita della lapide

    E’ stata affidata di nuovo alla Sovrintendenza che l’ha ignorata. Un racconto che facciamo in occasione del 25 luglio, 70° anniversario della  caduta di Mussolini.

    CASERTA – Nella notte tra il 24 ed il 25 luglio del 1943 con  la seduta del gran consiglio cadeva il fascismo. Il partito si disciolse come neve al sole e di li a poco l’Italia  sarebbe stata divisa in due mezza repubblicana quella del nord ed monarchica quella del sud.

    I simboli del regime vennero distrutti, rimossi, raramente nascosti, così come i sostenitori del Duce si affettarono a cambiare casacca diventando liberali, democristiani e comunisti.

    L’antifascismo distruggeva quello che gli stessi italiani avevano costruito e voluto e se ne vergognavano agli occhi del mondo.

    Così caddero sotto i colpi di piccone i fasci che adornavano i palazzi pubblici della città e le scritte inneggianti al fascismo con le frasi storiche di Mussolini. “Libro e moschetto fascista perfetto” era il motto che capeggiava il torrino di Palazzo Vecchio in piazza Prefettura.

    Nel primavera del 2009 ricomparve la lapide di marmo pesante oltre due quintali fatta incardinare su qualche muro della città nelle immediate vicinanze di piazza Dante o primo tratto dell’allora corso Umberto I.  C’era uno motto del Duce  pronunciato in occasione della proclamazione dell’impero. Era stata nascosta proprio nei sotterranei del palazzo della ex sovrintendenza oggi agenzia delle entrate. In una fase di sistemazione dei documenti per cedere i locali alla forestale fu rinvenuta tra cumuli di documenti  ed era alla  ricerca di una sua collocazione.

    Fu consegnata  in custodia alla Sovrintendenza dei beni architettonico di Caserta e Benevento, che sicuramente per evitare polemiche storiche, preferì disinteressarsi del caso.  Avrebbe dovuto assumersi un compito non facile, in considerazione delle incrostazioni ideologiche che si annidano proprio in una classe politica ed intellettuale come quella di oggi, ma che non è diversa da quella che elogiò ed inneggiò il fascismo pronta subito a cambiare casacca dopo la notte del gran consiglio.

    Si tratta di un marmo ben conservato con un fascio littorio scolpito al tratto e colorato in nero e con la scritta a carattere romano “Il popolo italiano ha creato col suo sangue l’Impero. Lo feconderà col suo lavoro e lo difenderà contro chiunque e con le sue armi.” Segue la scritta Mussolini ed in fondo 9 Maggio 1936 XIV anno dell’era fascista.

    la metà degli anno trenta erano quelli del massimo consenso al regime,  allora il comune di Caserta era retto dal podestà Ludovico Ricciadelli e i cittadini prosperavano grazie alla nutrita presenza di caserme e di uffici pubblici.

    E forse era all’interno della caserma del decimo artiglieria situata in corso Cesare Battisti che la lapide dovette essere collocata, subito dopo la proclamazione dell’Impero da parte del capo del governo.

    Oramai sono pochi coloro che sono rimasti per avere delle notizie certe.

    “Debbo dire che quella grande lapide non ricordo di averla vista in città – ha commentato Lello Menditto ex segretario della Dc, uomo politico ed attento osservatore della storia di Caserta – Quando ci fu la proclamazione dell’impero avevo sette anni.  Sufficienti a memorizzare e rendermi conto di quello che accadeva intorno a me. Ricordo che ci fu un grande movimento e non escludo che ci dovette essere una adunata di cittadini in piazza Margherita ad ascoltare il discorso del Duce. Del resto la propaganda della radio era ben radicata nelle scuole tutte fornite di sistema di amplificazione con altoparlanti nelle aule che oltre a diffondere i comunicati del direttore scolastico, a volte si collegavano con le trasmissioni della Eiar per diffondere la propaganda del governo ed i programmi delle scuole.”

    Che la grande lapide di marmo doveva essere esposta all’interno della caserma del 10° artiglieria ne era  convinto anche un altro storico della città Domenico Ianniello era  è convinto del fatto  che essendo in mano ai militari  non fosse stata  distrutta con la caduta del regime.

    “Dopo il gran consiglio e l’arresto di Mussolini, il partito nazionale fascista si disciolse  repentinamente  e ci fu la corsa al cambio della divisa – ha spiegò  Ianniello – mentre con molta dignità poterono prendere il  proprio ruolo quelli che fin dal suo sorgere non erano favorevoli al regime. Fu allora che molti simboli del regime furono distrutti, come il fascio che c’era sul palazzo delle poste, il nome di Mussolini dal monumento ai caduti e i fasci che erano davanti alle Caserme. Ci fu l’assalto del palazzo del fascio in piazza Mercato e furono distrutti tutti i documenti. La lapide difficilmente si sarebbe salvata se fosse stata esposta in un luogo accessibile.”

    Cosa fare oggi del manufatto simbolo di una tappa della storia della nostra nazione e cui Caserta ha contribuito con la sua gente nel bene e nel male ?

    “La lapide è una testimonianza del passato e va ricollocata in un posto nelle vicinanze della sua prima collocazione del resto gli spazi c’è ne sono anche nella zona dell’attuale circolo degli ufficiali – ha dichiarato Lello Menditto – nessuno  ha il diritto di cancellare un passato per quanto criticabile  possa essere stato.”

    Per il presidente dell’istituto di Storia Patria di Terra di Lavoro  Alberto Zaza d’Aulisio, invece, c’è la necessita di far nascere in un luogo deputato:  un epigrafiario che contenga le varie lapide che non hanno più una collocazione e che rischiano di andare perdute.

    “Non è la sola lapide che deve essere allocata – ha commentato il presidente – tra quelle che ricordo di quel periodo c’è anche quella in basso rilievo che stava davanti Palazzo Reale quando il monumento era stato sede delle forze alleate durante la seconda guerra mondiale ora sistemato nella sala d’ingresso del teatro di Corte.”

    Manero

    PUBBLICATO IL: 24 luglio 2013 ALLE ORE 22:21