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    CASERTA LA STORIA E LE STORIE – Prima del corno, l’atto vandalico ai quadri della Reggia durante le riprese di un film di Sofia Loren


      I guai del Monumento casertano non finiscono mai… I Guai della Reggia sono una costante nel tempo. Che il palazzo Vanvitelliano ha bisogno di un corno per fare gli scongiuri contro la mala sorte, è un fatto acquisito dalla storia. Diverso però quando il corno viene messo in bella posta sotto gli occhi di […]

    Nella foto: una scena tratta dal film “Madame San Gène”

     

    I guai del Monumento casertano non finiscono mai…

    I Guai della Reggia sono una costante nel tempo. Che il palazzo Vanvitelliano ha bisogno di un corno per fare gli scongiuri contro la mala sorte, è un fatto acquisito dalla storia. Diverso però quando il corno viene messo in bella posta sotto gli occhi di tutti compromettendo quella immagine culturale che il monumento deve avere. Gli scongiuri spesso si fanno, ma in sordina. Ci si tocca le parti basse con discrezione quando si incontra o si conversa con un personaggio che ha la fama di essere uno iettatore, si tocca altrettanto ferro quando ci si trova nelle stesse condizioni.

    Il corno, – avrebbe detto il buon Totò protagonista della commedia pirandelliano “La patente”, - va pure esposto ma con discrezione e sulla spazzatura.” Spazzatura che nei dintorini della Reggia spesso non manca. Sofia Loren a Caserta teoricamente dovrebbe portare bene. Fu un successo quando fu detenuta nel carcere feminile di Via Bernardo Tanucci, ma rappresentò una sciagura per la Reggia di Caserta quando nel lontano 1961 girava in Palazzo reale il film “Madame San Gène” diretto da Christian- Jaque, tratto dall’omonimo lavoro di Victorien Sardou e Émile Moreau con Robert Hossein.

    La lavorazione del film assunse agli onori della cronaca per il grave scempio perpetrato a capolavori della pittura settecentesca ed ottocentesca depositi nella Reggia. Un incredibile atto vandalico fu commesso su nove quadri della pinacoteca sistemati provvisoriamente in un corridoio alle spalle dell’appartamento di Giaocchino Murat, nei pressi della Cappella Palatina. Furono sfregiati con un punteruolo o un coltello a serramanico. Il gesto fu talmente eclatante e vergognoso che i segni furono lasciati anche sulla parete dietro ai quadri stessi.

    Dall’inventario risultarono danneggiati: due dipinti dal titolo «Costumi orientali», di Michele Scarojna, uno di m. 1,10 per 0,74 e l’altra di m, 1,64 per 0,70; una veduta di paesaggio, con vasto sculturato e figure, di autore del XVIII secolo, cm. 77 per 50; una veduta del golfo di Castellammare, con figure e pescatori, di autore ignoto del XVII secolo, cm. 56 per 58; un paesaggio della scuola napoletana del ‘700, cm. 26 per 64; una veduta dì mare con paesaggio e figure, di Carlo Merega, del 1857, m. 1,17 per 0,78; una veduta di paesaggio con montagna, nubi e figure in lontananza di autore ignoto del ‘700, cm. 75 per 49; un bambino in culla con croce sul petto, di autore ignoto del ‘700, m. 1,09 per 0,79. Una figura di giovane, di ignoto del ‘700, cm. 64 per 58. Non si conosce se alla fine i colpevoli furono scoperti ne tanto meno non si riuscì a comprendere il perché del gesto insano che turbò tutta la nazione.

    A dire che solo il giorno prima della scoperta del reato 23 giugno del 1961, lo stesso conservatore Enrico Bernieri aveva effettuato un’accurata visita in tutti gli appartamenti e una scrupolosa ispezione a tutte le opere e non aveva notato niente di anomalo. Dalle cronache dell’epoca si evince che era opinione diffusa, non confermata dalle autorità inquirenti, che il gesto fosse stato compiuto per richiamare l’attenzione sul problemi economici e sindacali dei dipendenti la Reggia. I dirigenti della Reggia informarono che il personale dipendente, era composto da sessanta persone, in gran parte di gente per bene, onesta e degna della massima fiducia, ma che non si poteva escludere che tra loro, si nascondeva qualche pecora nera.

    Manero

    PUBBLICATO IL: 10 dicembre 2013 ALLE ORE 13:01