NELLA FOTO, L'ASSESSORE PROVINCIALE ALL'URBANISTICA, GIANNI MANCINO
CASERTA - Erano in molti a temere per le sorti di Gianni Mancino. Dopo che, per anni, da vicesindaco e da assessore all'Urbanistica di Caserta, aveva governato i cruciali destini della pianificazione territoriale della città capoluogo, Mancino era scomparso dal cono di luce dei riflettori, Qualcuno aveva temuto di aver perso un campione mondiale dello sviluppo in-sostenibile, quando Mancino aveva deciso di andarsene a fare l'ssessore provinciale, quasi a volersi rifugiare in un cimitero degli elefanti che lo facesse scomparire dal cono di luce dei riflettori, nel quale era stato per anni, quando ha comandato a Caserta e quando, da assessore alla pianificazione poteva incidere ogni giorno con molte cosine pratiche, attraverso cui far alzare un palazzo di qua, un centro commerciale di là in zona non commerciale e via discorrendo.
Oggi siamo lieti di annunciare che il simpatico Gianni Mancino è tornato. Ed è il solito Gianni Mancino. Profondamente convinto che l'Urbanistica si riduca a una questione di quantità di cemento da iniettare in vena di case-appartamenti che hanno anche il vantaggio di essere l'attività produttiva a più alto valore aggiunto, l'attività produttiva capace di arricchire le oligarchie del mattone e gli accorsati studi tecnici che vi gravitano intorno.
Gianni Mancino è tornato e si è capito anche il perchè non si è visto in giro negli ultimi 2 anni: è stato rinchiuso a lavorare per compiere l'impresa, al limite del sovraumano, di trasfromare uno strumento generale di pianificazione territoriale, come il PTCP, in un'addizione di piani di lottizzazione. Un'opera certosina, che si legge nelle cartografie della città di Caserta, nelle quali Mancino " il certosino" è riuscito a prevedere con i suoi retini gialli, anche interventi di 15-20 nuovi appartamenti in zone del territorio del capoluogo, distribuite a macchia di leopardo. Insomma, diciamocela tutta: Gianni Mancino si è defilato per realizzare la sua vendetta nei confronti della storia: il nuovo Puc, che non era riuscito a realizzare da assessore all'urbanistica del Comune di Caserta, l'ha realizzato, fornendogli mentite spoglie, da assessore provinciale, facendo indossare al PTCP un abito che non gli è proprio, che i recenti regolamenti regionali, ampiamente revisionisti rispetto all'impianto della legge 16, non permetterebbero più di connotare, come Mancino l'ha connotato.
Per quanto riguarda, quello che il PTCP prevede, in termini di sviluppo residenziale a Caserta, si tratta di un rozzo modello di speculazione edilizia. Cementificazione becera, che va respinta senza se e senza ma. Va respinta per i 12 mila nuovi appartamenti previsti in 10 anni, ma va respinta soprattutto per il ritorno di certe peccaminose perversioni, come quella di costruire palazzi nell'area Machico, e come quella di consegnare ai soliti padroni del vapore, ai vari Coppole e Crispino, la possibilità di banchettare e di chiudere il banchetto con i rituali taglio e divisione della torta, rimettendo in circuito la possibilitù di sfruttare, sempre a scopo esclusivamente speculativo, le zone della ex Saint Gobain ed ex Ucar, che i Coppola e Crispino non sono riusciti a riempire di case, di orrendi palazzoni nel momento in cui la Regione ha fatto evaporare le loro manifestazioni di interesse, presentate qualche anno fa.
Dunque, nel deserto dell'iniziativa politica, va salutata, come un contributo positivo, l'interrogazione, presentata al sindaco Del Gaudio, dal gruppo consiliare del Pd.
Ci siamo limitati a parlare solo dell'impatto che il PTCP ha nel Comune di Caserta. Sarà opportuno, avendo capito che Gianni Mancino ha utilizzato un metodo chirurgico, trasformando, ripetiamo, uno strumento di cornice e di visione, come dovrebbe essere il piano territoriale di coordinamenteo provinciale, in qualcosa di molto più pratico, in veri e propri PUC, calati dal'alto ed imposti grazie all'applicazione di un regime ordinamentale non più attuale, che stabiliva un sovraordinamento formale e sostanziale del PTCP rispetto a tutti quanti gli altri strumenti comunali di regolamentazione. Quei retini gialli, l'idea di prevedere in un piano di cornice e divisione, gli 8, i 10, i 30 appartamenti a S.Clemente piuttosto che a Tuoro, è un metodo, fondato su una filosofia, ripeto, gretta e pericolosa. Una filosofia che, oltra a tradire, manipolare, piegare alla minutaglia degli interessi pluto-speculativi uno strumento che, per sua biologia, è di coordinamento e non può essere ordinativo, va anche combattuta, con ogni mezzo che la democrazia mette a disposizione, per adattarsi alla necessità di dotare questo mondo e questo tempo di modelli di sviluppo innovativi e non solo retoricamente ecocompatibili .
Gianluigi Guarino
QUI SOTTO IL TESTO INTEGRALE DELL'INTERROGAZIONE PRESENTATA AL SINDACO DEL GAUDIO DAL GRUPPO CONSILIARE DEL PD
Il gruppo consiliare del Partito Democratico interroga il Sig. Sindaco e il Sig. Assessore Urbanista della città di Caserta al fine di conoscere iniziative e /o provvedimenti che l’Amministrazione Comunale di Caserta intende intraprendere in riferimento alla futura approvazione del PTCP della Provincia di Caserta.
Nel premettere che la pianificazione territoriale provinciale si realizza mediante il Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale (PTCP). Uno strumento urbanistico, il PTCP, fondamentale per la successiva pianificazione sotto ordinata, con il quale ogni Comune, nel redigere successivamente ed in tempi brevi il proprio PUC, deve obbligatoriamente confrontarsi e dalle cui previsioni non può discostarsi se non con procedure lunghe e complesse (e comunque rientranti nella discrezionalità della Provincia).
Il Regolamento di Attuazione della citata L.R. 16/2004 (n°5 del 04/08/2011), entrato in vigore i primi giorni del mese di Agosto 2011, definisce (da quella data in maniera inequivocabile) i contenuti del PTCP stesso: all’art. 9 comma 3 del Regolamento si prevede che esso contenga nella parte c.d. “strutturale”, per ogni singolo Comune, la perimetrazione dei centri storici ex L.R. 26/2002, la perimetrazione indicativa delle aree di trasformabilità urbana, la perimetrazione delle aree produttive e destinate al terziario, la ricognizione ed individuazione aree vincolate, la individuazione aree a vocazione agricola, ecc.
E’ chiaro ed evidente che, quindi, le componenti strutturali del PTCP devono essere desunte in prima istanza dalle programmazioni urbanistiche già esistenti per ogni territorio comunale e/o concordate con i singoli Comuni, secondo i principi dettati dalla L.R. 16/2004 di “Cooperazione istituzionale nei processi di pianificazione” (art. 4), di partecipazione e pubblicità nei processi di pianificazione, nonché di “Sussidiarietà” (art.8).
Il Regolamento n°5 del 04/08/2011 consente, però, a tutti gli EE. LL. di concludere l’iter di approvazione dei loro piani territoriali ed urbanistici secondo la vecchia procedura, purché la proposta fosse stata adottata dalla Giunta alla data di entrata in vigore del Regolamento stesso. D’altro canto, in merito al PTCP, il Regolamento introduce in più una pluralità di contenuti (quelli prima elencati, come riportati all’art. 9 comma 3) che il PTCP in genere non ha mai avuto e quello della Provincia di Caserta (così come è redatto) non ha.
Alla luce del nuovo Regolamento, cosa avrebbe fatto (si chiedevano in tanti) la Provincia di Caserta? Avrebbe portato avanti ed in approvazione un PTCP privo dei componenti strutturali (e subito dopo la sua approvazione, da rivedere) da far coincidere con i componenti strutturali dei singoli PUC a redigersi da parte dei Comuni? E quale “coerenza alle strategie a scala sovra comunale” avrebbe potuto dichiarare la Amministrazione Provinciale (art.3 comma 4 Regolamento) dei PUC? Oppure la Provincia di Caserta avrebbe interrotto il processo di approvazione ed avrebbe rielaborato il PTCP in accordo con i Comuni, introducendovi gli elementi con questi concordati, ritardando però sine die i tempi di approvazione?
Il dubbio è stato sciolto: la Provincia vuole dotarsi di un PTCP privo degli elementi strutturali previsti dal Regolamento. E’ legittimo il sospetto che sarà lasciata la verifica di “coerenza alle strategie a scala sovra comunale” all’arbitrio dell’esaminatore.
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Entrando poi nel merito della proposta del PTCP, è il caso di segnalare che il territorio viene diviso in: territorio rurale aperto, territorio urbano, territorio negato con potenzialità insediativa.
In estrema sintesi, il territorio urbano, già trasformato (ed ulteriormente trasformabile con “densificazioni” e sopraelevazioni), è permeato e circondato dal “territorio rurale aperto complementare alla città” in cui vige il principio della assoluta inedificabilità. La previsione è dettata dalla necessita di “evitare la saldatura dei preesistenti centri e nuclei edificati”, principio oggi del tutto discutibile, alla luce degli indirizzi del Governo di unificare uffici e servizi dei Comuni, al fine della razionalizzazione di personale e spesa pubblica.
Vi sono, poi, alcune zone di “territorio negato” sparse a macchia di leopardo, in cui è concentrato lo sviluppo edilizio possibile.
Ma tali scelte di divisione (condivisibili o meno, non è questo il punto) sono fatte alla luce di una violenta contraddizione: per quanto il PTCP sia fortemente espansivo, soprattutto in merito alle nuove residenze, si opera su una cartografia (a corredo dello studio eseguito) del tutto obsoleta (risalente all’inizio del ‘2000) e che non tiene in nessun conto delle realtà urbanistiche vigenti sui territori.
Pertanto il risultato del PTCP, calato nelle realtà locali è che:
- il territorio urbano cartografato (Tav. C1.1) è un sottoinsieme delle città esistenti, e le periferie urbane (già quasi del tutto edificate, necessitanti di interventi di riqualificazione e recupero) risultano ampiamente comprese nel territorio rurale aperto, definito inedificabile (???),
- lo sviluppo edilizio può avvenire solo nel territorio negato, che è “spontaneo”: è ubicato in maniera casuale, ed ha una dimensione del tutto arbitraria,
- nel territorio urbano si può pensare solo ad una densificazione e/o sopraelevazione, con buona pace dei vincoli ambientali-architettonici imposti dalla Soprintendenza e strutturali derivanti dalla legge sulle sopraelevazioni in zona sismica e degli usi e costumi locali,
- non è chiaro dove dovranno essere ubicati gli standard urbanistici, segnatamente le opere di urbanizzazione secondaria, e le Zone Omogenee “F”, che peraltro lo studio del PTCP riporta quale forte carenza degli attuali consessi urbani.
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Calando queste considerazioni generali nella realtà cartografata della città di Caserta, si ha che:
- lo sviluppo abitativo della conurbazione casertana (che il PTCP riporta pari al Sistema locale del lavoro, quindi formata da n°38 Comuni, da Capua a San Felice a Cancello) è posto pari a circa 40.000 nuove abitazioni fino all’anno 2022 (o meno se la Regione Campania imporrà una previsione a 5 anni); di esse è presumibile che circa il 30% (salvo diverse decisioni prese da Regione + Provincia + n°38 sindaci in conferenza dei servizi) andrà proprio alla città capoluogo;
- trascurando le possibilità di “densificazione” e di “sopraelevazione” per ovvi vincoli ostativi, esse verranno quasi del tutto posizionate nelle “zone negate”;
- il PTCP pone le “zone negate” proprio nell’area MACRICO e nell’area SAINT-GOBAIN-UCAR-SOFOME, che quindi assorbiranno praticamente tutto lo sviluppo abitativo possibile (con buona pace di tutti i discorsi urbanistici che si vanno facendo in città, e sul PUC, cui resta ben poco da definire), fatte salve le piccole altre zone di territorio negato, posizionate in maniera, si ritiene, non giustificata e forse anche casuale;
- alla luce delle norme del PTCP, con particolare riferimento alle c.d. Norme di Salvaguardia (che scattano al momento della adozione in giunta provinciale dello stesso), verranno evidenziate delle forti difficoltà a realizzare gli interventi di Housing Sociale, al di fuori delle “zone negate” prima indicate (MACRICO e SAINT-GOBAIN-UCAR-SOFOME).
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Il Gruppo Consiliare del PD, intende conoscere se il Sindaco intende bloccare la cementificazione selvaggia (potenzialmente più di 12.000 appartamenti) che si sta programmando sulla città, rendendo vano qualunque PUC, se intende bloccare la cementificazione del MACRICO, che invece, deve avere una destinazione di PARCO URBANO, se intende bloccare gli insediamenti di appartamenti (quasi 5000) sull’area SAINT GOBAIN-UCAR-SOFOME, che invece è in modo naturale il contenitore per servizi e attività produttive per la città (Nuova stazione ferroviaria, parcheggi, metropolitana, attività produttive a sostegno del (speriamo) realizzando Policlinico e, in generale, attività che creino occupazione).
Ancora il Gruppo Consiliare del PD, intende conoscere, come stranamente, nella cartografia della proposta di PTCP siano compresi interventi “minori” nella città di Caserta, quasi si fosse già realizzato il PUC, con interventi che appaiono ad una prima analisi scollegati e non organici.
Si conclude, invitando a riflettere sulla necessità di avere oggi un PTCP, quando la Legge 22/12/2011 n°214 (c.d. Salva Italia) prevede il ridimensionamento violento del ruolo delle Provincie e la ridistribuzione tra Regione e Comuni delle competenze, che forse senza un contributo serio dei territori e dei Comuni, rischia di essere scollegato alla realtà.
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